Intervista a un editor di romanzi erotici: Daniele Pollero, il sesso e la letteratura

Oggi chiacchieriamo con un editor di romanzi, erotici e non solo. Si chiama Daniele Pollero, ha ventisei anni e lavora per la Panesi Edizioni, una casa editrice giovane ma molto attiva nel campo dell’editoria digitale. Daniele è attualmente il talent scout e si occupa della selezione e dell’editing dei manoscritti. In più, cura la collana erotica.

Dani

Ciao, Daniele! Grazie per la tua disponibilità. Perché la letteratura erotica? Pensando al caso Fifty Shades of Grey e allo scalpore che ha destato, mi chiedo per quale motivo il sesso sadomaso scritto abbia suscitato stupore, quando ci sono film e video amatoriali pornografici che trattano lo stesso argomento che non catalizzano l’attenzione di un “grande pubblico”. Il cartaceo non vanta il plus dell’elemento multimodale, ma ha comunque saputo farsi notare. Quali sono gli elementi che, a tuo avviso, hanno fatto sì che il mondo dell’editoria si interessasse a questo genere? In che modo la letteratura erotica “supera” il video? E che cosa cerca il pubblico, o i lettori, in un romanzo erotico?
Partendo dal presupposto che il mercato erotico si rivolga prevalentemente a un pubblico femminile, la risposta viene da sé. Senza ricadere in una psicologia spicciola che non mi compete né mai mi competerà, ritengo comunque che la vita intima delle donne abbia luogo soprattutto nel mondo dei pensieri, del racconto e della (auto)confessione. In questo senso i termini della questione ne risultano addirittura ribaltati: è la letteratura a poter vantare un plus sull’elemento multimodale, che arriva addirittura ad avere lo svantaggio dell’immagine dove la prima ha il vantaggio dell’immaginazione. Il che è paradossale, se pensi che il corpo femminile è ed è stato completamente erotizzato, modellato e rimodellato, quantificato e ridotto a immagine nel corso dei secoli. Una violenza inutile, visto che la mente invece è sempre stata libera e in grado di produrre incessantemente. L’erotismo è il prodotto naturale di una sensibilità femminile.

Da un punto di vista individuale, ci sono motivazioni precise che ti hanno spinto ad avvicinarti al genere? Ci sono romanzi che ti hanno colpito particolarmente e a cui fai riferimento in fase di selezione dei manoscritti? Hai un’aspirazione letterario-erotica precisa?
Devo dire che trovo affascinanti i tentativi di strutturare la propria vita intima (in particolare l’aspetto sessuale e in particolare dal punto di vista femminile) in una narrazione. È un’operazione difficilissima. Si tratta di dare forma sistematica a un flusso di emozioni e sensazioni, unendole con tutta una serie di connessioni logiche che magari nella realtà delle cose sono appena trasparenti. Senza contare che bisogna stare bene attenti ad adeguare il registro e l’utilizzo della parola al contenuto e al messaggio: si sta pur sempre facendo letteratura, comunicazione, e, in senso lato, arte. Il romanzo non è la chat. Il che non significa censurare o castigare, ma ricorrere all’estremo solo quando serve, dove ha un significato più ampio. Il gold standard che cito sempre in questi casi è Lolita. Chiaro che tratta di pedofilia, né più né meno. Ma vi invito a leggere come lo fa. Riprendete il passo in cui Humbert e Lolita approdano al primo albergo, e tutto il pezzo in cui lui attende con impazienza che la droga somministrata a lei faccia effetto per abusarne. Fa perfino sorridere. Quello è il capolavoro, muoversi in terreni impervi sul filo di parole vellutate per riuscire a esorcizzarli.

Quali elementi “ti convincono” in un manoscritto? Le sfumature dell’erotico sono molteplici: esiste una scala di valutazione del potenziale erotico di un manoscritto e, se sì, ha un’influenza sulle tue decisioni in fase di selezione e su quelle dei lettori?
Un manoscritto erotico è un manoscritto, quindi deve rispettare e superare quelli che dal mio punto di vista sono i criteri di valutazione di un manoscritto qualsiasi: scrittura matura, narrazione bilanciata e aderenza alle nostre visioni artistiche – dove per “noi” intendo la casa editrice. Poi ovviamente il genere avrà le sue peculiarità. La prima che mi viene in mente per (ancora breve) esperienza è l’equilibrio fra sviluppo della trama e scene di sesso. Se si fa solo sesso o si parla e basta è un problema, e credo di poter dire che funzioni così anche nella vita. Una relazione che manca di dialogo o di contatto fisico non va. La questione del potenziale erotico secondo me è di doppia implicazione con la qualità. I porno di Sara Tommasi non risveglierebbero neanche i sensi di chi è a digiuno da una vita, perché sono qualitativamente miseri. Non c’è talento, da nessun punto di vista. Il prius è sempre e comunque quello.

Dani bis

Le copertine dei romanzi erotici solitamente ritraggono labbra, mani legate od oggetti erotici. Le immagini danno l’idea che l’elemento creatività sia un po’ messo da parte e, del resto, alcuni romanzi tendono ad essere l’uno la copia dell’altro. Che lavoro c’è dietro alla scelta di una copertina e, soprattutto, come si fa a far capire a colpo d’occhio che “questo libro è diverso”? E come si fa a rendere “diverso” un romanzo erotico?
Anche qui bisogna scindere la questione estetica da quella concettuale. La copertina non deve eccitare o indurre all’autoerotismo, SE NON dove ha strettamente senso. E probabilmente non accade spesso, perché ormai il senso sta sempre più lasciando spazio al dominio economico, al marketing e alla vendita. Da questo punto di vista la copertina è di fondamentale importanza, una potentissima esca.  Ma oserei dire che il colpo d’occhio non sempre funziona. Il colpo d’occhio è per i voyeuristi, per i cultori del peep show. Qui si fa letteratura, e l’unico occhio che dev’essere attivo è il terzo, quello della mente. Tempo fa parlavo proprio della differenziazione con un’autrice, la quale risolse così il tuo interrogativo: “Il genere erotico va rinnovato con i sentimenti”. Vi lascio questa conclusione come spunto di riflessione.

Episodi che ti sono accaduti in fase di selezione o di editing? C’è stato un momento in cui hai strabuzzato gli occhi leggendo un inedito o ti sei sentito tutt’uno con i personaggi? E che tipo di rapporto si stabilisce con lo scrittore durante la fase di editing?
Certo! Ho letto diverse cose piuttosto audaci. Credo sia anche una cosa piuttosto meritevole, purché si rimanga comunque entro i famosi confini del senso. Significa che non manca la voglia di osare, di sperimentare le possibilità del mezzo [letterario ed erotico]. Il confine fra zozzeria gratuita e comunicazione artistica comunque è molto labile, e va gestito con estrema maestrìa. Un manoscritto erotico che funziona è sempre molto elegante, anche dove sconfina nell’osceno. L’accenno ai personaggi mi consente di aggiungere che anche la loro costruzione va attentamente meditata e soppesata. Può bastare anche una descrizione ben fatta che lasci intravedere una profondità, un non detto, un velato, per accendere i sensi. Le figurine bidimensionali non hanno successo neanche nella vita. All’ultimo punto rispondo più compiutamente sotto.

In molti casi la letteratura erotica ha dell’autobiografico: Valérie Tasso, Catherine Millet, Melissa P. A te è capitato di dover trattare con manoscritti autobiografici? Il tuo lavoro diventa più delicato e complicato, in quei casi? In che modo si deve andare incontro alla personalità dell’autore?
Mi è capitato molto spesso, e altrettante volte ne sono stato grato. Ho avuto modo di vivere diverse vite e un numero di esperienze per me inedite attraverso la parola scritta, anche dove magari difettava o presentava delle lacune. Uno scrittore erotico [ma non solo, chiaramente] affida all’editore la sua intimità, o una parte di essa. Chiaro che il mio compito poi è quello di aggiustare e sistemare, ma il mero mestiere non può consentire di tralasciare o marginalizzare il capitale umano. Bisogna sempre porsi con estremo rispetto. Di più: l’intimo di una persona merita venerazione. Quello femminile poi è un mondo meraviglioso, un infinito intrattenimento, un abisso nel quale è sempre molto difficile riconoscere contorni netti e distinti. Bello così com’è.

Grazie per le tue risposte, interessanti e provocatorie. In bocca al lupo per le prossime pubblicazioni e un saluto da tutta la Redazione di MdC!
Grazie a te Giulia, è stata una conversazione parecchio stimolante.

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2 commenti
    • giuliamastrantoni ha detto:

      Grazie mille!
      Giulia

      Mi piace

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