Patrimoni trasparenti: il lungo cammino verso gli open data

Nel 1966 il Presidente degli Stati Uniti Lyndon Johnson firmò il Freedom of information act, anche detto FOIA. Il provvedimento prevedeva possibilità di accesso ai dati in possesso dei pubblici uffici per giornalisti e studiosi, il primo passo made in USA verso il concetto di open data.

Questa legge varata cinquant’anni fa consente oggi al popolo statunitense un rapporto di maggior trasparenza con i propri rappresentanti e, con l’avvento del web, la possibilità di verificare ogni tipo di documento pubblico online (praticamente il paradiso dei data journalist). Gli Stati Uniti sono solo uno dei Paesi al passo coi tempi in termini di trasparenza amministrativa. 

L’Italia invece continua a latitare nella lista dei migliori, come dimostra il minidossier pubblicato associazione Openpolis che già si è distinta svariate volte per le sue “operazioni trasparenza” nei confronti delle istituzioni. L’ultimo progetto presentato è Patrimoni Trasparenti, una pagina web molto semplice attraverso la quale poter risalire ai patrimoni dichiarati da 963 politici e 15 gruppi parlamentari. Programma intuitivo, veloce e in grado di fornire informazioni utili per numerose ricerche. Oltre a questo servizio, Openpolis ha pubblicato anche un minidossier di circa trenta pagine ricco di spunti e statistiche sulla base dati raccolta, con risultati di assoluto interesse.

distribuzione reddito parlamento

Distribuzione del reddito

Dai dati risulta che oltre il 70% dei politici presi in considerazione ha dichiarato per il 2014 un reddito fra gli 80.000 e 150.000 euro, corrispondente alle indennità di mandato. Gli altri hanno avuto entrate superiori in virtù di altre fonti di reddito. In 10 superano il milione di euro. La ricchezza è distribuita in modo diverso se analizziamo i gruppi parlamentari, i più “ricchi” sono i senatori di Gal (Grandi Autonomie e Libertà) con oltre 400.000 euro di media mentre all’estremo opposto della classifica troviamo i 5 Stelle con poco più di 80.000 euro.

Il confronto tra le spese elettorali medie vede in testa Fratelli d’Italia alla Camera e il gruppo Area Popolare al Senato. Ultimo in ambo le classifiche è il Movimento 5 Stelle che ha speso in campagne elettorali, sommando i costi di Camera e Senato, intorno ai soli mille euro. Il partito rappresenta un’entità che ha entrate e uscite, ma anche in questo caso l’unico partito con saldo negativo è il Movimento in virtù di zero entrate all’attivo.

Entrate e uscite

Entrate e uscite dei gruppi parlamentari

Oltre a queste e a tutta una serie di statistiche riportare nel dossier, il vero problema portato alla luce da Openpolis è l’assenza di trasparenza (o trasparenza parziale) delle nostre istituzioni. Basti guardare la tabella sotto per comprendere che il dichiarato dai parlamentari si limita al minimo previsto dalla legge; ad esempio, diffondere informazioni su redditi e patrimoni dei familiari non è un obbligo, ma sarebbe indice di trasparenza. Per questo motivo è difficile analizzare lo status dei redditi, se più della metà di senatori e parlamentari non ne fornisce indicazione complete sulla provenienza.

Il decreto legislativo del 14 marzo 2013 n.33, ossia il Decreto Trasparenza, è decisamente il passo più avanzato compiuto dal Governo verso la costruzione di quel “Palazzo di vetro” di cui probabilmente si è sempre avuto bisogno visto l’incessante numero di scandali che da sempre caratterizza la nostra Repubblica. Purtroppo la completa pubblicazione di open data è ancora a diversi step di distanza ma il lavoro di Openpolis palesa quest’arretratezza fornendo uno strumento in più verso la piena trasparenza.

Informazioni parziali openpolis

Livello di trasparenza delle dichiarazioni dei redditi

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