Idle Games: i giochi che si giocano da soli

Oggi tratterò di un argomento che a me sta molto a cuore, un argomento per il quale non posso fare a meno di infervorarmi ogni volta, e non positivamente: gli “incremental games” o, più comunemente, “idle games” (idle = inattivo, pigro).

Gli idle games sono quei giochi che, semplicemente, si giocano principalmente da soli. Dai gameplay sempre semplici e poco impegnativi, come premere ripetutamente sullo schermo del telefono o cliccare ripetutamente col mouse, l’unico scopo del gioco è quello di accumulare una o più risorse da utilizzare per comprare potenziamenti e/o altri oggetti in-game per velocizzare la raccolta di tali risorse. Il punto è che tali giochi raccolgono risorse anche mentre non si gioca, rendendo potenzialmente inutile giocare: si può tranquillamente accedere al proprio account Steam, avviare un idle game e poi semplicemente fare qualcos’altro come cazzeggiare su internet o giocare a un altro gioco.

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Uno dei boss del “Gioco estivo dei mostri”

Gli idle games guadagnarono popolarità nel 2013 grazie a giochi come Cookie Clicker, ma esempi ancora precedenti possono essere visti in Cow Clicker e Candy Box; ma è stato nel 2015 che gli idle games hanno visto la loro vera ribalta grazie al proliferare di tali giochi sulla piattaforma Steam. Steam stessa, in occasione dei suoi saldi estivi, ha rilasciato un gioco giocabile sul programma chiamato Gioco estivo dei mostri in cui l’unico scopo del gioco era cliccare dei mostri per ottenere monete e sconti particolari su alcuni giochi.

Lungi da me giudicare i gusti delle persone, tanto che uno dei dieci giochi più giocati su Steam è proprio Clicker Heroes, ma quello che mi sconvolge è la diffusione di tali giochi sia tra gamer più assidui che tra casual (termine usato in modo dispregiativo per indicare le persone che giocano ai videogiochi solo occasionalmente): ci sta scaricare il giochino sul telefono per riempire quei cinque minuti alla fermata del bus, ripetendo un’azione brainless (sicuramente meglio di una sigaretta!), ci sta che ci si giochi a lezione, ma se hai oltre 2.000 ore di gioco in uno strategico online come cazzo fa a piacerti qualcosa del genere?

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Schermata di “Clicker Heroes”

Sono proprio gli elementi che hanno permesso la diffusione e il successo di tali passatempi che mi incuriosiscono: presentano un’amplissima varietà di ambientazioni per compensare la mancanza di contenuti veri. Fantasy, horror, sci-fi e, ovviamente, ecchi (ragazze disegnate “alla giapponese” sulla riga del “vedo non vedo”), il che ha permesso a ciascuno di trovare il surrounding preferito, aumentando di molto il target di giocatori potenziali; offrono una competitività facile e alla mano, senza bisogno di un impegno mentale o temporale in una continua gara contro se stessi.

Ripeto, non voglio giudicare i gusti di nessuno, ma mi sento il diritto di poter affermare quasi senza paura che disprezzo questi giochi. Non gli sviluppatori, o chi ci gioca, ma il gioco in sé. La definizione di videogioco (ho scelto quella, a mio parere, più adatta) è “A video game is an electronic game that involves human interaction with a user interface to generate visual feedback on a video device” cioè, letteralmente: Un videogioco è un gioco elettronico che implica e necessita l’interazione umana con una interfaccia utente al fine di generare un feedback visivo su un video”. Nella definizione stessa di videogioco è affermato il bisogno di interazione umana, ed è proprio questa la cosa bella dei videogiochi: sono giochi. Puoi interagirci, insomma. E cazzo, è l’unica cosa con cui puoi farlo. Non puoi interagire con un libro perché dica quello che vuoi, non puoi interagire con un film perché ci sia il lieto fine, spesso non puoi nemmeno interagire con le persone per fare in modo che non siano delle merde. Invece nel gioco sei tu, SEI TU, che vai avanti e indietro e salti, sei tu che la vivi in prima persona, e a volte ci scappa persino di sentirla ed emozionarsi. Che senso ha creare un videogioco dove non è richiesto l’elemento umano?

Esiste un genere di gioco dove l’elemento umano è relativamente limitato, e sono le avventure grafiche. Sono un tipo di gioco fortemente incentrato sulla trama e sull’evolversi dei personaggi dove il giocatore interagisce, sì, col gioco, ma all’interno di pattern molto, molto più ristretti rispetto, ad esempio, un gdr open-world; spesso si sente riferirsi a questi giochi col termine “film”, usato in maniera dispregiativa. Celebri sono quelli della TellTale, che prendono storie tratte da fumetti e le trasformano in giochi (The Walking Dead, ad esempio): il personaggio si muove in un ambiente molto limitato, con un numero altrettanto limitato di personaggi e sarà costretto a prendere delle decisioni, come schierarsi a favore di qualcuno a scapito di qualcun altro, che influenzeranno poi il procedere della trama.

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Un momento di gioco del primo The Walking Dead, dove vengono mostrate le conseguenze delle possibili scelte

C’è un mare di differenza tra questi e un film, come c’è un mare di differenza tra le avventure grafiche e gli idle games: sono poco più di un video. Sarebbe come scrivere un libro senza usare le consonanti. Sono una cosa insulsa e fine a se stessa, senza uno scopo, senza intrattenimento. Gli idle games servono come break dallo studio, per ammazzare il tempo magari; sono le sigarette dei videogiochi, e per questo, forse, sarebbe meglio smettere di giocarci.

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