L’importanza di essere… una cover

RHCP_One_Hot_MinutePosso ritenermi una delle fortunelle che hanno il “papo” (lo saluto pure con manina ondeggiante: ciao papino!) che negli anni ’70 era un baldo giovine adolescente. Già allora faceva il trottolino amoroso in giro per l’Europa e ogni tappa voleva dire solo una cosa: sarebbe tornato con un altro vinile di un altro dei supergruppi che allora infiammavano i palchi.

Dopo anni e anni di girovagare, dopo essersi preso una vacanza dal suo vagabondare, sono nata io: piccola, bastarda e, dato da non sottovalutare, infoiata appassionata delle cover dei vinili (e della musica dei vinili stessi).

Ora, dopo aver deformato la mia umile visione tramite gli insegnamenti probi di “cultori dell’Arte” (Arte con la A maiuscola, eh!), mi sono messa a riguardare e risfogliare la collezione di vinili di mio papà. Ho riscoperto grandi classici, grandi cantautori (oh, Bob Dylan, che ansimi!), e grandi opere d’arte incastonate nelle covers.

Pink-Floyd-Dark-Side-Of-The-MoonEbbene sì, il mondo dell’arte e quello della musica sono sempre stati collegati, soprattutto da quando il mercato discografico, oltre che dare buona musica, ha deciso di collaborare con quello dell’arte visuale.

Copertine come quella di The dark side of the moon dei Pink Floyd (realizzata dallo studio Hypgnosis) o di Brain salad surgery degli Emerson, Lake & Palmer (realizzata dal genio svizzero Giger) sono da considerarsi a tutti gli effetti opere d’arte concepite esclusivamente per la musica. Altri esempi possono essere la copertina di One Hot Minute dei Red Hot Chili Peppers (realizzata da Mark Ryden), l’omonimo album dei Velvet Underground e Nico (nientepopodimeno che da Andy Wahrol), le copertine di Robert Venosa (allievo di Dalì) per il gruppo  progressive death metal Cynic.71H2+Sj3wmL._SL1287_

Gli esempi si possono sprecare ed è un gioco davvero davvero carino andare a vedere quali artisti hanno decorato le copertine dei dischi che più ci piacciono, perché se da un lato è interessante andare a ri-conoscere i tratti di autori stra-famosi, dall’altro se ne possono anche scoprire, di futuri grandi artisti: Banksy per Think Tank dei Blur, oppure Stanley Donwood, l’eterno presente delle covers spettacolari degli album dei Radiohead.beatles 5

blur-think_tank-frontalGiuro che non ho problemi psichiatrici (non troppo gravi, suvvia) e non passo le ore a sfogliare, catalogare e fare il Gollum della situazione con i vinili di mio padre, però una volta ogni tanto mi ricordo di farlo per non dimenticare mai cosa vuol dire davvero ascoltare musica.

C’è chi ascolta musica con il lettore mp3, al pc, su Spotify magari, sempre connesso al proprio smartphone, che la condivide con gli amici sui social network con la stessa facilità con cui si condividono estratti dei libri con frasi slegate dal contesto, che così assumono sempre il significato deviato del “fast food” della cultura: per carità, tutto permesso, ma rimane una scelta coatta (in entrambi i significati, eh).

Però, proprio in questo periodo di vacanza, mi sono ritrovata a fare due cose: leggere un libro al caldo (un libro intero, non a pezzi) in un pomeriggio, gustandomi le illustrazioni, la scelta del lessico, la forma della pagina e dei margini che tratteggiano sempre un micropaesaggio di “a capo” che non può che essere poetico; poi mi sono ascoltata un paio di vinili, sempre al caldo, con calma, per osservare e ascoltare anche le sensazioni che mi trasmetteva la copertina.

Perché ascoltare musica è narrazione proprio come leggere un libro: una storia di paesaggi, figure e immagini che sono un tutt’uno con la musica, un teatro muto, immobile, che gira nella tua testa con la musica a fare da voce narrante. The House of the holy dei Led Zeppelin, nella sua meravigliosa distesa di corpi; le illustrazioni in The Wall dei Pink Floyd (opera di Gerald Scarfe); il collage umano di Peter Blake per Sgt. Pepper Lonely Heart Club Band dei Beatles.

A1Ho65YM2DL._SL1500_No, non sto facendo la nostalgica fine a se stessa, il mio è un invito dolce-amaro per ri-scoprire le meraviglie culturali che ha prodotto l’intelletto umano ma senza la compulsività tipica della nostra infame epoca, dove devi correre, essere veloce e snella, e soprattutto devi rinunciare alle tue emozioni perché altrimenti non sei abbastanza lucida.

Io preferisco i pomeriggi passati a leggere e ascoltare vinili, alle grandi escursioni pionieristiche nei centri commerciali o per le vie del corso dove la borsa che mi comprerò durerà un paio di mesi, forse un anno: il brivido di un disco e la sua cover, invece, me li porterò sottopelle per sempre.

 

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