La verità sulla manifestazione LGBTI del 23 Gennaio

Sono bastati pochi giorni per lanciare, accogliere e organizzare la mobilitazione LGBTI del 23 Gennaio 2016. Ma perché si scenderà in piazza? Tutti dicono la propria verità, molti litigano, pochi hanno le idee chiare. Il perché ve lo spieghiamo noi.

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Si scende in piazza per difendere il DDL Cirinnà? Oppure per chiedere che passi, pur sapendo che non è la legge giusta (ma meglio che niente)? O si scende in piazza per dire che quel DDL sulle unioni civili è una legge segregazionista e ciò che si vuole è il matrimonio egualitario? Ebbene, signore e signori (o signor*, per non far torto a nessun*) per tutti questi motivi.

409225408_7f1c6b6f04_oA onor del vero, la mobilitazione lanciata dalle associazioni LGBTI nazionali, Arcigay, ArciLesbica, AGEDO, MIT e Famiglie Arcobaleno, comunica un messaggio preciso: tutti in piazza per chiedere uguaglianza nei diritti. L’occasione è sì la calendarizzazione della proposta di legge prima citata, ma le richieste sono di totale regolamentazione di tutte le famiglie.  Eppure molti credono che il 23 si presidi la (sempre più forse) futura legge Cirinnà, come mai? Esattamente un giorno prima del lancio ufficiale della mobilitazione, un gruppo Facebook ha creato un evento della stessa fattura, data e modalità, della proposta di Arcigay and company, ma specificatamente a difesa del disegno di legge Cirinnà. Strana coincidenza, forse, o volontà di “scippare” l’azione alle sigle nazionali, magari: di certo una situazione che ha mandato in cortocircuito la comunicazione.
A fronte di questo scenario, dunque, perché i motivi prima elencati sarebbero tutti validi per occupare le piazze italiane?

Il movimento LGBTI negli ultimi anni, dalla proposta dei DiCo a oggi, è svanito. Non è emerso nel 2009 quando si susseguirono atti gravi di omofobia o quando fu affossato il DDL Concia contro l’omofobia (unico guizzo, che fa male ricordare, fu per il Luca era Gay di Povia in finale a Sanremo); non è emerso nel 2013 quando Scalfarotto mandò in soffitta la propria proposta anti-omofoba; oppure non si fecero vedere azioni unitarie contro le Sentinelle in Piedi o in occasione dei Family Day. Questa non presenza nel paese deve finire. Per questo il 23 Gennaio, in piazza, devono esserci tutti i sostenitori delle varie “correnti di pensiero” sulle famiglie omosessuali e omogenitoriali.

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Si sa, i liberi pensatori litigano tra di loro. È una loro caratteristica, oltre che tipica di chi ha una mente di sinistra (rara nei partiti di centrosinistra, senza fare nomi). Coloro che seguono il capo, il leader, non discutono tra di loro: la linea è una e si deve seguire anche contro il proprio pensiero. La bellezza di chi agisce il proprio senso critico sta nella diversità di vedute; non è paraculaggine (passatemi la metafora), anzi, i toni devono rimanere accesi e i confronti vivaci, anche aggressivi qualora se ne necessiti. Ma non va, in questo caso, separata la piazza, esercitata quella supponenza tipica di chi crede profondamente nella propria idea e men che meno escluso chi la pensa diversamente dai nostri menestrelli-governanti.

Tutti i cittadini, tutte le persone che credono in una società giusta, equa e libera devono sentirsi in obbligo di scendere in piazza il 23 Gennaio, con l’obiettivo finale di ottenere la più completa uguaglianza di diritti tra individui e famiglie.

Photo credits: Madison Scott-Clary, Fabio Sola Penna

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