Chelsea Wolfe, Abyss – la recensione

Mi è stato fatto notare più volte che di donne artistiche non ne parlo mai. Giusto, come non scrivere di Chelsea Wolfe?

La ragazza originaria di Sacramento, California, è quello che penso sia un ottimo esempio di donne implicate nelle trame intricate dell’arte più sessista di tutte: la musica.Chelsea-Wolfe-Abyss-Cover-Art Donne che si contorcono avide e sensuali, un po’ schiavizzate della musica pop contemporanea. Poi c’è lei: Chelsea Wolfe.

Abyss, il quinto album, arriva dopo una ricerca stilistica e personale partita con il folk e la musica popolare americana fino ad approdare a questo Abyss, successore di Pain is beauty del 2013. Affascinante cantautrice nota anche per il suo perfezionismo e la sua metodica composizione ed accuratezza nella ricerca sonora e strumentale, Chelsea è cresciuta con un padre componente di una band country ed il suo songwriting risente parecchio di questa influenza orientando i propri testi verso uno storytelling puro. Storie su storie come mattoni su mattoni per separare la Chelsea sul palco da quella fuori il palco ed ecco che anche il lato visuale si sviluppa con atmosfere claustrofobiche, dark, pesanti avvolte in coltri di nebbia e mascara nero nero a colare su guance candide.

Carrion Flowers apre il disco tutt’uno con la copertina: percussioni cupe ed un basso distorto, un battito cardiaco che si impenna subito dopo la prima strofa.

Iron Moon doppia la sequenza e ci consegna la nostra dama sempre sul pezzo, questa volta in un mid tempo a doppio filo di rasoio con chitarre distorte e ritmo ansiogeno in intro ed una calda e dolce chitarra acustica in strofa, accenni di fiati che crescono fino all’esplosione del chorus: fantastico glam rock in salsa industrial.

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L’atmosfera si inquieta ancora di più nella successiva Dragged out dove la voce è ancora più fantasmatica, coperta dal riverbero ed una leggera distorsione, note cupe, basse, baritone quasi in contrasto con la voce eterea di Chelsea. Anche qui l’esplosione di distorsioni ci inquieta e ci destabilizza; Chelsea Wolfe vuole farci allontanare ancora di più dalla nostra comfort-zone per portarci in antri sconosciuti ma sensuali ed allettanti, tragici baratri su cui facilmente ci accingiamo a sporgerci guardando nell’abisso a lungo. In questi primi brani una delle cose che mi rimbalzano nella memoria è il progetto di Arjen Lucassen: Ambeon, un album di ambient fuso al metal con una grandissima Astrid Van Der Veen, allora sedicenne, a fare da cantante.

Maw ci da una pausa cullandoci su atmosfere post rock imbastite di arpeggi e intrecci melodici e ritmici che dolcemente ci ammaliano con sinuosi versi quasi come fossero spire di un serpente portatore del peccato originale: ci trasformiamo tutti in peccatori passando a Grey Days e quando Chelsea ci seduce in After the fall sussurrandoci con le sue labbra “nothing keep us apart” , noi, con gli occhi del bambino sedotto non possiamo fare altro che seguirla ovunque voglia anche dentro l’abisso in cui ci vorrà condurre. Un abisso che è ovviamente pena e delizia: amore, sofferenza, indecisione, dubbio, turbini emozionali, la vita intera, l’importante è non dormire, rimanere vigili.

Con il terzetto Crazy loveSimple deathSurvive ritorna la chitarra acustica, avvolta nel leitmotiv industrial ed ambient che accompagna ogni pezzo del disco, ma riportando Chlesea alle sue iniziali radici sonore, adesso siamo nella sua comfort zone e si dimostra abile e versatile compositrice, anzi, cantautrice, perché questo è Chelsea Wolfe, una bravissima cantautrice.chelsea003

I due brani conclusivi Color of blood e Abyss chiudono l’album consegnandoci un valore assoluto finale che è un misto di saliva sulle labbra ed inquietudine nelle ossa.

Devo ammetterlo, Chelsea in questo disco è riuscita a fondere cose impossibili da coniugare: storytelling e ballad di matrice country con suoni industrial e ambient che perfettamente si sposano con la sua versatilità vocale che spazia tra tonalità basse fino a falsetti eterei. Al primo ascolto mi è venuto in mente un incrocio assurdo ma che rende parecchio bene il concetto a chi non conosce Chelsea Wolfe e vuole farsi un’idea lontano dall’incognita della scatola chiusa: una Lana Del Rey ispirata e mistica accompagnata da Aphex Twin e Nine Inch Nails.

Inutile dire che questo disco lo consiglio a tutti, soprattutto ai fan della Del Rey (che diventeranno ex fan), amanti dell’ambient, dell’industrial, del doom metal ed anche del dark più cupo: ascoltatelo in una mattina di sole, distesi su un prato, coperti dalla luce del sole. Vi assicuro che è davvero come guardare dentro un abisso! Per tutto gli altri consiglio di approcciarsi a quest’artista senza remore, senza paura, perché è una donna e non una di quelle sciacquette stupide, una che magari può leggervi dentro e farvi sentire meno soli.

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