Sovranità popolare? Basta falsità (e neolibberismo)!

A volte mi capita di leggere articoli online i quali propagandano, senza alcuna remora, notizie sbagliate per accalappiare click. Finché si parla di fisica, lascio che siano i fisici ad occuparsene. Quando questo tocca il diritto pubblico, l’economia o la politica, mi perdonerete, ma non ci vedo più. Peggio ancora quando a condividere falsità è un giornale come Il Fatto Quotidiano, che dell’indipendenza delle notizie dai gruppi di pressione ha fatto la sua bandiera. Indipendenza è diverso da “Pubblico opinioni a caso contrarie alla logica solo perché così attiro gli anti sistema“. Anzi, è peggio, perché per essere contrario bisognerebbe conoscere ciò di cui si parla. E voi pubblicate articoli di gente convinta che il Premier venga eletto dal popolo. Prima di parlare della Costituzione, almeno leggetela.

Ad ogni modo, questo è un contro articolo al pezzo del Dottor Gianluca Ferrara, editorialista de Il Fatto Quotidiano. L’articolo parte da una semplice asserzione:

L’articolo 1 della Costituzione afferma che la sovranità appartiene al popolo.
Ma è davvero così? La realtà è che tale enunciazione ha solo una validità formale e non sostanziale perché le sovranità che dovrebbero caratterizzare una democrazia sono state poco alla volta trasferite dal popolo alle élite.

Cos’è la sovranità popolare? È un concetto proprio del diritto costituzionale. L’articolo 1 c.2 della Costituzione stabilisce che:

La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Ora, capirete da soli come sia diverso scrivere “La sovranità appartiene al popolo” e il vero articolo costituzionale. Cosa cambia? Uno pone tutta la sovranità nelle mani del popolo (compresi campi non realmente popolari). L’altro, invece, pone delle limitazioni all’esercizio di esse. “Nelle forme e nei limiti” significa che non può decidere su cose su cui non ha potere esclusivo sovrano e che spettano ad altre istituzioni. Nell’articolo, al solito, si mescola la lana con la seta. Chi me lo fa fare di citare correttamente gli articoli della Costituzione quando posso sputare merda sul neoliberismo e fare ottenere click al mio giornale, pubblicità a me e vendite ai miei libri? Vedi, Andrea? Non hai capito nulla. Non scrivere le cose basandoti su dati e sentenze, scrivi un titolo “attiraclick” e poi sputa sul neoliberismo o su qualche nemico comune della massa. Solo così avrai pubblico, anche senza un’idea.

Le tipe non ve la danno? Colpa del neoliberismo.
La maestra vi dà un brutto voto? Colpa della NATO.
La vostra faccia è coperta di brufoli? Colpa dell’euro.

Capite cosa stiano facendo, vero? Potrebbero essere solo ignoranti, ma se fossi ignorante non mi metterei a scrivere di cardiologia su una rivista. Come diceva Nanni Moretti:

Io non parlo di cose che non conosco! Parlo mai di epigrafia greca? Parlo mai di elettronica? Parlo mai delle dighe, dei ponti, delle autostrade? Io non parlo di cardiologia! Io non parlo di radiologia! Non parlo delle cose che non conosco!

Diamo ora una definizione corretta di “sovranità”. Lo Stato comprende in sé, per essere tale, alcune caratteristiche fondamentali, ovvero la propria presenza istituzionale (come ente) col compito di garantire la politicità (ovvero la garanzia degli interessi di tutti i consociati stanziati sul proprio territorio) con una collettività all’interno di un territorio definito dai confini e detenente sovranità. Insomma, lo Stato è un ente politico territoriale sovrano. In questo senso, lo Stato sottopone alle proprie regole tutti i diversi ordinamenti preposti alla cura di interessi particolari che esistono all’interno dei confini territoriali. A questo punto interviene un’altra caratterizzazione dello Stato, ovvero la sovranità, cioè la sua supremazia (inteso come “stare sopra”) rispetto ad ogni altro potere interno ed indipendenza da ogni potere esterno. Le regioni, per esempio, non sono sovrane, poiché detengono competenze interne, ma sono soggette alle regole dello Stato.

Lo Stato mantiene la sovranità quando ha il monopolio della forza, attraverso le forze legali (tribunali, polizia, ecc) ed indirettamente come unico soggetto in grado di legittimare altri soggetti all’usi della forza. La sovranità è causa prima e motore immobile della Costituzione di uno Stato (come la definì Jean Bodin, uno dei più importanti scienziati politici della storia, contemporaneo di Machiavelli). Quindi solo lo Stato sovrano può darsi una Costituzione. In questo, la Costituzione italiana pone, nei limiti della stessa, la sovranità in mano al popolo. Questo significa che il popolo possa, per esempio, legiferare al posto delle istituzioni (compresi gli ambiti in cui la costituzione da mandato alle istituzioni politiche)?

No, significa che il popolo è la fonte di legittimazione di ogni potere statale e la esercita attraverso le forme e i limiti della costituzione. Insomma il popolo, attraverso i poteri sovrani di cui è titolare per Costituzione, elegge e legittima le istituzioni statali attraverso metodi di elezione e rappresentazione democratica. Passiamo ora ad alcuni esempi.

Tre di anni fa, un’imprenditrice, alla trasmissione Servizio Pubblico disse:

La moneta appartiene a noi cittadini… come l’aria, come l’acqua, nessuno ha diritto di portarcela via.

Il problema è che ciò è falso, perché non è dei cittadini (in senso stretto) la sovranità monetaria, come molti millantano, ma dello Stato. Spieghiamola meglio. La moneta è un bene pubblico emesso dallo Stato come moneta fiat. Quindi appartiene ai cittadini quando le banconote o la moneta elettronica sono in possesso dei medesimi, ma la politica monetaria non la decide il popolo. Mi rifaccio Qui all’articolo 117 c.2/e :

2. Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie(…)

e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari;
tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; armonizzazione dei bilanci pubblici; perequazione delle risorse finanziarie.

(In questo articolo, che consiglio di consultare appieno, sono indicate tutte le materie di legislazione Stato-Regioni).

Quindi se, in virtù dell’art.11 c.2 lo Stato decidesse, come istituzione politica, di limitare la propria sovranità a favore altri enti internazionali (o sovranazionali nel caso) è sua sovranità (“a parità con gli altri Stati”) e comunque la legittimazione viene proprio dal popolo in quanto ha eletto quelle istituzioni politiche. La questione dell’entrata degli atti europei, in virtù dell’articolo 11, si ha una sentenza del 1975 a cui sono seguite le altre per cui oggi, essendo la Costituzione la fonte di legittimità dei Trattati (compresi gli atti su cui lo Stato -non le sue istituzioni- non ha controllo, come, appunto l’emissione di moneta (nota 1). Esistono poi i mezzi in cui il popolo può esprimere la propria sovranità, come il referendum, ma coi dovuti limiti, come il divieto di referendum sui trattati internazionali, amnistia e indulto e leggi tributarie e di bilancio (art. 75 c.2).

Oppure Il Premier non lo elegge il popolo quindi è abusivo, il capo dello Stato non è stato eletto degli italiani quindi non è il mio Presidente!!!!”. Altre idiozie, poiché il Capo dello Stato viene eletto dal parlamento in seduta comune (art.83 c.1 Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri) e il Premier è nominato dal Capo dello Stato e viene votata la fiducia al premier stesso dalle camere (art 92 c.2 Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.e art. 94 Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale). Quindi, per favore, smettiamola di dire queste cose. Siamo in democrazia poiché il popolo detiene le sovranità nel mezzi sopra espressi e siamo in una forma di governo parlamentare quindi il popolo elegge le camere elettive, non il PdR o il Premier altrimenti saremmo in una repubblica presidenziale pura (come gli USA, anche se non hanno il Primo ministro) o semipresidenziale (come la Francia, dove vi è sia il Capo dello Stato sia il Primo Ministro). Qualcuno lo spieghi anche ad alcuni de Il Fatto Quotidiano. Volete fare libera informazione? Bene, allora fatela per voi stessi in primis.

Ora che abbiamo sviscerato la questione “sovranità popolare”, andiamo avanti con l’articolo:

Il neoliberismo è una dottrina economica che si regge su di un preciso assioma: la legge del più forte sul più debole. Darwinismo e calvinismo sono i pilastri su cui si poggia la nostra società.

Ed ecco che si parte con l’attacco al neoliberismo. Oh, criticate tutti il pensiero unico e il pantano dell’ideologia unica e poi vi crogiolate nel pensiero unico pseudo progressista. Perché, davvero, non capisco cosa sia successo ai neokeynesiani (salvo alcune eccezioni)? Siete stati fulminati sulla via di Bretton Woods? Come disse un mio professore: “Ma se il dibattito in università si ha solo con la dialettica tra progressisti e conservatori, com’è che qui siamo tutti progressisti?”

A partire dagli anni ’80, con l’avvento della Thatcher in Gran Bretagna e di Reagan negli Usa, questo modello economico ha dato il via, dopo il trentennio glorioso keynesiano, a una controrivoluzione. Cadendo il muro di Berlino venne giù l’argine che rappresentava un’alternativa ideologica al suo irrompere. Con l’abbattimento del muro, il capitalismo made in Usa si estese anche nell’est. Alcuni anni più tardi, nel 1994 a Marrakech, con la nascita del Wto (l’Organizzazione Mondiale del Commercio che ha come fine l’abbattimento di tutte le barriere doganali), il neoliberismo si è diffuso ovunque fino a diventare pensiero unico.

Ah e, specifico, penso che Reagan fosse un idiota e la Thatcher… beh, come dissero i minatori dopo la sua morte?

i92ci

Ecco, appunto. Quindi evitate di dire “Eh, ma tu sei un neoliberista”. No, non lo sono. Temo che il signor Ferrara non abbia ben capito perché sia nato il fenomeno neoliberista americano, inglese e, in generale, di stampo monetarista. Infatti il neoliberismo si compone di diversi movimenti, sia di stampo monetarista, quanto della scuola austriaca. E no, non sono la stessa cosa. Inoltre, Ferrara dimentica il perché il capitalismo poté estendersi all’est dopo la caduta del muro (ma anche prima). Ma qui non siamo più nella dottrina keynesiana, ma nella pianificazione economica sovietica e non sono la stessa cosa (a parte libberista=buuuu e non libberista =<3). Il capitalismo si estese ad est anche grazie all’irrobustirsi di volontà commerciali tra est ed ovest e al fallimento della pianificazione economica. Poi quel “glorioso trentennio keynesiano”… Diciamo che la memoria di Ferrara tende ad essere corta, temo, poiché furono le politiche accomodanti e l’incapacità delle istituzioni centrali a resistere alle pressioni degli elementi politici a causare il cambio di rotta,soprattutto in paesi sferzati dall’inflazione perché la banca centrale non era stata in grado di resistere alle pressioni politiche. Inoltre, notiamo che l’evoluzione del liberismo era già forte negli stessi anni in cui circolava il pensiero keynesiano e non ha impedito lo sviluppo di un mercato unico europeo.

Un pensiero unico che poco alla volta ci ha rubato tutte le nostre sovranità. Si pensi alla sovranità monetaria che dovrebbe essere la caratteristica principale di uno Stato, è stata donata a dei banchieri senza alcun mandato elettorale. In Italia nel 1981, dopo il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro, abbiamo perso la sovranità monetaria e a partire da quell’anno il debito pubblico è cominciato a salire. Con l’euro, moneta che è il trionfo del neoliberismo, si è ratificata questa perdita di sovranità.

Perché mandato elettorale? Da noi, il Governatore della Banca d’Italia viene nominato dal Ministero del Tesoro, può essere allontanato per atto motivato dal Capo dello Stato (come da statuto) e lo Statuto della BI viene approvato dal governo e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. In ambito europeo, la BCE, da art. 119 del TFUE, coopera con gli Stati membri e con le istituzioni della UE per le questioni di politica economica. Essendo gli obiettivi comuni stabiliti dai trattati, non vi è “anti democraticità” anche perché, sinceramente, non capisco la questione della democraticità. Quando la politica monetaria segue gli interessi economici dei paesi, perché si pone anche la legittimità dell’elezione? Qualcuno ricorda di avere eletto Fazio o Ciampi o Visco?

La legittimità della BCE viene dagli Stati firmatari in virtù delle proprie costituzioni ed ordinamenti, quindi dai trattati (TUE e TFUE) e dallo Statuto SEBC. Poi “è stata donata”… ah non c’è un processo legislativo… Ah si dona? Io posso donare all’autore un libro di diritto o rischia di prendere fuoco? Comunque 1981? Io pensavo che nello SME ci fossimo entrati nel 1979, ne fossimo usciti nel 1992 e fossimo entrati nell’euro tra il 1998 e il 2002. Adesso, cosa c’entra il Divorzio? La separazione da cui poi si originerà si fece apposta per evitare uno shock eccessivo (era nel 1979) in un contesto politico frammentato. Ricordo che l’alternativa era il credit crunch accompagnato da una stretta fiscale. Beniamino Andreatta, nel brano qui evidenziato, espone le motivazioni del cambio di politica:

(…) dovetti valutare, con senso di urgenza, che la crisi del secondo shock petrolifero imponeva di essere affrontata con decisioni politiche mai tentate prima di allora. La propensione al risparmio finanziario degli italiani si stava proprio in quei mesi abbassando paurosamente e il valore dei cespiti reali – case e azioni- aumentava a un tasso del cento per cento all’anno. ma l’ esperienza stessa degli anni ’70 indicava due ordini di difficoltà : a) la Banca d’Italia aveva perduto il controllo dell’ offerta di moneta, fino a quando essa non fosse stata liberata dall’ obbligo di garantire il finanziamento del Tesoro; b) il demenziale rafforzamento della scala mobile, prodotto dell’ accordo tra Confindustria e sindacati confederali proprio nei primi mesi del 1975, aveva talmente irrigidito la struttura dei prezzi, che, in presenza di un raddoppio del prezzo dell’ energia, anche una forte stretta da sola era impotente a impedire che un nuovo equilibrio potesse essere raggiunto senza un’ inflazione tale da riallineare prezzi e salari ai costi dell’ energia. L’imperativo era di cambiare il regime della politica economica e lo dovevo fare in una compagine ministeriale in cui non avevo alleati, ma colleghi ossessionati dall’ideologia della crescita a ogni costo, sostenuta da bassi tassi di interesse reali e da un cambio debole.

L’euro sicuramente nasce dalla dottrina di controllo del livello dei prezzi (per evitare la ripetizione della “Grande inflazione”). Ma fu più per evitare il moral hazard (da parte dei paesi ormai rannicchiati nei loro deficit -nota 2-) che per una dottrina liberista. Per la questione “Banca centrale, politica monetaria, democrazia” c’è un testo nelle fonti. Ah e la questione “barriere doganali”, faccio notare che, con i dazi, i primi a rimetterci sono i consumatori, poiché i prezzi tendono ad essere sopra il livello mondiale dei prezzi in funzione di cui il costo opportunità avvantaggerebbe lo scambio. Nonostante questo, i dazi e i contingentamenti influiscono anche sulla protezione dell’industria nascente:

Un’altra sovranità fondamentale che c’è stata tolta è quella della rappresentanza. Oggi, tranne rare eccezioni, i partiti sono devoti al pensiero unico. Il dogma economico non può mutare. La pusillanimità espressa dal compagno di merende Tsipras è stata una dolorosa sconfitta per coloro che pensavano che uno squalo possa essere trasformato in vegetariano. I Parlamenti nazionali hanno perso ogni tipo di potere. Anche quello europeo esercita una funzione di facciata, dato che non può proporre leggi, ma può solo, trovando una larga maggioranza, limitarsi a bloccarle. In Europa l’azione legislativa la realizza la Commissione.

Questo deve aver letto Barnard, e infatti dice idiozie. Dimentica che il Parlamento Europeo (organo elettivo) “elegge” la Commissione e l’alto rappresentante per gli Affari Esteri e da lor legittimità. La Commissione è un organo con competenze legislative, ma non è esecutivo e non può fare leggi senza demandare al Parlamento e al Consiglio (procedura ordinaria con votazione a maggioranza qualificata) o solo al Consiglio (procedura speciale con votazione all’unanimità) in base alle disposizioni dei trattati. Il Parlamento può influenzare la Commissione affinché inizi l’iter legislativo. Ferrara (come tanti altri) confonde il monopolio di iniziativa col monopolio legislativo. Inoltre tutte le leggi vengono fatte dall’UE? No, solo quelle su cui, da trattato, l’UE ha competenza. Infatti, lo Stato ha ancora competenze esclusive, benché vincolate anche da atti internazionali (per approfondimenti, si veda il link).

Un’altra sovranità rubata è quella alimentare. Oggi circa il 70% dell’industria agroalimentare è gestita da una manciata di multinazionali come la Monsanto. Monsanto che in India con il brevetto sulle sementi, secondo Vandana Shiva, ha spinto migliaia di contadini al suicidio dato che non possono permettersi di acquistare annualmente i semi.

Tecnicamente il liberismo è contrario ai monopoli e cerca sempre di ottenere la concorrenza perfetta. Altrimenti come si spiegherebbe l’esistenza dell’anti trust? Uno dei commentatori ha postato un articolo del Guardian secondo cui l’incremento dei suicidi non sarebbe da imputarsi alla Monsanto.

Il nostro Paese non è sovrano neppure militarmente. Sul nostro territorio sono presenti basi Usa che custodiscono circa 70 ordigni atomici di una potenza superiore di quelle fatte esplodere in Giappone. Il presidente Renzi potrebbe informarci, dato che sono trascorsi 70 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, quando verranno smantellate le basi statunitensi dal nostro territorio?

Questo è un vecchio ricordo che ci portiamo dalla fine del secondo conflitto mondiale. Ma le basi americane (a meno che non si verifichino attacchi all’Italia -così da far scattare l’intervento da parte degli altri paesi NATO-) non interferiscono con l’esercizio della sovranità interna. Calare le braghe non sempre comporta perdita di sovranità.

Mi accingo alla fine. Ormai i pezzi più scabrosi dell’articolo li ho trattati.

Un’altra sovranità di cui avrebbero diritto i popoli è quello di ricevere un’informazione libera, non succube da ricchi inserzionisti che pilotano la linea editoriale. Restando nel nostro Paese all’infuori de Il Fatto e Il Manifesto tutti i grandi quotidiani e Tv sono legati a noti gruppi industriali che muovono i politici come marionette.

Sì. Giusto. Questo viene regolato dall’articolo 21 e, al massimo, dovrebbe essere la base della cittadinanza attiva. Ma, Dottor Ferrara, semmai dovesse leggere queste molte righe, mi dica: non si ritiene un po’ ipocrita? Pensa che il suo buttare liberismo, sovranità popolare, diritto citato alla cazzo di Keynes sia un sintomo di cittadinanza attiva? Come può pensare di essere credibile? Io voglio un giornale informato sulle basi prima dei giudizi. Voglio che gli articolisti conoscano la Costituzione prima di citarla. Come può pretendere qualcosa lei, che sta malamente informando i lettori? Davvero, spero legga questo articolo e pubblichi una smentita perché, altrimenti, lei avrà offeso i suoi principi e il giornale per cui scrive. Magari era il suo obiettivo e voleva solo ottenere like. Bene, spero ci sia riuscito.

Comunque sia, oggi ha contribuito, col suo qualunquismo, ad insozzare ancora di più il mondo dell’editoria, già stuprato analmente da gruppi di potere e giornalisti incapaci. Complimenti. Spero che il suo caporedattore la crocifigga in sala mensa.

Ah e un’ultima cosa: nell’ultimo pezzo dell’articolo da lei scritto ho trovato un’ulteriore critica al neoliberismo, ma che penso sia davvero ironica.

Charles Kettering quando divenne direttore generale della General Motors affermò che:“La chiave della prosperità economica è la creazione organizzata dell’insoddisfazione”. Occorre che l’uomo sia sempre insoddisfatto in modo tale da poterlo illudere in maniera infinita che, acquistando un oggetto, possa riempire questo sentimento di inappagamento. Anni di marketing pubblicitario hanno trasformato l’uomo in un criceto che, nella sua gabbietta, corre, corre su di una ruota girevole ma rimane sempre nello stesso posto.

Ora, non so se lei conosca Ro.Go.Pa.G, film composto da quattro mediometraggi diretti da Rossellini, Godard, Pasolini e Gregoretti. Parlava fondamentalmente delle caratteristiche della società del tempo. L’ideale della donna materna, l’illogicità della società moderna, la religione e il consumismo. L’ultimo, “Il pollo ruspante”, diretto da Gregoretti e interpretato da Ugo Tognazzi, parla dello stereotipo del consumatore e della corsa allo status. Ma, incredibilmente attuale si dimostra il discorso del professore esperto di marketing:

“L’italiano medio è l’italiano del miracolo economico che, il pochi anni, ha raddoppiato il suo reddito ed ha superato le tradizionali remore psicologiche del risparmio, stimolato dagli incentivi più evidenti: l’esempio, l’emulazione, la pubblicità. Questo consumatore è un incalcolabile serbatoio…”.

Oltre al fatto che quell’Italia non era tutta prospera e felice, di nuovo, dov’è la novità? Il neoliberismo non ha introdotto nulla. Non erano forse Dario Fo e Franca Rame a parlare male del capitale e della logica del profitto in pieno trentennio keynesiano? Questo mi fa arrabbiare. Deve criticare una cosa? Va bene, ma la critichi sensatamente. Scriva che il neoliberismo ci ha fatto vivere in un benessere artificiale e che, in virtù degli sbagli passati, dobbiamo pensare bene a cosa fare. Questo lo accetterei. La sua è una critica puerile, fuori contesto, una miscellanea di concetti qualunquisti.

Ora basta. In virtù di un’informazione “libera”, bisogna avere le basi per poter guidicare. Non le avete? Non scrivete. Semplice. Poi quando non riuscirete più a scrivere nulla senza che i vostri simili vi lecchino le terga, non provate a urlare: “COLPA DEL NEOLIBBERISMO!!!!1111!!”

Note:

  1. Ricordiamo, inoltre, che nonostante la possibilità di emettere moneta sia stata conferita a un organo legittimato dalla presenza stessa di esso nel Trattato sul funzionamento dell’UE (TFUE), la Banca d’Italia fa parte del sistema europeo delle banche centrali (SEBC) e del Consiglio direttivo della BCE, responsabile di decidere ed attuare la politica monetaria unica. Quindi non l’abbiamo neanche “persa”, poiché facciamo parte delle istituzioni regolatrici della politica monetaria. Ma, a ragion del vero, la BCE non può finanziare direttamente gli Stati (per un fatto di moral hazard) e la politica è stata, per lungo tempo, più tendente a favorire Germania e Francia piuttosto che i PIIGS;
  2. La Germania non fu subito favorevole all’euro come moneta europea, proprio perché avrebbero dovuto finanziare i deficit dei paesi del sud Europa. E infatti…

Fonti:
Un mio vecchio post sull’argomento, su una pagina in disuso;
Augusto Barbera, Carlo Fusaro, Corso di diritto pubblico, Il Mulino, Bologna, 2014;
Giovanni B. Pittaluga, Giampiero Cama, Banche centrali e democrazia, Hoepli, Milano, 2004.

 

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