Mondazzoli figlia del capitalismo, non dell’editoria

“Meglio non parlare se no perdo la calma”, con queste parole Ferruccio de Bortoli ha espresso il suo dissenso verso l’acquisizione della Rcs mediagroup da parte del gruppo Mondadori; lui che è attualmente presidente della casa editrice Longanesi (afferente alla Rcs), che da poco ha lasciato la direzione del Corriere della Sera( sempre gruppo Rcs), è di fatto oggi tra i competitors principali di Marina Berlusconi. Non fa scalpore la cauta esternazione, alle quali de Bortoli ci aveva già abituato come nel caso dell’elegante formula “Renzi maleducato di talento” scritta nell’ultimo editoriale per il quotidiano di via San Marco, ma il fatto che queste sia l’affermazione meno cauta tra le voci dissidenti.

Scrive Giuliano Ferrara ne Il Foglio del 12 ottobre: “[…] la forza di levarsi e chiedere: diteci la verità, non ce l’hanno e non hanno alcuna voglia di avercela”. Non è l’unico a pensarla così, a credere che l’acquisizione del secondo gruppo editoriale italiano da parte del primo sia passata decisamente sotto traccia, senza levare un moto d’indignazione. Facciamo un passo indietro e veniamo ai fatti.

Il 5 ottobre il gruppo Fininvest acquista per 127,5 milioni di euro Rcs mediagroup (Rizzoli, Bompiani, Fabbri, Marsilio…). Pochi giorni dopo l’amministratore delegato della Rcs, Scott Jovane, viene licenziato con una buonuscita di circa 750mila euro. La nuova realtà editoriale definita dai più “Mondazzoli” oggi controlla il 37% del mercato editoriale italiano con un fatturato vicino ai 500 milioni di euro. Tra i primi cento best-seller venduti in Italia nel 2014 cinquantacinque sono editi o da Mondadori o da Rcs, tra i primi dieci titoli sette sono di questa corazzata editoriale. Ultimo dato per capire dove pende la bilancia economica del mercato è questo: l’ultimo libro ad aver vinto il Premio Strega non edito da Mondadori o Rcs è Il viaggiatore notturno di Maurizio Maggiani, pubblicato da Feltrinelli nel 2005.

Mercato del libro

 

Quel 38,5% alla voce “Altri” è composto da editori indipendenti che fanno bene a preoccuparsi, ora più di prima. A fronte di un numero di realtà decisamente superiore rispetto a quella delle majors, il fatturato degli indipendenti è decisamente esiguo in virtù del fatto che i titoli editi e le copie stampate sono solo una piccola fetta dell’intero mercato.

Titoli e copie editoria 2014

Che questo fosse un paese dall’editoria in crisi già si sapeva; che questo diventerà il paese del libro unico potrebbe essere una prospettiva reale. Oltre ai dati sopra riportati va detto che l’unica via possibile oggi, se non si è una realtà editoriale di punta, è quella di consorziarsi con altre imprese, come nel caso della Gems( Gruppo editoriale Mauri Spagnol): la casa editrice di Stefano Mauri è oggi la seconda realtà dominante nel mercato librario ed è di fatto costituita da diverse case editrici quali Longanesi, Rizzoli, Corbaccio, la Coccinella… Va da sé che per le piccole realtà editoriali sia più complesso riuscire a trovare partner commerciali con cui essere competitivi sul mercato e che questo tipo di fusioni ha insito il rischio di un appiattimento delle peculiarità di ogni singola realtà.

Correrà lo stesso rischio anche la Rcs? O meglio, la Rcs dovrà sottostare agli ordini di scuderia della Mondadori? Almeno dalle dichiarazioni sembrerebbe di no, eppure è già certo che 23 grafici editoriali(su 26 totali) del periodico Focus saranno licenziati causa esubero( fonte: Il Manifesto). Rcs avrebbe venduto per riuscire ad appianare i debiti accumulati negli anni evitando l’obbligo di una ricapitalizzazione dei propri soci, ma nello stesso periodo anche Mondadori ha accusato una certa flessione del capitale. In pratica, questa è una fusione che rispetta le leggi del capitalismo, “espandersi e acquisire quando è possibile”, ma questa non è una formula che garantisce il sanamento della crisi editoriale, mentre promette nuove difficoltà per la piccola editoria.

Questi dati, compreso il fatto che un monopolio di tali dimensioni sia un’esclusiva tutta italiana, dovrebbero far ripensare alle leggi che regolano questo mercato, oltre a dover dar da riflettere all’Antitrust che dovrà esprimersi sul caso entro sessanta giorni. Difficile però che cambi la realtà dei fatti, oltre all’apertura di un’istruttoria e all’ascolto delle parti in causa l’Antitrust non si spingerà; così come l’acquisizione di Einaudi 21 anni fa da parte di Fininvest, la più grande acquisizione nella storia dell’editoria italiana è destinata a essere realtà effettiva.

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