Riti nostrani: le prove per “entrare in società”

Non è necessario attraversare la foresta amazzonica al seguito di Levi-Strauss per conoscere nuovi riti; non è indispensabile vivere con gli Irochesi come L.H. Morgan o trascrivere una lingua sconosciuta di un’isola del Pacifico a fianco ci Malinowski per descrivere dei ‘mondi sommersi’. A volte si ha la fortuna di incontrare (e riscontrare) gli echi del rito anche in italia, a Roma, in ambienti certamente meno esotici ma non meno interessanti. L’osservazione partecipante presso un rito d’iniziazione Scout può stimolare un’imberbe antropologa a descrivere questo rituale nostrano.

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Presso l’associazione scoutistica di Roma gruppo 116, si contano diversi gradi di appartenenza gerarchica stabiliti a seconda dell’età. Il gruppo gerarchico denominato “reparto”, che comprende persone che hanno dai tredici ai diciassette anni, ha un nome proprio, che nel caso del reparto Roma 116 è Antares. Le attività che si svolgono annualmente all’interno del gruppo sono diverse, di differente natura e scopo, ma c’è una tappa obbligatoria per ogni nuovo arrivato, ovvero un rito superato il quale il nuovo arrivato sarà considerato ufficialmente un membro del gruppo. Questo rito si svolge all’insaputa del soggetto che deve affrontarlo una notte durante i quindici giorni del campo estivo, solitamente nel mese di Luglio.

20150808_154612_444341_id_1821Il nuovo membro viene “prelevato” dalla tenda in cui sta dormendo e viene bendato e condotto in silenzio verso gli altri membri del gruppo più anziani che sono raccolti in cerchio attorno a un fuoco e intonano una canzone adottata dalla tradizione degli indiani d’America. Il soggetto viene sdraiato a terra insieme ad altri membri da iniziare, e viene sbendato solamente nel momento in cui gli si comunicheranno le prove che dovrà affrontare per essere dichiarato membro ufficiale del gruppo.

Ci sono tre prove da affrontare. Nella prima il nuovo membro dovrà addentrarsi nel buio del bosco, vicino alle tende dell’accampamento, per andare a cercare un oggetto che dovrà riportare al fuoco dove sono raccolti gli altri. La seconda prova consiste nel bere un sorso di una miscela liquida ottenuta mischiando vari ingredienti provenienti dalla cambusa dell’accampamento che il ragazzo dovrà bere senza ribellarsi. L’ultima prova, la più fisica, consiste nel saltare da una parte all’altra del fuoco nel momento esatto in cui la fiamma è più alta.

1662_saluto_scout.gifAlla fine di queste tre prove, al nuovo membro viene assegnato un nome in codice chiamato “totem”, cioè il nome di un animale a cui viene accostato un aggettivo che lo identifichi. Il nuovo membro del gruppo può ora essere considerato a tutti gli effetti un membro del reparto. Il segno distintivo dell’ufficiale appartenenza al reparto, si esplica nel fatto che ora al neo-scout è permesso formare con la mano il segno tipico dell’associazione scoutistica, ovvero l’esibizione eretta delle tre dita centrali della mano destra sotto cui si racchiudono sovrapponendosi il mignolo e il pollice.

È evidente come prima dinamica quella della natura condivisa della cultura, che tramite segni e riti designati secondo un processo di naturalizzazione, tende a definire i suoi contorni per concretizzare un senso di appartenenza alla data cultura; riti e segni senza i quali il gruppo non potrebbe ritenersi tale.

Queste dinamiche sono presenti in contesti culturali più ristretti o più estesi, dove si opera una naturalizzazione di alcuni valori, tramandati o definiti ciclicamente, che rende scontata ed inevitabile una data concezione della realtà. Nel caso del reparto Antares, è naturale che ci sia una costituzione gerarchica del gruppo, in quanto considerato scontato che per coesistere in un gruppo si debbano assegnare dei ruoli. Questa costante della natura culturale umana, ha sempre prodotto una visione univoca all’interno dei contesti culturali formatisi nell’arco della storia, visione che assume che non ci sia niente di naturale se non ciò che è stato stabilito.

I riti definiscono il passaggio da uno stato di “non ancora parte di” ad uno stato di “definitivamente parte di”, e con sé una certa caratteristica di fisicità e di significato metaforico. La fisicità delle prove affrontate dal novello scout si riscontra soprattutto nella prova di “resistenza” alla somministrazione della bevanda misteriosa, attraverso cui si dimostra di possedere una volontà ed un fisico resistenti. La metafora propria del rito notturno di questo gruppo si trova invece nell’ultima prova, in cui si salta letteralmente da uno stato ad un altro, come se si passasse da una zona di non appartenenza ad una zona di appartenenza. Per rafforzare questo senso di legame al gruppo, si affianca ai riti e ai segni di tale sottocultura, l’acquisizione di simboli.

Simboli che per il reparto Antares possono essere frutto di un prestito da una cultura da cui si estrapolano alcune usanze per farle proprie, come l’evocazione di toni musicali della cultura indiana d’America, o come l’assegnazione di un totem per definirsi. Altri simboli possono essere invece molto più peculiari del gruppo in quanto non si sono presi in prestito da altre culture ( o almeno, si “naturalizza” il fatto che siano solamente parte delle proprie caratteristiche culturali) come ad esempio la scelta di adottare uno stile di vita molto vicino alla natura e al mondo animale, o anche l’assunzione del segno con le tre dita (che, anch’esso, adotta un significato simbolico indicando i tre punti della promessa che lo scout pronuncia una volta ammesso nel gruppo).

tommaso-10-anni-e-lupettoL’insieme di queste “regole” culturalmente decise e condivise, è ciò di cui ogni contesto culturale ha bisogno di nutrirsi per rendere più tangibili i propri confini e dunque la sua non appartenenza a un qualsiasi altro contesto culturale. Punto di forza del rito è inoltre la condivisione di un segreto comune, ovvero l’esistenza del rito stesso nascosto agli occhi dei nuovi arrivati, che una volta superate le prove sentiranno di essere ancora più coesi con il proprio gruppo dovendo condividere il segreto della prova di ufficializzazione dell’appartenenza.

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