Liberi dall’amore: basta retorica sentimentale sui matrimoni gay

Nella contemporanea lotta per i diritti LGBTQI la fa da padrone la campagna per il matrimonio egualitario. “Piazzate d’amore”, “lo stesso sì” corredato da cuore rosso con inscritto un uguale, i discorsi dei vari rappresentanti delle sigle LGBTQI che includono il concetto di amore alla richiesta di diritti sono solo gli ultimi esempi di un trend che dovrebbe cambiare.

lgbt gay

Il matrimonio civile, in Italia, è normato da diversi articoli del Codice Civile. Durante il rito si fa lettura degli articoli 143, 144 e 147. Gli ultimi due normano i doveri verso i figli e l’indirizzo della vita familiare e residenza della famiglia, mentre il primo parla di diritti e doveri acquisiti dai coniugi. Tra questi troviamo la fedeltà che potrebbe essere intesa meramente come fedeltà sentimentale, ma che possiamo meglio comprendere facendo riferimento alla sentenza della Cassazione Civile Sez. I n° 15557 del 11-06-2008. Tra le motivazioni della sentenza, si legge questo passaggio:

“Questa Corte […] ha ripetutamente affermato che siffatta pronuncia richiede di accertare se uno dei coniugi abbia tenuto un comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio espressamente indicati nell’ art. 143 CV , e perciò costituenti oggetto di una norma di condotta imperativa: fra i quali è indicato l’obbligo della fedeltà, strettamente connesso a quello della convivenza e da intendere non soltanto come astensione da relazioni sessuali extraconiugali, ma quale impegno, ricadente su ciascun coniugo, di non tradire la fiducia reciproca, ovvero di non tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale tra i coniugi, che dura quanto dura il matrimonio. In effetti la nozione di fedeltà coniugale va avvicinata a quella di lealtà, la quale impone di sacrificare gli interessi e le scelte individuali di ciascun coniuge che si rivelino in conflitto con gli impegni e le prospettive della vita comune. […] Ha tuttavia avvertito la giurisprudenza che il giudice non può fondare la pronuncia di addebito sulla mera inosservanza dei doveri di cui all’ art. 143 CV , dovendo, per converso, verificare l’effettiva incidenza delle relative violazioni nel determinarsi della situazione di intollerabilità della convivenza. E il collegio deve ribadire che a tale regola non si sottrae l’infedeltà di un coniuge, la quale pur rappresentando una violazione particolarmente grave, specie se attuata attraverso una stabile relazione extra coniugale, può essere rilevante al fine dell’addebitabilità della separazione soltanto quando sia stata causa o concausa della frattura del rapporto coniugale, e non anche, pertanto, qualora risulti non aver spiegato concreta incidenza negativa sull’unità familiare e sulla prosecuzione   della   convivenza   medesima”

Riassumendo, i concetti espressi sono due: per infedeltà s’intende un concetto più ampio; in ogni caso, tale elemento non pregiudica di per sé il matrimonio se non quando abbia effetti negativi sul rapporto coniugale. In buona sostanza, anche se uno dei due coniugi dovesse avere l’amante, questo non basta per richiedere la separazione.

Fassino posa entusiasta con il cuore della campagna Lo Stesso Sì

Fassino posa entusiasta con il cuore della campagna “Lo Stesso Sì”

In tutta questa disamina e ricercando nelle norme e leggi, mai viene menzionato l’amore, poiché lo stato non si può e non si deve occupare dei sentimenti dei cittadini, che sono e rimangono un affare privato e intimo. Dunque, perché la lotta per il matrimonio egualitario passa sempre per il concetto di “amore”, come se questo elemento fosse imprescindibile per legittimare un’unione omosessuale?

Interrogando alcuni membri del consiglio nazionale di Arcigay, la risposta più diffusa è che facendo leva sull’amore si raggiungono di più le pance delle persone e, dunque, si riesce a far passare un concetto senza annoiare con argomenti di rivendicazione politica e sociale. Il metodo Barba D’Urso, per capirci. Eppure, le coppie omosessuali devono potersi sposare per proprie motivazioni personali, anche di opportunità (sia economica, sia finanziaria che coabitativa). Mantenendo la linea “dell’amore” non si riuscirà mai a scardinare dalle menti dei più che il matrimonio egualitario non è un diritto delle persone omosessuali o bisessuali, ma un diritto di tutti i cittadini, a prescindere dal proprio orientamento sessuale. Vorremmo forse vietare a due uomini o a due donne eterosessuali di potersi sposare e formare una famiglia? Se la loro condotta sarà in linea con quanto prescritto dagli articoli di legge interessati, nulla dovrebbe ostacolare una formazione sociale come questa. Naturalmente, non affronteremo qui la questione della crisi del concetto stesso di matrimonio e di come un istituto come questo andrebbe ripensato in un’ottica di tutela dell’individuo e dei soggetti sociali più ampi rispetto alla coppia con figli. Ma il binarismo e il pensiero normativo dominante sono difficili da cambiare!

Dunque, basta parlare di amore in relazione alla richiesta di riconoscimento di diritti. Basta utilizzare i sentimenti come elemento di legittimazione per le unioni tra persone dello stesso sesso.

Note: Link alla sentenza Cassazione Civile Sez. I n° 15557 del 11-06-2008

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