Ehi tu! A cosa stai pensando? Te lo dice Inside Out!

E se non fosse solo fantasia? Se fosse davvero la chiave di lettura per comprendere ogni singola cosa che passa per la testa?

Paura, Tristezza, Rabbia, Disgusto e Gioia. Non è un caso se ho messo per ultima proprio lei, quella che fa da acceleratore alla personalità. È anche la più camaleontica fra tutte e, spesso, è data per scontato: a volte l’entusiasmo cela la reale sensazione per rendere un ostacolo più facile da affrontare

Inside Out è esploso nelle sale colpendo tutti, soprattutto gli adulti. È una favola in cui i personaggi sono le Emozioni. I disegnatori hanno umanizzato ed interpretato al meglio ognuna di esse: la tristezza è interamente blu, paffuta con gli occhiali da ingenua e spaesata secchiona. La gioia è esile e piena di energie, anche lei ha i capelli blu. Non è un caso: è proprio Gioia a far capire a Tristezza quanto sia importante. Tra tutte le emozioni, la piccola creatura blu è quella che riesce a far uscir fuori il vero problema della protagonista.

Partiamo dall’inizio. Riley Andersen ha dodici anni e abita nel Minnesota. I suoi genitori decidono di trasferirsi a San Francisco. Le Emozioni si trovano a gestire questo trauma. È proprio interagendo con l’ambiente esterno che queste, infatti, riescono a creare la personalità di Riley. La Pixar ha rappresentato le varie componenti del cosiddetto “carattere” con delle vere e proprie isole come quelle della famiglia, dell’onestà e della “stupideria”, collegate al Quartier Generale, dimora delle cinque Emozioni. 

Gioia, Tristezza, Rabbia, Disgusto e Paura muovono tasti, incastrano idee, fanno reagire ed interagire Riley durante le azioni che disegnano le sue giornate ricche di scoperte ma anche di delusioni e fallimenti.

La nostalgia di casa provoca nella ragazzina delle imminenti trasformazioni: e co che alcuni ricordi da felici si trasformano in tristi per via del tocco della stessa Tristezza, le isole della famigli e della stupidera iniziano a sgretolarsi. Ogni cosa sembra sfuggire di mano ai custodi del Quartier Generale .

La narrazione si dipana in un bivio in cui da una parte domina la goliardica incapacità di Disgusto, Rabbia e Paura di gestire le reazioni della ragazzina difronte ai vari cambiamenti nella sua quotidianità. Dall’altro, Gioia e Tristezza finiscono nei meandri del labirinto della memoria a lungo termine e del subconscio per cercare di riportare i Ricordi Primari nel loro scrigno. Senza, infatti, per Riley, sarebbe impossibile confrontare tutte le situazioni che riceve dal mondo esterno con quelle più intime e profonde che l’hanno segnata e formata fino ai dodici anni.

La chiave di svolta sta nel pianto di Gioia e nel sorriso di Tristezza. Un film ricco di simboli, intrecci, suspance. Una storia che non ha un vero finale. Il regista Pete Docter si è ispirato alla semplice realtà che ha investito in primis se stesso e di riflesso sua figlia. Dalla normalità delle cose è nato un ricco spunto di riflessione e scoperta nei confronti della nostra più intima natura partendo dalla semplice domanda: “Cosa ti passa per la testa?”

Si chiude lo spettacolo emotivo con i titoli di coda. Mentre tutti si alzano dalla loro poltrona rossa come la rabbia, che raramente si riesce a tirar fuori, c’è un qualcosa che s’insinua tra le labbra trascinandole in un sorriso. La sensazione di sollievo sboccia come una goccia di speranza sul silenzio: non siamo soli.

In una creatura umana vivono più di cinque emozioni. Occorre imparare a non nasconderle: hanno un disperato bisogno di parlare. Chissà, magari la Pixar avrebbe potuto risolvere qualche intreccio con l’aiuto di un noto personaggio quale Xanax. Spesso se ne abusa assopendo ogni sfumatura che rende diversi. Eppure ad addormentarsi sono anche i sogni. Inside Out rivela che anche questi sono molto importanti, al pari della realtà vissuta ad occhi aperti.

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