Il cinismo con il miele: intervista a Willie Peyote

Willie Peyote l’ho conosciuto due anni fa all’Arterìa di Bologna. Non lo avevo mai ascoltato prima, e un amico mi portò al suo concerto. Da allora Willie Peyote (nome d’arte di Guglielmo Bruno) ha pubblicato due album ed io mi sono innamorato della sua musica (e del suo modo di scrivere; perché, ragazzi, scrive da dio). Sabato 20 Febbraio, in occasione del suo concerto proprio in Arterìa per la promozione del nuovo album Educazione Sabauda, ho avuto modo di intervistarlo.

Oh regaz, più che un’intervista è stata una chiacchieratona tra me, Willie e i suoi scudieri Adriano Vecchio e Frank Sativa. Qui sotto trovate la trascrizione di parte delle nostre chiacchiere.

12310478_908970609139816_1564475498066247658_n

Willie, l’album ha un livello musicale e testuale, secondo me, altissimo. La scrittura musicale la fai da solo, con Frank, con altre persone?
Un po’ tutto: l’album è partito dalle basi che mi mandavano Frank, DJ Koma e Kavah; poi, dopo aver scritto i pezzi, siamo andati in studio con dei musicisti e gli abbiamo lasciato la libertà di metterci del loro. Per il prossimo album vorremmo comporli da zero, in studio, insieme, magari già con i musicisti per poi riarrangiarli.

Prendete sempre più la forma di band.
Prendiamo sempre più la forma di produttori nella concezione anglosassone del termine, come fa Dre.

Il binomio Peyote-Sativa mi ricorda quello Macklemore-Ryan Lewis.
Se dici questa cosa a Frank lui si gasa tantissimo! A me Macklemore non piace anche se è bravissimo, ma riconosco che è una di quelle cose da cui abbiamo tratto un po’ ispirazione perché quello di Lewis è un pop di classe; e in loro c’è grande rispetto per la black music nonostante siano entrambi bianchi e mischiano molte cose. È così anche in Educazione Sabauda: passiamo dai Clash, ai Blur, agli Style Council. Abbiamo mischiato il background black di Frank con il mio background più rock e british in maniera armoniosa.

Il disco che avete fatto però alza la barra per tutti.
Ma per manifesta incapacità degli altri! Guarda che non abbiamo fatto chissà cosa. Solo che rispetto a quello che c’è intorno sembriamo più bravi. Anche perché, se prendi musicisti che suonano da trent’anni e gli fai suonare le parti che Frank ha composto con la pianola, è ovvio che non suonino di plastica come i fiati negli altri dischi.

Resta il fatto che l’album alzi la barra per tutti.
Ma dipende da quello che vuoi fare: Fedez e Guè non vogliono fare questo, hanno altri obiettivi. Il nostro disco invece può colmare un vuoto nella musica indie.

Willie Peyote e gli Anni di piombo, che nei suoi pezzi nomina spesso: parliamone.
Willie Peyote è semplicemente un torinese che non ha vissuto gli Anni di Piombo, ma la città sì. E ne parlo perché hanno influenzato la cultura generale del nostro Paese ma se ne discute sempre troppo poco. Sono anni che hanno cambiato l’identità della nostra cultura e non si può far finta non sia mai successo. Io mi sono rotto il cazzo di questa cosa, perché anche nella mia famiglia funziona così, dei problemi non si parla, si aspetta che li risolva il tempo. L’educazione sabauda prevede che delle cose brutte non si parli. Allora, con la mia famiglia, ho cercato di aprire il vaso di Pandora arrivando, sotto certi punti di vista, a distruggerla. Ma poi ho messo a posto i casini eh!

Quindi quali sono i canoni dell’educazione sabauda e come hanno influenzato la tua vita?
L’essere sabaudo è avere un atteggiamento sobrio, misurato, rispondere solo a domanda che ti viene rivolta, non pisciare lungo; è per questo che ci stanno sul cazzo i milanesi: perché sembra facciano tutto loro.

Abbiam parlato di educazione sabauda e dei casini con la tua famiglia. Dal disco però traspare un buon rapporto con tuo padre.
A ventitre anni, alla tua età, mi sono quasi picchiato con mio padre; e nessuno dei due ha ancora capito il perché. Però succede. Il rapporto con i tuoi genitori migliorerà il giorno in cui li “ucciderai”, cioè quando avrai un rapporto da pari con loro o magari li guarderai tu dall’alto in basso perché si riveleranno per quello che sono: persone. Quindi deboli.

Quando verrà meno il dogma dell’infallibilità del genitore.
(Frank) Esatto.
(Willie) E da lì in poi il rapporto diventa un’altra roba.

Nella poetica del Peyote uno dei cardini è il nichilismo: da dove arriva?
Dal fatto che gli altri mi dicessero che ero nichilista. Voi mi date un’etichetta ed io la uso, anche perché voglio capire per quale motivo mi date questa etichetta. Ma questo disco ti sembra più o meno speranzoso del precedente?

Mi sembra sia venuto più a patti con il non aver speranza.
Con l’accettazione della merda.

Si.
Bene, allora viene fuori. Ma non solo l’accettazione: anche la sensazione che si possa rendere migliore quantomeno la tua esperienza. Io non posso salvare il mondo, però posso cambiare cinque minuti nella giornata di qualcuno e nella mia giornata, con una canzone o con un sorriso in coda alla posta. Quello che non avevo capito della vita è che la gente mi sta sul cazzo quando è in gruppo: presi singolarmente più o meno tutti sono interessanti almeno per una conversazione. Non sono più in lotta con gli altri, forse perché non ho più bisogno di ricevere dagli altri quello che secondo me non mi davano pur meritandolo.

Peyote451 (l’eccezione) è il primo pezzo del disco ed è un pezzo programmatico, in cui dichiari di voler portare il rap ad un livello successivo: me lo spieghi?
È un pezzo che ti dice cosa andrai ad ascoltare.

Un manifesto del disco.
Sì, esatto. E in pratica l’album inizia dopo Peyote451.

E il tuo pezzo preferito dell’album?
Che bella giornata.

Perché?
Perché è il primo pezzo che ho scritto che mi fa bene.

Cioè?
Quando mi sveglio male se ascolto quel pezzo mi prende bene.

peyote

Nell’approcciarmi a questa intervista avevo un timore: “E se Willie si rivelasse un antipatico di merda? Se fosse una persona sgradevole e iniziassi a detestarlo?” È questo il rischio che si corre nel conoscere di persona i propri artisti preferiti. Non è successo nulla di ciò che temevo: Guglielmo (perché Willie Peyote è solo un personaggio, ed io ho parlato con Guglielmo), ma anche Frank e Adriano, sono persone gentili, disponibili e accoglienti. Per questo dico che la nostra è stata una chiacchieratona. Una di quelle che fai con persone che stimi – oltre che artisticamente – umanamente.

Regaz, cazzo, comprate l’album di Willie o almeno ascoltatelo su Spotify, così gli facciamo fare un sacco di soldi!

Annunci

Dì la tua!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: