I Cani, la sindrome di Asperger e i topi da laboratorio

Se Marta fosse ciclotimica si appellerebbe alla biochimica perché d’inverno sembra Blondie e d’estate si veste come Anna Frank.
Se Sara fosse bipolare la troveremmo normale quando parla di magia bianca e poi dice di volersi ammazzare.
Se Carlo fosse veramente stato stuprato nell’infanzia avrebbe un ottimo motivo per mantenere la distanza dal padre che lo mantiene iscritto a lettere ad oltranza. Dal padre che lo mantiene iscritto a lettere ad oltranza.
Se Niccolò avesse l’asperger nessuno mai si aspetterebbe niente da lui almeno in termini emotivi e di capacità affettiva.
Le ex direbbero commosse: “Non era poi così male!”
Le ex direbbero commosse: “Non era poi così male!”
E invece purtroppo: non si scherza su queste cose
Non si scherza su queste cose!
E invece purtroppo: non si scherza su queste cose,
non si scherza su queste cose!

Questo il testo della canzone Asperger tratta dall’EP ICaniNonSonoIPinguiniNonSonoIcani che vede in collaborazione i Gazebo Penguins e I Cani, appunto.

icaninonsonoipinguininonsonoicani

I Cani, ovvero il cantautore Niccolò Contessa, hanno diviso l’Italia in due: o li si ama o li si odia. C’è chi dice che i testi siano l’apoteosi dell’ovvietà, c’è chi dice che siano innovativi, geniali e illuminanti. Io li ho trovati orecchiabili e ho constatato il fatto che a volte, esprimere banalità non è così banale: a volte l’ovvio è talmente ovvio che sfugge. Esattamente come il testo di questa canzone: breve, ridondante, sarcastico, ma che nasconde grandi verità, se lo si legge in chiave pedagogica. Ad una prima lettura, infatti, gli indignati del web, direbbero che gli autori del testo hanno messo in ridicolo esperienze dolorose ed importanti come la ciclotimia, il disturbo bipolare, la sindrome di asperger o un evento orribile come lo stupro.

Ma in realtà, se leggiamo bene, questo testo, cerca, forse, di essere il manifesto di una società che sta cambiando e vuole dare rilievo ed importanza alla diversità e alla non esclusione: già, perchè a volte, sembra che per essere compresi ed essere ascoltati, bisogna avere una certificazione. Ma tutti quelli che non rientrano in uno standard di malessere, eppure provano un disagio, dove possono urlare il loro dolore?  Ed è proprio qui, il punto chiave della questione, la prima vera discriminazione. Ora, per star male devi essere etichettato. Se il tuo disagio non ha un nome e caratteristiche ben definite devi solo stare zitto e riflettere su chi sta peggio di te. Mi viene da pensare, che allora, siano da giustificare i gesti eclatanti e realmente dannosi. Però giustifico di meno quelli che poi, ad atto compiuto, dicevano “Non mi sarei mai immaginato”.

Certified stamp

Mi soffermo ancora un po’ sulla strofa che dice: «Se Niccolò avesse l’asperger nessuno mai si aspetterebbe niente da lui almeno in termini emotivi e di capacità affettiva. Le ex direbbero commosse: “Non era poi così male!”». E mi immagino un Niccolò Contessa che di vuoti emotivi e problemi sentimentali ne ha un sacco, e che evidentemente ci è “rimasto sotto” un bel po’ di volte, visto che, anche se in maniera caustica e lapidaria, sembra ricordare ex che lo mollano e storie andate a male, in diversi suoi testi.

Poi mi immagino letteralmente un’orda di tipe affrante che lo coccolano e compatiscono, anche se non è stato un bravo fidanzato, perchè, in fondo, cosa ci si può aspettare da uno che è malato?”, come se uno che è appunto, come dicevo sopra, certificato, è giustificato dal non potercela fare e dall’essere uno stronzo atarassico che in un rapporto è un egoista incapace di assolvere ai bisogni emotivi dell’altro. Tanto vale, perché puntare su un malato? La gente malata ci può semplicemente dare di meno e male, esattamente come descritto in qualche enciclopedia medica.

Da oggi per capire le persone e ipotizzare le loro possibili reazioni mi informo prima sulla loro patologia e poi vado a leggermi i sintomi: così capirò più velocemente e più facilmente le persone; quasi come i cani che si capiscono con una annusata di culo. Ma quanto le aspettative dettate da pregiudizi deteriorano i rapporti?

In merito a questo argomento mi viene in mente un esperimento che viene di solito presentato a professionisti che si ritroveranno, un giorno, a lavorare nell’ambito delle relazioni d’aiuto, come ad esempio educatori ed insegnanti, in particolare di sostegno. Questo esperimento è chiamato: Esperimento Pigmalione il cui nome si ispira proprio al mito di Ovidio, poi ripreso da George Bernard Shaw per scriverne una sua commedia. In questo esperimento si prendevano un tot di cavie bianche, comunemente utilizzate per esperimenti da laboratorio. Una parte di queste cavie era stata lobotomizzata, quindi, erano state ridotte le capacità di questi topolini. Queste cavie erano successivamente destinate ad essere consegnate a giovani studenti che avrebbero dovuto insegnargli ad eseguire un percorso. Il risultato?

Mouse in a maze --- Image by © Tetra Images/Corbis

Tutti gli studenti cui era stato, preventivamente, detto che i topolini erano lobotomizzati, non erano stati in grado di insegnargli ad eseguire il percorso, mentre gli studenti tenuti all’oscuro di tutto, erano, riusciti a far compiere almeno metà, se non tutto il percorso, anche se magari con più fatica, dovendo incitare il topo diversamente abile, o dovendo far fatica ed inventarsi escamotage per poter raggiungere l’obiettivo.

Quindi, proprio nel caso in cui gli studenti non erano stati investiti da pregiudizi, non avevano detto, certo, al topo “poveraccio: non ce la puoi fare, tu sei esonerato. Facciamoci una birra e andiamo avanti a pippe e videogames tutto il giorno che tanto sei giustificato”. No: quegli studenti, involontariamente, avevano ridato la dignità a quei topi che comunque erano riusciti ad assolvere al loro compito, anche se con più fatica e con strategie diverse da quelle tradizionali.

Tornando al testo della canzone, alla fine il nostro Niccolò lo ripete come un’omelia: “E invece purtroppo: non si scherza su queste cose!”Sui disabili non si scherza. Sui ciccioni non si scherza. Sui gay non si scherza. Orde di anti troll col forcone. Moralizzatori col diserbante in mano. Gente con l’intelletto di un comodino al buio che non comprende lo humor. Dobbiamo essere sensibili e sensibilizzare nei confronti di chi-è-meno-fortunato-di-noi. Ed anche qui la falla enorme che si è andata a creare: cerchiamo di non discriminare e allora non ci comportiamo normalmente, come faremmo in altri casi, e allora discriminiamo ancora di più. A volte si giunge, persino, a negare l’evidenza, e non ci rendiamo conto che con questi trattamenti speciali, stiamo rendendo la persona che ha difficoltà, ancora meno capace di quello che è.

DISAGIO

Perché, una persona con difficoltà, in realtà della percezione che il mondo ha di sé, non se ne fa veramente nulla, perché spesso è la percezione degli altri ad essere sbagliata, perché spesso precludiamo a queste persone, esperienze, solo per via di costrutti mentali assolutamente nostri che non corrispondono alla realtà. E poi credete davvero che infarcire la persona che ha bisogno di aiuto con discorsi del tipo “loro non capiscono, sii superiore”, condito da aneddoti pseudomotivazionali e buonisti, sia d’aiuto? Credete davvero che limitare e censurare lo scherno possa davvero migliorare lo stato delle cose?

Secondo me no, anzi: negando con la forza il diritto ad esprimersi degli altri, anche se sono idiozie, crea spesso un accanimento controproducente. Inoltre, creare un clima di accettazione basato su buoni propositi campati per aria, porterà un’atmosfera surreale in cui “ci si sta prendendo un po’ tutti per il culo perchè altrimenti fa brutto”. Ma chi sta male continua a stare male, e le risatine soffocate degli altri le percepisce.

E allora, perché non utilizzare l’ironia per rispondere all’ironia degli altri che a volte può far male? Perché non creare un principio di relazione con l’altro proprio partendo da uno scambio di battute che però ci pone sullo stesso livello? Perché tutti hanno qualcosa che è potenzialmente oggetto di scherno. Forse dopo averci scherzato su insieme, dopo un sano conflitto in cui si ammettono ed esorcizzano le proprie “mancanze” potrebbe nascere un nuovo contatto col mondo che potrebbe far pensare “allora non sono solo”. Che è ben diverso da “mi isolo perchè gli altri sono tutti cattivi, non mi capiscono, mi prendono in giro, ma io sono superiore”.

Perché non la smettiamo di prenderci troppo sul serio, e non ci scherziamo su, che tanto alla fine, chi più, chi meno, soffriamo tutti, siamo tutti sulla stessa barca, anche se non ce l’ha detto, esplicitamente il medico?

Anche questa banalità da non sottovalutare, banalità banale come i testi de I Cani, appunto.

Note: per chi volesse ascoltare il brano Asperger clicchi qua.

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