La cintura di castità: com’è riuscito un mito a sopravvivere fino ad oggi?

Si sa, sono molti gli stereotipi storici a cui ci piace credere ma, sicuramente, uno dei nostri preferiti è quello del Medioevo come età buia che vive di una quotidianità violenta e omicida. Risulta di conseguenza facile credere a miti come quello che racconta del ius primae noctis, il diritto che permetteva ai sovrani di poter passare la notte con qualsiasi donna si sposasse in un territorio governato da loro.

Analogo a questo mito, reso plausibile dalla fama del Medioevo come luogo in cui i soprusi erano all’ordine del giorno, anche se successivamente smentito, continua a essere quello della crudele cintura di castità.
Un mito, questo, tutto da analizzare.

cintura castComparsi come oggetti “veri e propri” dal 1700, sono stati spacciati da allora come strumenti di tortura appartenenti al Medioevo, nonostante fabbricati nel diciottesimo secolo stesso. Il dubbio che sorge immediatamente sulla praticità di questa cintura riguarda l’igiene: com’era possibile lavarsi e non contrarre infezioni?

La risposta è più semplice di quanto possa sembrare: è chiaro che non si sarebbe potuto evitare di cadere vittima di infezioni, se intrappolate in una cintura chiusa 24 ore su 24 in cui erano presenti solo i fori per gli escrementi. È quindi lecito ipotizzare che le chiusure di una cintura del tempo potessero facilmente essere aperte da una qualsiasi chiave creata da un fabbro, oltre che dalla fantomatica chiave posseduta dal crociato che tornava alla sua fedele compagna dopo mesi o anni.

La creazione del mito è legata ad alcuni concetti culturali man mano sviluppatisi al passo con la storia, che in seguito sono stati spesso associati come giustificazione dell’esistenza di questo strumento di tortura. Risale infatti al sesto secolo l’idea di astinenza forzata, apparsa in alcuni testi di Papi o di Santi, e persino di Boccaccio: l’astinenza in questione è, però, parte della metaforica concezione della purezza teologica.

Si è successivamente sviluppato, durante il dodicesimo secolo, l’ideale del patto di fedeltà, che ha preso forma nell’opera Lai di Guigemar, di Maria di Francia, in cui l’amata del cavaliere Guigemar gli chiede di legarle la propria camicia intorno alla vita, prima che parta, come segno di fedeltà; atto, anche in questo caso, puramente simbolico e senza alcun riferimento a una vera a propria usanza culturale.

cintura cast bellifortis

La presunta cintura di castità descritta nel XV secolo da Konrad Kyeser

La prima apparizione visiva di uno strumento approssimativamente riconducibile alla cintura di castità si trova nel 1405, nel manoscritto Bellifortis di Konrad Kyeser. Nell’opera si descrive un oggetto imposto alle donne dalla gelosia dei mariti, ma al quale, però, l’autore si riferisce ironicamente, rendendo evidente come stia molto probabilmente parlando di uno strumento di fantasia e che, ad oggi, non poggia su alcun riferimento storicamente verosimile.

Proseguendo l’excursus storico che ha nutrito la nascita della leggenda della cintura di castità, è venuta all’attenzione degli studiosi un’incisione del sedicesimo secolo, in cui una donna che indossa una presunta cintura del genere è raffigurata tra due uomini che si stanno scambiando del denaro. Si pensa possa trattarsi di un protettore e la sua prostituta che, solo al momento del pagamento del cliente, poteva essere simbolicamente “liberata” dalla cintura. È dunque, per l’ennesima volta, ammesso che si raffigurasse qualcosa di realmente esistente, un uso simbolico o al massimo professionale quello che sembra coincidere con il suo utilizzo.

Sebald-Beham cintura
Solo nell’Ottocento si è avuto il primo “autentico” utilizzo della cintura di castità, con il fine, però, di evitare lo stupro o la demonizzata masturbazione. La sua applicazione era inoltre perdurata per brevi periodi di tempo, ed era molto più “comoda” di come si possa immaginare oggi. Solo la pubblicizzazione di un numero trascurabile di giornali del tempo ha avuto l’iniziativa di proporla come strumento per assicurarsi la fedeltà delle proprie compagne. Queste conoscenze hanno reso possibile solo recentemente di aggiornare la maggior parte dei cataloghi dei musei del Mondo che illustravano le cinture di castità presenti come risalenti al Medioevo, etichettandole invece come falsi storici del diciottesimo secolo. L’utilizzo odierno della cintura di castità è legato puramente a una consuetudine sadomaso.

In conclusione, la popolarità attribuita a uno strumento del genere sembra calzare con il bisogno tutto umano del voler “credere” e nutrire gli stereotipi culturali che invadono la storia, dando adito alla fantasia sessuale dei più “appassionati” agli strumenti di tortura medievali. La stessa tendenza umana che, memore della “normalità” con cui si sono troppo spesso susseguiti soprusi verso il genere umano, e in particolare rivolte al genere femminile (si vedano l’infibulazione e la schiavitù sessuale), non stenta a credere nello storicamente spietato controllo imposto sulla sessualità della donna.

Fonti: Focus.it, Wired.it

Annunci

Dì la tua!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: