Deadpool: il film del mercenario chiacchierone

ATTENZIONE: QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER

È logorroico, demenziale, irascibile, macabro, sentimentale, strafottente, figo. Wade Wilson (Ryan Reynolds), in arte Deadpool, è l’eroe più antieroe che abbiate mai visto. E dimenticatevi l’obbrobrio apparso in X-Men le origini: Wolverine.

Direttamente dalle pagine dei fumetti Marvel (la Casa delle Idee, per mezzo dei suoi Studios, ha sviluppato un planning che è una vera propria bomba per gli appassionati e i fan i generale dopo Deadpool, a maggio approderà nelle sale Captain America – Civil War). Deadpool è diretto da Tim Miller – che esordisce proprio con questo film come regista a tutti gli effetti – ma bando alle ciance e ai convenevoli, perché è così che il film viaggia sui propri binari: veloce, schietto, irrefrenabile.

Wade Wilson è un ex agente operativo delle Forze Speciali congedato, tanto letale quanto cazzone. La sua vita è un continuo oscillare tra un incarico da mercenario e un drink alla bettola dell’amico Weasel (Todd Joseph Miller), quando, in un’inutile sera come tante, conosce la spogliarellista Vanessa (Morena Baccarin) e tra i due scatta subito l’intesa che li porterà poi, dopo la convivenza, a decidere di sposarsi. Ma, come appunto dice la vita è un unico viaggio di merda interrotto da qualche breve pausa di felicità, come se fosse uno spot pubblicitario”, e gli viene diagnosticato un tumore terminale a cervello, fegato, prostata e polmoni. Con il corpo ormai devastato, Wade Wilson abbandona l’amore della sua vita per sottoporsi a un terribile esperimento scientifico tenuto dall’inglese Francis Freeman/Ajax (Ed Skrein), “super essere” in grado di non provare dolore grazie a quello stesso tipo di esperimenti, che gli promette di scatenare il suo gene mutante per sradicare il cancro che lo sta uccidendo.

Le torture che Wade deve sopportare sono sempre più terribili e disumane, ma alla fine l’esperimento ha successo: sviluppa un fattore rigenerante da far impallidire quello di Wolverine – le cellule distrutte dal cancro vengono rimpiazzate immediatamente – ma il suo corpo rimane devastato, facendolo sembrare un Freddie Krueger con “la faccia che sembra che si sia scopata la mappa dello Utah” – vi lascio immaginare la scena. Scappato dal laboratorio e spaventato dal suo stesso aspetto, Wade Wilson non osa ritrovare la sua Vanessa, e diventa così il “supereroe” Deadpool per trovare, con l’aiuto dei mutanti Colosso (Andre Tricoteux) e Testata Mutante Negasonica (Brianna Hildebrand), che hanno, nell’organico del film, la funzione di semplici personaggi secondari, innestando siparietti esilaranti con l’eroe in rosso, Francis e farsi rimettere il volto a posto.

La vicenda, ovviamente, si conclude nel meno peggiore dei modi, visto che Wilson non può essere ripristinato nell’aspetto: Francis viene sconfitto e Deapool ritrova l’amata Vanessa tenuta in ostaggio che, ovviamente, se lo riprende nonostante le sue orribili sembianze.

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Deadpool con Colosso (a destra) e Testata Mutante Negasonica (a sinistra)

La trama, forse, può apparire scontata – sia chiaro, osare qualcosa di più con un eroe del genere avrebbe probabilmente comportato un flop che ricorderebbe, visto l’attore protagonista, il Lanterna Verde di Martin Campbell (2011) – ma il punto forte del film è il personaggio di Deadpool. Da lettore Marvel, conoscendo quindi il comic character, prima del film ero un po’ dubbioso, poiché il Merc with a Mouth è un personaggio sì demenziale ma di una demenzialità geniale, pungente, dosata con il contagocce per rendere pienamente godibile e coinvolgente il personaggio e le situazioni in cui si districa.

Il Deadpool del film si avvicina molto a quello del fumetto: battute sconce, citazioni meta-multimediali a raffica, cafonaggine mista a cinismo, rotture delle quarte pareti (a questo proposito, la scena finale, dopo i titoli di coda, è deliziosa e sublime), sangue ovunque. Insomma, l’antieroe più dissacrante e molesto a cui noi lettori eravamo abituati, ma che può apparire piacevolmente inusuale all’audience meno esperta (purché non sia di ragazzini o di genitori accompagnatori… A questo caso il film non è propriamente adatto!). Deadpool è un continuo sparare, mozzare arti e teste, ma soprattutto chiacchierare. Wade chiacchiera, chiacchiera e tra una stronzata e l’altra dice anche qualcosa di serio, per tutta la durata del film, tant’è che la domanda più spesso rivoltagli è: “Ma non la chiudi mai quella cazzo di bocca?”, fino a che la propria parola non rende assuefatto lo spettatore, che non aspetta altro che finisca il flashback della storia della vita di Wilson per tornare al Deadpool del presente e gustarsi i suoi monologhi, i dialoghi con i personaggi e le situazioni in cui una frase tanto divertente quanto geniale sembra valere da sola il prezzo del biglietto.

Promosso non a pieni voti ma quasi – il personaggio di Colosso viene ridotto a un ridicolo politically correct Grillo Parlante d’acciaio, risultando spesso stucchevole, l’altra ragazza mutante ha una caratterizzazione più piatta di una mattonella e la trama scarna già accennata prima – Deadpool è un film bomba che mostra l’altra faccia della Marvel dopo le prove generali di Kick Ass (piano con i paragoni, Michele…) e che soprattutto proietta sul grande schermo e nel cuore dei paganti uno dei personaggi che negli ultimi anni si è fatto largo prepotentemente tra i soliti Capitan America, Iron Man e Spider-Man. Non male, per un film che è rimasto per 10 anni in development hell. Chimichanga!

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