Daesh: bilancio al termine dell’anno

[Leggi qua l’inchiesta completa]

Allo stato attuale delle cose, Daesh occupa ancora da più di due anni una vasta porzione di territorio situata a cavallo del confine tra Siria e Iraq. Il nome stesso che l’organizzazione usava prima della costituzione del califfato per rivolgersi al pubblico anglofono, ISIS, significa Islamic State of Iraq and Al-Shams e denota una forte connotazione verso il dominio territoriale.

Il nome è cambiato durante i periodi immediatamente successivi alla proclamazione del califfato, diventando Islamic State e arrogandosi il merito di avere costituito il Dar-al-Islam, la casa dell’Islam contrapposta alla casa della Guerra (Dar-al-Harb). Daesh è riuscito a stabilire un certo controllo territoriale anche in Libia, in particolar modo nella zona di Sirte.

Il controllo territoriale costituisce una peculiarità di Daesh rispetto alle altre organizzazioni estremiste islamiche: Al Qaeda e le varie organizzazioni facenti parte del network hanno agito secondo diversi gradi di attaccamento al territorio ma nel migliore dei casi creando legami con la classe dirigente (come con i capi tribù Pashtun in Afghanistan). Daesh, al contrario, esercita un controllo diretto esigendo tasse e amministrando le risorse.

daesh-map

Al momento, tuttavia, la modifica delle regole d’ingaggio da parte della coalizione occidentale che corrisponde ad una maggiore pressione specie per quanto riguarda i bombardamenti aerei: il maggior impegno francese e l’ingresso, sebbene ancora modesto, della Royal Air Force inglese di stanza a Cipro sta costringendo le forze dello Stato Islamico ad una ritirata strategica dal lato siriano per poter ricompattare la propria linea difensiva terrestre e fronteggiare meglio le offensive curde e siriane. Per questi ultimi, tuttavia, Daesh sembra essere un obiettivo secondario: il Free Syrian Army si concentra prevalentemente sul governo di Assad ma si vede estremamente limitato dall’incompetenza di buona parte della propria classe dirigente e dalla scarsa motivazione di una parte degli effettivi, oltre ad una forte pressione portata dai bombardamenti russi.

Per le forze di Assad, il discorso è simile: provate da tre anni di conflitto si stanno concentrando prevalentemente sul Free Syrian Army e contro altri gruppi fondamentalisti come il fronte Al Nusra, precedentemente legato ad Al Qaeda. Tale scelta ha principalmente fini propagandistici dato che per entrambi Daesh è un nemico entrato in gioco solo dopo e che è stato abbastanza abile da non diventare un nemico comune per entrambi.

E‘ importante ricordare anche che molto spesso la guerra civile non è un affare che coinvolge solo il paese interessato: la guerra civile siriana non fa eccezione e la guerra a Daesh ne risente molto. La Turchia non nasconde i propri timori riguardanti il potenziamento delle forze curde da parte della coalizione occidentale (al quale l’Italia partecipa fornendo i propri istruttori, sempre molto apprezzati in questi ruoli), tant’è che esistono consistenti accuse supportate da elementi d’intelligence raccolti dall’agenzia russa FSB in merito ad un traffico di petrolio proveniente dai territori dello Stato Islamico e diretto verso la Turchia. Russia e Turchia sono giunte ai ferri corti dopo l’abbattimento di un bombardiere SU-24 di Mosca da parte della contraerea turca. Entrambe le versioni presentano numerose incongruenze, complicando anche una ricomposizione della crisi.

Daesh si sta ritirando, ma il fronte che lo dovrebbe combattere è diviso. Tra le forze che dovrebbero avanzare sul terreno solo i Peshmerga sembrano essere in grado di reggere i confronto nonostante l’azione di disturbo dell’aeronautica turca e nonostante i territori abbandonati da Daesh siano pieni di trappole esplosive che hanno già mietuto diverse vittime tra i curdi.

L’occidente non sembra voler inviare truppe di terra, mentre la coalizione orientale sembra maggiormente interessata a far si che le basi russe (le uniche fuori dai confini russi) rimangano in mano a Mosca e che Assad rimanga il presidente della Siria. Per quanto riguarda i paesi dell’area, l’Arabia Saudita (che è governata da una famiglia wahhabita salafita, la stessa ideologia che caratterizza il discorso propagandistico di Daesh) e l’Iran (sciita duodecimano) sono impegnati in una lotta a distanza tra sciismo e sunnismo estremo di cui le guerre civili siriana e irachena sono solo una puntata (basti pensare a quanto accade in Yemen). Le agenzie d’intelligence europee (ma anche quella russa) sono impegnate nella difesa del fronte interno e in questo sono spesso limitate dalle competenze territoriali, che rischiano di diventare legacci ancora più forti in caso di vittorie elettorali da parte dei partiti antieuropeisti.

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