Il caos di Idomeni

Idomeni è un villaggio greco che si trova sul confine con la Macedonia (chiamata dai greci FYROM). Un posto sconosciuto fino a qualche mese fa, ma che purtroppo negli ultimi tempi è diventato tristemente famoso. Questo ultimo pezzo di terra ellenico si è di fatto trasformato in una prigione a cielo aperto.

Ma andiamo con ordine.
Il 19 novembre dell’anno passato, la Macedonia, seguendo Slovenia, Croazia e Serbia, ha preso la decisione di accettare sul proprio territorio solo profughi di nazionalità siriana, afghana e irachena. Ovvero persone che stanno scappando dalla guerra: tutti gli altri non vengono fatti passare. Il provvedimento ha fatto discutere, non si è capito se la decisione sia arrivata direttamente da Bruxelles o se il governo di Skopje si sia fatto influenzare dagli altri Stati balcanici; la risposta più sensata è che questa scelta sia stata causata dai fatti di Parigi del 13 novembre scorso.

Dopo le prime proteste dei profughi, alcuni dei quali hanno deciso di cucirsi la bocca con ago e filo, verso la fine del mese di novembre il governo macedone ha deciso di costruire un muro al confine con la Grecia. È stato fatto alzare un lungo reticolato di filo spinato ed è stata aumentata la presenza di militari. La motivazione macedone è stata la seguente: “Controllare il passaggio dei richiedenti asilo autorizzando l’ingresso in Macedonia soltanto a coloro che realmente scappano da zone di guerra”.

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Tra le persone che cercano fortuna in Europa non ci sono solo afghani, iracheni e siriani, ma anche yemeniti, somali e nordafricani. Anche in Somalia e in Yemen sono in corso delle guerre, le quali però non sembrano interessare i media e quindi non sono degne di nota. I nordafricani invece scappano per cercare un futuro migliore, ma non viene data loro neanche la possibilità di provarci.
Queste persone sono state soprannominate i migranti economici.

Oltre a non poter oltrepassare il confine, vengono obbligati a tornare indietro. Il che significa dover pagare il biglietto dello stesso bus che li ha portati fino a Idomeni e tornare ad Atene. Tutto questo permette ai privati di guadagnare sulle disgrazie altrui. Nonostante tutto questo il flusso di persone non sembra fermarsi, dai porti del Pireo e di Kavala migliaia di migranti continuano sbarcare sul territorio greco, inconsapevoli che per molti di loro questa sarà l’ultima tappa dell’odissea.

Ma com’è articolato il viaggio della speranza di queste persone?
La prima destinazione comune per tutti è la Turchia, il secondo punto è la Grecia, per quelli che riescono a sopravvivere ai naufragi fra questi due stati. Una volta raggiunto il territorio ellenico siriani, afghani e iracheni ricevono un permesso valido per sei mesi e, nonostante la strada verso il Nord sia quasi impossibile, hanno comunque una speranza. Somali, iracheni, pakistani e yemeniti ricevono un documento che vale soltanto trenta giorni. Possono fare richiesto d’asilo in Grecia, ma a nessuno interessa restare ad Atene. La crisi fa paura a tutti, l’obbiettivo è il Nord Europa, considerato il paradiso. A chi arriva dal Maghreb non viene dato alcun permesso, l’unica via possibile per loro è quella del ritorno a casa.

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La situazione è complicata e in continuo peggioramento, inizialmente era stato costruito un campo di accoglienza per dare la possibilità ai migranti di avere un posto dove dormire e riposarsi; dopo le proteste di dicembre è stato chiuso.

L’UE aveva promesso l’arrivo dei funzionari di Frontex, (Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea), il cui scopo è il coordinamento del pattugliamento delle frontiere esterne aeree, marittime e terrestri degli Stati della UE, oltre all’implementazione di accordi con i Paesi confinanti per la riammissione dei migranti extracomunitari respinti lungo le frontiere. I funzionari dell’Agenzia, però, non si sono praticamente mai visti.

È un problema umanitario, un problema di violenza, di razzismo, di corruzione. Una catastrofe che l’Europa deve assolutamente risolvere. Non è di certo questo il benvenuto che si merita chi ha perso tutto e non sa più dove scappare.

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