Incubo di una notte di Midsommar

C’era una volta la Svezia, ridente Paese del Nord Europa. Questo era un Paese davvero da sogno: i grandi laghi in mezzo a boschi selvatici, le colline che ospitano i resti di Odino e della sua discendenza, le danze intorno al fuoco per salutare l’inverno e le corone di fiori per dare il benvenuto alla primavera. Bellissimi uomini e bellissime donne sempre sorridenti pronti ad accogliere lo sparuto viaggiatore con un fragrante kanelbulle e un bicchiere di succo di fiori di sambuco. Insomma, un paradiso in terra.

Ma qualcosa è cambiato.

Tipica corona di fiori usata dalle donne svedesi durante le celebrazioni di Midsommar

Rientravo da un viaggio in Svezia il 30 Gennaio di quest’anno quando, in attesa del mio aereo, leggo sul news feed di Facebook la seguente notizia: “Svezia: immigrati aggrediti da uomini mascherati”. Credevo di aver letto male. Invece, purtroppo, no. Si sono nascosti dietro a una maschera e hanno aggredito alcuni migranti che passeggiavano nell’ampia piazza pedonalizzata Sergels Torg, nel centro di Stoccolma. La polizia svedese parla di cinquanta, forse cento persone, probabilmente legate a gruppi neonazisti. Capirete bene il mio sconcerto per la notizia, ho passato sei mesi a Stoccolma e non mi sono mai sentita osteggiata o fuori posto e non ho mai assistito a episodi di razzismo, ma nel giro di due anni le cose sono degenerate.

Il grande flusso di migranti che ha colpito tutta l’Europa (e non solo), non ha risparmiato nemmeno la Svezia che, seppur ben rodata in materia di migrazione e diritti umani, non è stata in grado di gestire le numerose richiesta dei rifugiati che riuscivano ad attraversare il continente (sì, ragazzi, sbarcano a Lampedusa e arrivano a Stoccolma, sono quasi 4.000 km), adottando tutta una serie di misure che hanno scatenato un dibattito tuttora molto acceso.

Infatti, se lo svedese medio è sempre stato molto aperto e ben disposto nei confronti dei flussi migratori e la Svezia ha una grandissima tradizione di rispetto dei diritti umani, negli ultimi tempi vi è un crescente malumore nei confronti degli immigrati, specie nelle regioni meridionali del Paese, iniziatosi dopo alcuni scontri sfociati in guerriglia urbana nella città di Malmö. Non dimentichiamo poi la notizia dell’omicidio di una giovane 22enne svedese avvenuto all’interno di un centro di accoglienza per richiedenti asilo a Mölndal, per il quale è stato accusato un ragazzo 15enne ospite della struttura, notizia che ha letteralmente capovolto (forse di gioia per una notizia così succosa, chi lo sa?) tutti i media europei.

Grande eco ha avuto dunque la decisione del Ministro degli Interni Anders Ygeman secondo cui la Svezia si starebbe preparando ad espellere ben 80.000 persone che hanno fatto domanda per l’asilo politico. Ma è davvero la scelta insensibile e xenofoba che sembra essere? A quanto pare le cose non stanno esattamente così. Consci del fatto che come tante altre nazioni la Svezia ha dato un deciso giro di vite ai controlli alle frontiere (ci sarebbe da aprire un trattato biblico sulla reale appartenenza della Svezia all’Unione Europea e sulla decisione di sospendere il trattato di Schengen), la nazione scandinava sembra essere esattamente in linea con i numeri di espulsioni che ogni anno effettua. Quella che cambia quest’anno è la proporzione.

Quali Paesi aderiscono a Schengen
Nel 2015, infatti, il governo svedese ha preso in carico 163mila richieste di asilo. Calcolando che nello stesso anno le richieste vagliate sono state circa 58.800 e ne sono state accettate solo il 55% (spero che abbiate capito che il solo che ho messo era sarcastico), ecco a voi il famigerato numero di 80.000 espulsioni previste che, ricordo, sono solo previsioni e non decisioni politiche già prese. La sconsiderata scelta dei media italiani di tradurre la parola inglese “deport” con “deportare” (alle elementari mi hanno insegnato a non fermami alla prima parola del dizionario), ha fatto il resto: i migranti espulsi dal suolo svedese verranno deportati a casa loro. Vale la pena fermarsi e riflettere su: a) la scelta subdola e maligna della traduzione fatta dalla stampa italiana, sensibile al sensazionalismo; b) il “a casa loro” quando ormai spero sia chiaro che nel 90% dei casi una casa non esiste più; c) capire che queste pratiche d’espulsione sono difficilissime da portare a termine e non sempre è possibile vederne la fine. Ecco, ora che avete riflettuto, andiamo avanti.

Le politiche migratorie in Svezia, dunque, non sembrano essere cambiate drasticamente. In un’intervista di East Journal al Migrationsverket – l’Ufficio Immigrazione svedese dichiara che “l’unica cosa di sostanziale che è cambiata rispetto a prima è la reintroduzione dei controlli d’identità alle frontiere”, coadiuvata da alcune proposte parlamentari che consentiranno una “drastica riduzione del numero di persone che cercano asilo e a cui viene concesso un permesso di soggiorno, per creare una tregua nella ricezione dei rifugiati in Svezia”, dichiara il primo ministro Stefan Löfven, sempre a East Journal.

“La situazione politica svedese dunque non sembra essere così instabile”, come viene descritta dai media nazionali e soprattutto sembra aver adottato una linea meno dura e decisamente più umana della vicina Danimarca, che proprio qualche settimana fa ha deciso di confiscare i beni dei migranti nella speranza di limitarne l’arrivo. C’è però da sottolineare che gli episodi di violenza scoppiati in Svezia, da parte di uno dei popoli più pacifici e tolleranti che abbia mai conosciuto (nel 2014 festeggiavano 200 anni di pace) e la crescita costante del partito di estrema destra Sverigedemokraterna, sono segni di un qualcosa che sta degenerando, come quando ti accorgi che un sogno sta lentamente diventando un incubo.

Fonti:
http://www.eastjournal.net/archives/69963
http://www.bbc.com/news/world-europe-35425735
http://www.government.se/articles/2015/11/government-proposes-measures-to-create-respite-for-swedish-refugee-reception/

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