Rossa, come una rivoluzione

È una fiaba. È una rivoluzione.

Mark Andrews e Brenda Chapman, nel 2012, sconvolgono l’iter della fiaba classica proponendo un modello nuovo di eroina, più realistico e meno sottomesso. Arriva nelle sale The Brave, la cui traduzione italiana è “Ribelle”, e non è un caso. Il Mondo cambia, scorre nelle proprie abitudini e convenzioni. Chi ha detto che una principessa ha il bisogno disperato di un principe, per di più azzurro?

“Sono Merida e combatterò per la mia stessa mano!”. Questa è la svolta. Questa è la strada per riformulare l’intero universo fiabesco.

Siamo nella Scozia del Medioevo nel V secolo. Merida, figlia del Re Fergus e della Regina Elinor, ha una chioma di capelli ricci e rossi, di un rosso acceso che non può essere costretto in pettinature eleganti e raffinate: amano il ritmo del vento e lei ne va fiera. Divertirsi, scorazzare per i boschi con il suo arco e le frecce. Questo le basta per essere felice. Tra tutti i pretendenti che si presentano al suo cospetto pronti a dimostrare le loro abilità da arcieri, è lei stessa a centrare il bersaglio: scocca quella freccia con freddezza, consapevole di scatenare l’ira della madre. Quest’ultima è un pezzo duro, nutre alte aspettative nei confronti della principessa e la vorrebbe come lei non è e non sarà mai. Merida riempie il piatto e gusta ogni cosa, odia entrare in un vestito stretto: è fuori dagli schemi.

È forte e determinata: vuole riscattarsi dalla condizione di “principessa ingessata e perfetta” e persegue l’obiettivo verso l’indipendenza. Non dimentichiamo che, però, è una ragazzina: quando vede la vita affollata da mille problematiche, con Elinor che la soffoca con i doveri a cui tener conto, si rivolge ad una strega dopo l’ennesimo litigio in cui, in preda all’ira, strappa l’arazzo di sua madre. Scelta infelice: Elinor viene trasformata in un orso simile a quello che tempo prima divorò la gamba di suo padre, il temibile Mor’du. La strega, che non è poi così malvagia come sembra, lascia un messaggio in cui le suggerisce di ripristinare la situazione “riparando lo strappo causato dall’orgoglio”. La ragazza è convinta, quindi, che per far riacquisire le sembianze umane a sua madre occorra ricucire lo strappo dell’arazzo.ribelle-the-brave-locandina

Il desiderio di cambiare gli altri, dunque, è un tema che emerge con mille sfumature psicologiche dei personaggi: in fondo Merida e la madre, all’inizio della storia, seguono due sentieri differenti che conducono al medesimo obiettivo errato. La trama si dipana in vari punti che conducono la ragazza ad affermarsi soprattutto quando si rende conto di non poter sottostare ad uno stile di vita basato sull’eleganza e tutte le etichette associate che proprio non le vanno giù.

Un altro tocco magico risiede nei fuochi fatui, fiamme argentee fluttuanti ,che indicano la strada giusta alla nostra Ribelle. Chi non ha mai desiderato una bussola incantata per non sbagliare la direzione? Ma poi giunge un altro pensiero, un po’ impetuoso ma sincero: se non esistesse la scelta inconsapevole dello sbaglio, avrebbero forse la medesima importanza tutti i sogni coltivati ambiziosamente? È il “non avere più” che crea il “volere per sempre”. È lo sbaglio, l’errore, quello tanto criticato e giudicato dal Mondo fuori che aguzza l’ingegno confermando la strada o deviandola. Per sempre.

Tutti possono fare esperienza di questa fiaba, a partire dal bambino che verrà colpito dalla vivacità dei tre fratellini di Merida, all’adolescente in piena battaglia ideologica con i genitori, fino a raggiungere quell’adulto che avrebbe tanto voluto dire un secco “no” ad alcune situazioni che ha dovuto subire passivamente. La Pixar è un grande team: fa costantemente tesoro del motto “siate affamati, siate folli!” di Steve Jobs, un sognatore che credeva nei simboli e nelle metafore.

Merida deve scoprire quale direzione prendere pur essendo sulla strada giusta. Per la prima volta la Pixar mette in evidenza l’intricato tema del rapporto madre-figlia con un sorprendente mix di colpi di scena. Lo strappo, quello che ha fatto male, ha apportato un cambiamento importante: il sincero abbraccio di Merida ed Elinor che si ritrovano nel momento in cui decidono di essere sincere l’una con l’altra al di là di qualsiasi incantesimo o sortilegio.

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Quella chioma folta, riccia e rossa sa chiedere scusa, non teme di sbagliare, impara ad essere se stessa combattendo. Il fatto che la storia sia ambientata nel Medioevo è una metafora: “Ribelle” ha dato un inizio simbolico ad una nuova “era di mezzo” in cui la grinta e la determinazione fanno da ingredienti per raggiungere un obiettivo.

Chissà, magari la Pixar un giorno ci sorprenderà con una fiaba in cui il principe dovrà essere salvato. Un po’ come accade nella vita di tutti i giorni.

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