Dagli MDGs agli SDGs: la strada delle Nazioni Unite verso lo sviluppo sostenibile

In principio erano i Millennium Development Goals, ossia gli Obiettivi di Sviluppo per il Millennio:

mdgs

Presentati con la Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite nel settembre del 2000, si prefissavano una serie di fini ambiziosi per un avanzamento globale nel campo dello sviluppo umano. Eradicazione della povertà estrema e della fame, universalizzazione dell’istruzione primaria, promozione della parità di genere e dell’autonomia delle donne, diminuzione della mortalità infantile e materna, e riduzione della diffusione dell’AIDS, della malaria e di molte altre malattie, salvaguardia dell’ambiente. Un programma coraggioso, che si proponeva di fare considerevoli passi in avanti entro il 2015, anche tramite l’erogazione di ingenti finanziamenti alla Banca Mondiale, al Fondo Monetario Internazionale e all’African Development Bank.

Secondo il Millennium Development Goals Report dell’ONU del 2014, i risultati raggiunti fanno intendere importanti miglioramenti nello sviluppo globale negli ultimi quindici anni. Per quanto riguarda il primo MDG, l’eradicazione della povertà estrema, questa è stata dimezzata di oltre la metà rispetto al 1990, così come il numero di persone che soffrono di malnutrizione nei Paesi in via di sviluppo e delle persone denutrite. Inoltre, la probabilità di un bambino di morire prima dei cinque anni si è ridotta quasi della metà, il tasso di mortalità materna è diminuito del 45% rispetto al 1990, gli interventi contro la malaria hanno salvato oltre 3 milioni di vite e le terapie per le persone affette di HIV ne hanno salvate oltre 6 milioni, così come sono state salvate dalla tubercolosi 22 milioni di persone.

Si può senza dubbio sostenere che vi sia stato un ampio appoggio e riconoscimento da parte dei vari Paesi e della comunità internazionale nei confronti di questi Obiettivi, che continuano a costituire degli impegni morali e pratici che possono essere perseguiti dai governi, dal settore privato ma anche dalla sola società civile. Per anni ha però aleggiato anche una nuvola scura di scetticismo, di sfiducia, da parte di chi ritiene che, considerata la natura molto generica e ampia di questi propositi, troppo dipenda dalla buona volontà degli attori in gioco: questi infatti possono tranquillamente disattendere gli impegni presi, non essendo essi vincolanti e dunque non comportando una sanzione in caso di negligenza.

In più, la mancata definizione iniziale dei risultati concreti previsti, di eventuali tappe intermedie, e la carenza di dati tangibili sui progressi ottenuti, hanno determinato molte difficoltà nell’individuare misure adeguate per alcuni obiettivi e dunque anche la conseguente disomogeneità nell’avanzamento in toto. Inoltre, molti dei fondi devoluti alla BM, l’FMI e l’ADB sono stati finalizzati alla riduzione dell’immenso debito pubblico dei Paesi in via di sviluppo, o all’assistenza in caso di catastrofi naturali o ad aiuti militari.

SDGsPer sopperire a questi problemi e per portare avanti l’agenda sono stati approvati, nel settembre di quest’anno allo UN Sustainable Development Summit di New York, i Sustainable Development Goals, il passo successivo sulla strada lastricata di buoni propositi seguita dalle Nazioni Unite. Idealmente da perseguirsi entro il 2030, gli obiettivi ora da 8 diventano 17 e molto più dettagliati:

  1. Sconfiggere la povertà: porre fine alla povertà in tutte le sue forme, ovunque.
  2. Sconfiggere la fame: porre fine alla fame, garantire la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile.
  3. Buona salute: garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti a tutte le età.
  4. Istruzione di qualità: garantire a tutti un’istruzione inclusiva e promuovere opportunità di apprendimento permanente eque e di qualità.
  5. Parità di genere: raggiungere la parità di genere attraverso l’emancipazione delle donne e delle ragazze.
  6. Acqua pulita e servizi igienico-sanitari: garantire a tutti la disponibilità d’acqua potabile e la gestione sostenibile dei servizi igienico-sanitari.
  7. Energia rinnovabile e accessibile: assicurare la disponibilità di servizi energetici accessibili, affidabili, sostenibili e moderni per tutti.
  8. Buona occupazione e crescita economica: promuovere una crescita economica inclusiva, sostenuta e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti.
  9. Innovazione e infrastrutture: costruire infrastrutture solide, promuovere l’industrializzazione inclusiva e sostenibile e favorire l’innovazione.
  10. Ridurre le diseguaglianze: ridurre le disuguaglianze all’interno e tra i Paesi.
  11. Città e comunità sostenibili: creare città sostenibili e insediamenti umani che siano inclusivi, sicuri e solidi.
  12. Utilizzo responsabile delle risorse: garantire modelli di consumo e produzione sostenibili.
  13. Lotta contro il cambiamento climatico: adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze.
  14. Utilizzo sostenibile del mare: conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile.
  15. Utilizzo sostenibile della terra: proteggere, ristabilire e promuovere l’utilizzo sostenibile degli ecosistemi terrestri, gestire le foreste in modo sostenibile, combattere la desertificazione, bloccare e invertire il degrado del suolo e arrestare la perdita di biodiversità.
  16. Pace e giustizia: promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile, garantire a tutti l’accesso alla giustizia e creare istituzioni efficaci, responsabili e inclusive a tutti i livelli.
  17. Partnership per lo sviluppo sostenibile: rafforzare gli strumenti di attuazione e rivitalizzare la partnership globale per lo sviluppo sostenibile

Diversi sono gli elementi di novità che rendono gli SDG molto più credibili e attuabili degli obiettivi che li hanno preceduti. Nati da negoziazioni internazionali dettagliate che hanno reso questi nuovi goal più che mai universali, includono nei processi decisionali anche i Paesi a medio e basso PIL, e concedendo ampio spazio anche al settore privato. Si presenta sotto una luce totalmente nuova l’opportunità di ispirare il Mondo a un concreto cambiamento di rotta e di rinnovare un impegno civile che non provenga soltanto dall’alto, ma che sia profondamente radicato nel tessuto sociale e si rifaccia costantemente ai diritti umani fondamentali. Tutto starà nella scelta, da parte di tutti gli attori in gioco, di cogliere e soprattutto di perseguire tale nuova opportunità.

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