Quelli che la casa se la puliscono e poi se la prendono

Se la casa non viene al cittadino, il cittadino va alla casa. “Ci sono più piani. Nessuno andasse in giro per i piani, lì ci va solo chi abbiamo già stabilito: chi attacca lo striscione e chi delegato a fare questa cosa. Si sta al piano terra, tutti. Al piano terra si comincia a pulire. Se ci sgomberano tra due ore, a me non interessa: si pulisce. Perché se non ci sgomberano vogliamo stare puliti. Il cancello lo lasciamo aperto, (…) se dovesse arrivare la polizia deve trovare un ambiente libero, aperto”. Ribadisce più volte il dovere tassativo di garantire pulizia nel nuovo stabile in cui si troverà a dover fare una irruzione ben organizzata, seppur spinta da una drammatica necessità sociale, Pina Vitale, leader del Comitato Popolare di Lotta per la Casa di Roma.

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Questo movimento, è sorto negli anni in cui il Centro Sociale nato come alternativa al degrado dei nuclei sociali più poveri, a detta di Pina, andava fallendo non offrendo più quello che secondo lei sarebbe l’autentica base per la tutela del giovane: una stabilità nella famiglia. Questa innovazione nasce quindi da una reinterpretazione dei disagi che pesano sulle spalle dei giovani a cui non è possibile garantire una stabilità minima all’interno della propria famiglia, a cominciare da quelli a cui viene negata una casa, spesso, in modo drastico e crudele. Per cercare di trovare una valida soluzione al dramma che porta i ragazzi a crescere come disadattati, Pina Vitale (ma come lei, anche altri impegnati nella stessa opera a nome di differenti Movimenti), ha reinventato il concetto di “vicinato” tentando di farlo ricostruire dagli stessi cittadini bisognosi.

Nei luoghi disabitati in disuso dove conduce i gruppi che si organizzano insieme a lei per riadattarli alla vita, la regola fondamentale è il concetto di costituzione di dignità” come base per la coesistenza di persone che si possano sentire a casa, con tutto quello che questo diritto comporta. Una volta superata la tensione (che non cala mai totalmente) del rischio iniziale di sgombero, e ripulito cooperando nel migliore dei modi l’edificio, lo scopo è di ottenere incontri con i mediatori sociali che valutano se proporre al Comune di cedere l’edificio alle famiglie occupanti, o di provvedere in altro modo. Ovviamente la convivenza non è affatto facile né viene naturale alle famiglie che si stabiliscono nello stabile,dovendo spesso confrontarsi con persone di opposte provenienze geografiche, culturali e religiose. Ma lo spirito di cooperazione che crede nel mantra “io, disagiato, aiuto gli altri disagiati come me”, porta a compiere dei microscopici miracoli come l’acquisto di un piccolo spazio abitativo (dal prezzo di circa duemila, tremila o quattromila euro) per ogni nucleo famigliare, che contribuisce ciascuno con cento euro al mese fino ad arrivare a dei piccoli acquisti in comune l’un per l’altro.

imagesTuttavia, sono molte le testimonianze di passate occupazioni tragicamente smantellate, come quella, del tutto simbolica, del Palazzo del Tintoretto, dove cinquecentoventi famiglie sono state sgomberate pur avendo posto una resistenza passiva attraverso un sit-in. Le centinaia di cellerini armati di manganello e con strisce di trucco sugli zigomi a mo’ di guerrieri, non hanno accolto la passività degli occupanti ma hanno sferrato ugualmente un attacco violento sfollando il palazzo. Il definitivo passo che l’associazione di Pina si pone di fare al più presto, è rivolgersi alla Comunità Europea (non potendo contare pienamente sull’appoggio dei propri governanti connazionali), cercando di ottenere degli acquisti di edifici abbandonati ma ristrutturati da donare alle famiglie bisognose. Associazioni come quella di Pina Vitale sembrano aver centrato in pieno la famigerata “alternativa” a tutto quello che non si ha, ovvero costruire tutto ciò di cui si ha bisogno partendo dalla dignità umana.

Nota: dal documentario: “Lotta per la casa”
Scritto da Andrea Maria Sabelli e Alessandro Maria Egitto
Regia: Andrea Maria Sabelli
Operatori di ripresa: Patrizio Simonelli e Silvia Loreti
Montaggio: Alessandro Maria Egitto
Assistente di montaggio: Federica Paganini
Documentario realizzato come elaborato finale del Corso di Antropologia culturale da 12cfu anno accademico 2012/13 Università di Roma Tor Vergata
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