Come il Signor Kim imparò ad amare la bomba

Il 2016 sul piano geopolitico si è aperto con una vera bomba, non solo nel senso figurato del termine: all’alba (europea) di mercoledì 6 gennaio si è sparsa la notizia che i sismografi giapponesi avevano registrato un terremoto “artificiale” di magnitudo 5.1, che gli esperti hanno in un primo momento ricondotto all’esplosione di un ordigno.

kim-jong-un L’epicentro della scossa è stato localizzato presso Sungjibaegam, località situata nella parte settentrionale della Corea del Nord, in passato teatro di test nucleari per i quali il governo di Pyongyang è stato sanzionato economicamente dalle Nazioni Unite.
L’annuncio è poi stato seguito da una dichiarazione ripresa inizialmente dalla KCNA (Korean Central News Agency) e poi diffusa in tutto il Mondo, che riportava il successo di un test effettuato con una versione miniaturizzata di una bomba a idrogeno. Immediata la condanna proveniente dalla comunità internazionale e la preoccupazione espressa dalla Corea del Sud, che ha limitato l’accesso al distretto industriale condiviso di Kaesong.

Per capire a fondo la situazione occorre fare qualche passo indietro: le due Coree, secondo il diritto internazionale, sono ancora in guerra dal 1950, essendo stato firmato un semplice armistizio nel 1953 e non un vero trattato di pace. Da quel momento la relazione tra le due metà del Paese ha attraversato diversi alti e bassi: dalle diverse minacce di invasione rivolte da nord a sud del 53° parallelo, all’apertura del distretto industriale condiviso di Kaesong nel 2004. Il conflitto è un’eredità della Guerra Fredda e le relazioni oggi sono deteriorate anche a causa dei test con armi di distruzione di massa che la Corea del Nord sarebbe riuscita a sviluppare (secondo informazioni d’intelligence dovrebbe avere in tutto 12 ordigni) a partire dal 2013. Ponendosi nei panni di Seul, i timori non sono poi così infondati per una serie di ragioni.

esercito-nord-coreaLa prima e più importante è che la Corea del Nord ha il quarto esercito del mondo per numero di soldati attivi (1.200.000 effettivi): statistica frutto della dottrina del Songun (“l’esercito prima di tutto”). Sebbene il grado di avanzamento tecnologico in una guerra convenzionale sia tutto sommato opinabile, si stima che Pyongyang sia in grado di radere al suolo la città di Seul (vicina al confine) nel giro di un’ora con il solo tiro d’artiglieria, la cui gestione non è affidata all’esercito di terra ma all’unità di gestione delle forze missilistiche strategiche, e annovera le repliche dei missili a corto raggio Luna-M (70 km di gittata) e Luna (50 km di gittata) montate su camion; nelle disponibilità di Pyongyang si stimano in tutto una cinquantina di questi pezzi d’artiglieria che, in alcuni modelli, possono persino montare una testata nucleare.

Oltre a questi possiede anche i missili di produzione propria Hwasong 5 e 6, rientranti nella classe dei missili balistici a corto raggio con gittata intorno ai 300 km che la NATO annovera nell’ambito degli SCUD. Gli analisti internazionali hanno tuttavia più volte dubitato sull’efficacia delle forze balistiche nordcoreane e temono maggiormente il tiro d’artiglieria convenzionale che da solo, per numeri e forza d’impatto, può comunque recare seri danni alla capitale sudcoreana.

image13Altra ragione è che il regime nordcoreano ha bisogno di flettere i muscoli nucleari perché non vuole rimanere isolato a livello diplomatico: i rapporti con la Cina hanno perso smalto dato che Kim Jong Un dal suo insediamento non è ancora stato invitato a Pechino. Vi è inoltre da considerare il rifiuto cinese a voler condividere i propri avanzamenti tecnologici con il programma missilistico nordcoreano, che si trova perciò quasi completamente scoperto dal lato dei missili di teatro – con gittata entro i 4000 km – e dei missili di lungo raggio (ICBM-Inter Continental Balistic Missile).

Oltre a tutto questo, c’è da registrare la peculiare stabilità del regime: allo stato attuale delle cose Pyongyang riceve aiuti umanitari da diverse organizzazioni non governative, come la Croce Rossa, data la carestia che ha colpito il Paese a metà degli anni ’90 e all’inizio del nuovo millennio. Tali aiuti non vengono usati come sollievo per la popolazione quanto piuttosto come mezzo di pressione verso la stessa. In breve, a Kim Jong Un si rivela sufficiente sfamare 2 milioni di cittadini (esercito e comitato politico) su 23 per assicurare la sopravvivenza propria e del suo regime.

Le dimostrazioni di spavalderia, come spesso accade in politica internazionale, stanno rivelando la debolezza strutturale del regime che dimostra così la sua instabilità e, pertanto, si rivela poco prevedibile nei suoi comportamenti futuri.

Concludendo, è importante precisare che la Corea del Nord non possiede dei vettori di lungo raggio stabili, capaci di portare un ordigno nucleare verso l’Europa o gli Stati Uniti (anche lo stesso Giappone è relativamente al sicuro, dato che nemmeno i missili di teatro sono sufficientemente affidabili). All’esistenza della bomba H nordcoreana mancano conferme da parte di organismi indipendenti e, secondo gli Stati Uniti, la magnitudo registrata dai giapponesi è troppo bassa per essere stata frutto di un’esplosione del genere nel sottosuolo. Le vere preoccupazioni per un ordigno all’idrogeno riguardano solo la Corea del Sud, mentre l’inquietudine a livello generale riguarda l’instabilità del regime nordcoreano e ciò che ne potrà conseguire.

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