Thank your lucky stars (and thank Beach House too) – la recensione

I Beach House l’hanno fatto di nuovo. A nemmeno due mesi dall’uscita di Depression Cherry, il quarto album in studio del duo di Baltimora sempre edito per la Subpop records, esce Thank your lucky stars, l’ultimo inno al dream pop. Dopo aver ascoltato Depression Cherry uno poteva anche aspettarsi un attimo di pausa, una piccola attesa, giusto per digerire le assurde evoluzioni di armonie psichedeliche condensate nei suoi 45 minuti. Del resto, dopo un album del genere chi si sarebbe mai aspettato che Victoria Legrand e Alex Scally avessero in serbo un altro piccolo capolavoro ?

Thank your lucky stars esce in maniera inaspettata con un breve preavviso comunicato via twitter, e finisce immediatamente nelle librerie iTunes e nelle cuffie di tutti i fan del duo statunitense. L’album sarebbe stato registrato nello stesso periodo di Depression Cherry – tra Luglio e Novembre 2014 – ma è certamente privo di quella maestosità quasi lirica propria degli ultimi prodotti firmati Beach House, come se avesse una voce più personale e intima. E forse è proprio così: Victoria ci dice che si tratta di un album più “politico”, come se il duo avesse voluto evitare tutta la solita campagna pubblicitaria che gira intorno all’uscita di un disco e lo volesse semplicemente far esistere. “Le canzoni sono nate molto velocemente”, continua la Legrand, “E ci siamo fatti trasportare dai testi e dalle tematiche narrative”.

La copertina di

La copertina di “Thank your lucky stars”

Quindi che suono ha questa sorpresa musicale di metà autunno? Al primo ascolto sembra che Victoria abbia voluto tornare alla semplicità dei dischi d’esordio: lunghi accordi tenuti per tutta la durata dei brani, cori eterei e riff di chitarra distorti. Rimane comunque presente la nuova passione – affermatasi in Depression Cherry – nell’uso delle percussioni, che sono sempre più protagoniste di diverse intro. Ma i veri protagonisti sono i testi. Se avete ascoltato almeno un paio di album dei Beach House saprete per certo quanto amino raccontare di visoni mistiche e strani viaggi attraverso l’universo. In TYLS i personaggi della storia sono appena accennati, come se riuscissimo a coglierne solo l’ombra tramite i brevi tratti di magia costituiti dai suoi nove brani.

Majorette, il primo brano dell’album, esordisce con un classico riff ripetitivo che accompagna la voce di Victoria per tutta la sua durata: una sorta d’introduzione che ci prepara all’universo parallelo in cui ci trasporteranno i Beach House nei prossimi quaranta minuti. Una storia, quella di questo universo, pieno di personaggi che vivono in ognuna delle sue tracce. Chi sarà la “she” di She’s so lovely, o la ragazza comune di Common Girl? Victoria e Alex ci fanno intravedere i loro visi dallo spiraglio di una porta socchiusa su organi mascherati da sintetizzatori e chitarre alla “My Bloody Valentine”. Seguono poi All your yeahs, in cui il duo sperimenta con cori e tonalità quasi pop dalle linee melodiche molto orecchiabili; One thing, che è una sorta di respiro di metà disco, dal ritmo cadenzato e tipicamente scandito dalla chitarra di Scally, il quale verso la fine si esibisce in una variazione filtrata da pedali ricchi di riverbero. Passiamo velocemente affianco a The traveller e approdiamo al pezzo più straordinario del disco, un’esplosione di bassi e sintetizzatori accarezzati dal suono della voce di Victoria: Elegy to the void. 

Come una sorta di coda seguono Rough song, una ballata pop che si sviluppa su un coro di tastiere incalzanti, e infine il lungo addio che sembra provenire da una jukebox anni ottanta: Somewehere tonight. L’universo dipinto dai suoni di Thank your lucky stars svanisce lentamente come una un dissolvenza cinematografica, sulle note dipinte dalla tastiera di Victoria che ci lasciano un gusto agrodolce in bocca. Da un lato la grazia e l’armonia di suoni che ci hanno regalato queste stelle fortunate, dall’altro quel senso di melancolia che solo una canzone dei Beach House sa dare. Forse ora è proprio il caso di ringraziare anche loro, e non solo le lucky stars: thank your lucky stars but thank Beach House too.

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