BoJack Horseman: ecco perché guardarlo

L’altro giorno me ne stavo in un completo stato di nullafacenza: troppo freddo per uscire, troppo assonnato per leggere, troppo pigro per compiere qualunque azione mi richiedesse un movimento di qualsiasi tipo. Ho deciso dunque di ripiegare su una strategia raramente adottata dal sottoscritto, cioè guardare una serie: non sono mai stato un fan delle serie tv ma, sicuramente influenzato dal fatto che siano passate di moda, ho deciso di perderci qualche minuto della mia vita. In ogni caso, ho iniziato a guardare BoJack Horseman.

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Ecco il genere umano racchiuso in una immagine

Ne avevo già sentito parlare in rete ma non ho mai cercato informazioni, sapevo solo per certo fosse una serie originale Netflix, il che ai miei occhi significa qualità, ma ripeto: non sono un esperto. Ad ogni modo, mi sono guardato le prime due puntate ed ho scoperto che la serie narra le vicende di BoJack Horseman, una stella della TV degli anni ’90, protagonista della celebre sit-com “Horsin’ Around”, in cui interpretava un giovane scapolo, padre adottivo di tre orfani. La particolarità di BoJack è quella di essere un cavallo: infatti il mondo della serie è un universo in cui esseri umani e animali antropomorfizzati convivono tra di loro, lavorando insieme, vivendo insieme e andando a letto insieme.

Nella prima puntata vengono introdotti i personaggi principali, tra cui Diane Nguyen, una ghostwriter incaricata di scrivere la biografia di BoJack: è attraverso le interviste e le domande che la giovane vietnamita gli pone che noi veniamo a conoscenza di tutte le sfaccettature della complessa e turbata persona che è BoJack: il grave alcolismo, la relazione malata coi genitori e la profonda paura di rimanere solo sono tematiche che compaiono nelle prime due/tre puntate e che verranno approfondite nelle successive.

BoJack subirà importanti evoluzioni durante tutto il corso della storia alternando brevi momenti di felicità a continue e costanti ricadute nell’eccesso in qualsiasi cosa possa essere sbagliata, dal mangiare dei muffin pieni di grassi saturi allo svenire dall’alcol.

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BoJack che vomita zucchero filato

Ma teniamo presente una cosa: è una serie che fa profondamente ridere.
Forse è un paragone azzardato, ma I Simpson possono essere visti come qualcosa che fa ridere, e facendolo parlano di cose serie. BoJack Horseman mi piace vederla come una serie che tratta tematiche serie, e facendolo è divertente; un esempio è quando, durante la sua infanzia, il padre del protagonista gli distrusse la casa sull’albero perché invece dei chiodi cristiani usai le viti, che erano i chiodi finti degli ebrei”.

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Solo ora capisco la genialità di questa frase

Dialoghi brillanti, pieni di battute e giochi di parole (consiglio infatti la visione in lingua originale), personaggi complessi e ben caratterizzati donano una profondità da me mai vista in alcuna serie animata, orientale o occidentale che sia. L’enorme insieme di problemi che è BoJack ci spinge ad amarlo, a rivederci in lui e a provare le sue stesse emozioni mentre lotta per superare il profondo odio che prova per se stesso.

Sono questi gli elementi di una serie di sole due stagioni (è già in produzione una terza!) che ha riscosso grande successo tra critica e pubblico. Tirando le somme, è una serie che straconsiglio e che sto amando alla follia (la sto riguardando per la seconda volta) tanto da scriverci un articolo! Direi che almeno darle una possibilità sia doveroso.

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