Brexit or not brexit, that is the question

Sono passati alcuni mesi da quando le istituzioni internazionali e la stessa Unione Europea hanno passato notti intere a discutere sulla condizione della Grecia e sulla sua incapacità di pagare i creditori. Oggi, un’altra bolla politica rischia di provocare una nuova battuta d’arresto all’UE e viene dal Regno Unito. L’UK ha dichiarato la possibilità di proporre un referendum per uscire dall’Unione Europea entro il 2017. Motivazione è data dalla questione immigrazione e da alcune politiche intraprese dalla Gran Bretagna nelle parole del Ministro dell’Interno Theresa May sulla riforma circa le politiche di libera circolazione delle persone.

Il Ministro ha dichiarato: “l’accordo di Schengen, che elimina i controlli sistematici alle frontiere e al quale la Gran Bretagna non aderisce, ha alimentato la crisi dei migranti. […] Le tragedie di quest’estate sono state esasperate dal sistema europeo della libera circolazione.” Ha dichiarato inoltre che “ridurre l’immigrazione al netto dall’UE non significa un mancato rispetto del principio di libera circolazione. […] Quando è stata inizialmente sancita, libera circolazione significava libertà di spostarsi per lavorare, non libertà di attraversare le frontiere per cercare un lavoro o usufruire delle politiche previdenziali.” Questa altro non è che l’ultima di una serie di crisi del rapporto UE-UK, un rapporto da “separati in casa”, insomma.

Brexit

Fin dall’inizio l’entrata della Gran Bretagna nella CEE provocò critiche da parte di alcuni membri, quali la Francia. Jaques Delors, ex Presidente della Commissione Europea ricorda i dibattiti sull’entrata della GB. “De Gaulle era contrarissimo, mentre la maggior parte degli altri partner europei, erano favorevoli.” In uno dei tanti discorsi che soleva tenere alla tv, Charles De Gaulle fece questa profezia: “Fate entrare l’Inghilterra e l’Europa non sarà mai fatta.”

Il rapporto tra UK e UE è sempre stato arduo. Basta guardare il TFUE per capire che l’UK non rientra in tutte le caratteristiche assunte da altri paesi dell’UE (quali l’Italia). Una delle più evidenti è la gestione monetaria secondo la legislazione nazionale, nonostante la BoE faccia parte del Sistema Europeo delle Banche Centrali. Inoltre l’applicazione del TFUE è limitata in certe applicazioni sulle isole inglesi esterne al territorio europeo. Ora, tra un commento su FB del tipo, “Bravi, loro si che sono un popolo fiero, mica come noi italiani pecoroni” – e altre simili esternazioni – cerchiamo di capire quali potrebbero essere le conseguenze dirette sulla fuoriuscita dalla GB dall’UE.

Varie sono le interpretazioni, ma, oltre al fervore nazionalistico, cresce anche la paura. Infatti, come rivela Il Sole 24 ore, citando una ricerca de The Guardian, “centinaia di persone, sia cittadini dell’Europa continentale che vivono nel Regno Unito sia i britannici residenti in altri Paesi UE, sono così preoccupati dell’impatto di una Brexit che stanno facendo richiesta di un passaporto per avere una seconda nazionalità. […] Questo permetterebbe di non incorrere in tutta una serie di problemi, che riguardano ad esempio residenza, permessi di lavoro o copertura sanitaria, nel caso i britannici scegliessero la via dell’uscita dall’UE.”

Lo stesso Office for National Statistics (nota 1)  scrive che “The UK has traditionally had strong trade links with the EU. Despite changes in the composition of the global economy, the EU in 2014 accounted for 44.6% of UK exports of goods and services, and 53.2% of UK imports of goods and services.” Successivamente ricorda che “However, strong economic growth in many developing economies outside the EU has resulted in non-EU economies growing in importance to UK trade, with the proportion accounted for by the EU falling consistently since 1999, despite the value of EU trade increasing.”

artiolo 2 1

Possiamo vedere, in particolar modo, la serie storica delle quote di esportazioni verso EU-non-EU e le rispettive quote di importazione. La funzione lineare mostra l’andamento generale sopra descritto (i prossimi grafici sono elaborazioni personali dei dati sopra citati).

artiolo 2 2

Altro elemento da analizzare sono gli IDE. Nonostante “EU remained both a major investor in the UK and a major recipient of UK investment; in 2013”, la posizione dell’UK (in termini di asset) ha faticato a risalire dalle difficili condizioni del mercato europeo. Viceversa, nonostante il declino attuale, le condizioni di investimento in paesi terzi sono state maggiori soprattutto dopo il periodo 2008-2009.

art 2 3

In ultima analisi, l’Office for National Statistics ricorda che la crescita del valore del patrimonio netto detenuto da UE e residenti e dalle imprese non europee nel Regno Unito ha superato la crescita del valore del patrimonio netto del Regno Unito detenuto all’estero, causando, quindi, il deterioramento della posizione netta complessiva del Regno Unito. È indubbio, in ogni caso, che l’UK quale Stato membro tragga grandi benefici dall’area di libero scambio tra i 27 paesi. Molteplici sono tuttora le interpretazioni del fenomeno, sia sull’ambito politico sia su quello economico. Giuseppe Sacco, su Limes, ha scritto che “con il Regno Unito fuori dall’UE la linea Juncker sarebbe più debole; in particolare, a perdere forza sarebbe il tema del TTIP. Più in generale, risulterebbe meno arduo porre in essere politiche comuni… un’UE senza Regno Unito dedicherebbe meno attenzione ai problemi della sicurezza, che resterebbero di competenza NATO. Ciò darebbe all’Europa la possibilità di svolgere un’azione internazionale distinta da quella dell’Alleanza Atlantica e molto più pacifica.”

L’ex Premier Enrico Letta ha approfittato dell’occasione per lanciare l’idea di un’Europa a due velocità: “Per l’Europa è il momento di puntare in alto, di insistere sempre di più sull’Europa a due velocità. Sul binario meno veloce, l’Unione attuale a 28 Paesi, senza ulteriori processi di integrazione, per favorire una piena e convinta permanenza al suo interno della Gran Bretagna. Sull’altro, l’Europa dei 19 della “zona euro”. Quest’ultima dovrebbe, al contrario, accelerare il percorso di integrazione, allargandolo ad altri ambiti di policy.”

Come ricorda un documento dell’osservatorio di politica internazionale del 2013, “le posizioni sono spesso distanti. C’è, innanzitutto, chi si dimostra scettico riguardo a effetti così marcati derivati da un’eventuale uscita britannica. Tra questi si può citare Albrecht Ritschl”, secondo cui si sovrastimano i caratteri di un rapporto comunque mantenuto da patti bilaterali. “Altri enfatizzano invece il fatto che l’abbandono britannico dell’UE metterebbe a rischio il ruolo di Londra come hub finanziario europeo e internazionale […] La prima conseguenza sarebbe probabilmente un calo degli investimenti e delle assunzioni, con altre piazze finanziarie (nota 2) europee (da Francoforte e Parigi) che potrebbero riguadagnare posizioni nei confronti di Londra” nelle parole di Michael Sherwood e Richard Gnoddle.

Dopo quest’analisi, a mio parere, la conseguenza politica potrebbe provocare due diversi effetti: un rafforzamento in termini di legami e decisioni intra europee contro la possibilità di creare un pericoloso precedente. Propenderei per la prima (nota 3), specie per il distaccamento dalla politica NATO per cui continuerebbe il processo europeo verso una maggior integrazione indipendente dagli USA, ma sono convinto he un tale precedente creerebbe non pochi problemi alla volontà statale di proseguire l’integrazione europea.

Note: 1 Le informazioni sono reperibili alla pagina dell’Office for National Statistics: How important is the European Union to UK trade and investment?
2 Dall’approfondimento ISPI: Regno Unito: dentro o fuori l’Europa? n. 77 – luglio 2013
3 Ricordo qui le parole del ex deputato del PSE Martin Schulz in occasione di un’accesa discussione col deputato UKIP Nigel Farage dopo  l’intervento dell’eurodeputato inglese contro l’allora presidente del Consiglio europeo Van Rompuy: “Non è solo il caso di lasciare che la gran Bretagna lasci l’Unione europea, ma sarebbe meglio che Farage si dimettesse, se l’Unione europea e il parlamento europeo son cose così negative ai suoi occhi”.

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