Quando “immaturità” significa “impunità”

Cari lettori e care lettrici, è di neppure due giorni fa la notizia dell’assoluzione dell’ex direttore 65enne dell’Agenzia delle Entrate Palermo 1 dall’accusa di molestie sessuali a due colleghe sul posto di lavoro. L’uomo, come da lui stesso confermato in tribunale, avrebbe dato una “pacca” sul sedere a una delle due colleghe e sfiorato le zone erogene dell’altra. I motivi dell’assoluzione? Tali gesti, secondo il Tribunale, vennero dettati da un immaturo e inopportuno atteggiamento di scherzo”; da qui segue l’invito, dello stesso Tribunale, a tenere conto dell’intero contesto” nella quale si svolsero le molestie.

pacca-sul-sedere

In effetti, si potrebbe tenere conto del contesto, se il contesto fosse stato fatto di preliminari a un rapporto consenziente in una camera da letto. Oppure si potrebbe parlare (forse) di immaturità se il soggetto avesse, per esempio, suppergiù tredici anni. In questa situazione, invece, il 65enne ha causato comunque fastidio e turbamento nelle colleghe, tanto che le due hanno optato per la denuncia. L’aggravante è costituita proprio dai motivi dell’assoluzione: tantissime azioni, se ci si pensa, possono essere compiute per scherzo e comunque ledere permanentemente l’oggetto della “burla”.

Paradossalmente, negli ultimi giorni ha fatto il giro del web anche la notizia della 40enne di Sonnino che rischia da due a sei anni di carcere poiché, tra le varie accuse, c’è quella di non aver svolto le faccende domestiche e non aver preparato da mangiare al marito. Motivi, questi, che potrebbero tutt’al più portare a una separazione, se proprio non ci si rende conto che in una famiglia (della quale in questi giorni si sta parlando a iosa) i doveri andrebbero condivisi.

Da una parte “l’immaturità” di un ex funzionario regionale, dall’altra una scontata prevaricazione che porta all’appannaggio ideologicamente esclusivo di un carico di responsabilità da parte della donna. La diffusione su web in parallelo di queste due notizie è l’ennesima dimostrazione dell’ipocrisia nella quale tuttora viviamo, che giustifica troppo spesso gli uomini e chiama troppe volte le donne a rispondere di colpe e responsabilità delle quali, in molti casi, esse non dovrebbero condividere neanche una minima parte.

Dulcis in fundo, Libero ha pubblicato, sulla falsariga della prima notizia, un “sondaggio” dal titolo: “Voi avete mai toccato il sedere a una collega sul posto di lavoro?”. Personalmente, credo che a chi tratti di quest’argomento in modo così superficialmente imbarazzante non si possa che rispondere con il silenzio.

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