Immigrazione e salari: uno schiaffo ai luoghi comuni

All’indomani delle dichiarazioni di Angela Merkel sull’immigrazione e delle proteste emerse in Ungheria, nonché in un contesto sempre più intollerante, mi sembra opportuno analizzare un fenomeno collegato all’economia internazionale divenuto luogo comune, ovvero questo:

art.1

Ora. il fatto sopra citato, ovvero il salario decrescente dovuto all’ immigrazione, rappresenta un luogo comune sfatato dalla letteratura economica. Senza entrare nel dettaglio “numerico”, il ragionamento iniziale dell’eccesso di offerta non trova riscontro nella realtà storica “a lungo termine”. Infatti, induttivamente, quando l’offerta di lavoro aumenta (ovvero: nel momento in cui più persone offrono prestazioni lavorative) il prodotto che una singola unità in più potrebbe produrre a un certo punto diminuisce (nota 1), ovvero la produttività marginale del lavoro (la variazione di output a seguito di un aumento unitario di manodopera) si abbassa.

Esempio : un operaio lavora alla costruzione di un’auto. Essendo da solo, ci vorrà molto più lavoro. Ma più operai lavorano alla costruzione di una macchina, meno sarà il lavoro da dedicare per costruirla. Citando la famosa sit com The Big Bang Theory“Più si è meglio è? Se fossimo in duemila in questa stanza staremmo festeggiando? No, staremmo soffocando”. Quindi, quando l’offerta cresce, oltre un certo punto, il numero di lavoratori su una singola machina rende meno a causa della minor quantità di lavoro individuale (nota 2). Quindi il salario dovrebbe decrescere.

Alcuni casi storici (che non sono eccezioni) contraddicono l’ipotesi. Nel 1980 si aprirono le frontiere dell’Isola di Cuba verso Miami per un breve periodo di tempo e si vide l’ingresso di migliaia di lavoratori non specializzati negli USA (il cosiddetto “esodo di Mariel”, dal nome del porto da cui partirono i migranti). Questo provocò un certo sgomento negli USA, poiché si temeva una diminuzione dei salari nei settori non specializzati nella città di Miami. Ma ciò non avvenne e i salari seguirono l’andamento nazionale. Altro caso. Nel 1990, a seguito del discioglimento dell’URSS, in tanti emigrarono verso Israele. L’URSS era una paese a produttività bassa, ma, al contempo, la manodopera era fortemente specializzata, più di quella locale. Con l’introduzione di nuovi elementi nei settori specializzati, i salari aumentarono. Per spiegare il perché, partiamo da un caso di breve periodo. Tra il 1879 e il 1913 ci furono forti migrazioni dal Vecchio al Nuovo mondo.

art.2

Per i grafici e gli approfondimenti propongo il testo Economia internazionale di Taylor e Feenstra ed. Hoepli. Il grafico sembra, in realtà, comprovare la prima ipotesi e infatti dimostra che, nel periodo considerato, ci sia stato un lieve miglioramento dei salari in Europa e una crescita rallentata in America, perché le prospettive di salari maggiori hanno incentivato l’immigrazione. La teoria iniziale non è comunque provata perché rimangono i casi sopra citati e vi sono alcune considerazioni da fare, ovvero il tipo di settore in cui gli immigrati competono rispetto ai locali e il grado di istruzione. Negli USA è stato analizzato l’impatto dell’immigrazione su salari e forza lavoro. Uno dei parametri era proprio l’istruzione. Il risultato è una “curva ad U”.


art.3

Nel primo settore, caratterizzato dal solo 10% della forza lavoro, gli stranieri sono il 70% (tra 0 e 8 anni) e da poco più del 20% (da 8 a 11). Nella classe concernente la maggior parte della forza lavoro (80%), i diplomati sono compresi tra 11 e 15% ca. (molti immigrati si sono fermati prima del diploma). La percentuale di laureati magistrali/master o dottori di ricerca immigrati (legali e non) torna a crescere in tale categoria. Quindi, nei settori dove l’immigrazione costituisce una forte percentuale, il salariò sarà certamente influenzato, ma molto meno nei settori a tendenza inversa (ovvero nei settori dove è concentrata la maggioranza della forza lavoro) e la quantità di immigrati non scolarizzati non provocherà, quindi, forti variazioni di salari. Nonostante l’effettiva competizione in determinati settori (come l’agricoltura o l’alta tecnologia) tra immigrati e locali, i guadagni (nel breve periodo) saranno relativi all’affitto di capitali e terra (nota 3). Nel lungo periodo, quando capitale e lavoro possono spostarsi tra settori, non vi sono invece diminuzioni salariali. Poniamo un’economia basata su due settori, Uno maggiore in termini di lavoro (es: produzione di scarpe) e uno con maggior apporto di capitale (es: computer). Nel lungo periodo, un aumento di lavoratori nel settore ad alta intensità di lavoro farà aumentare l’apporto di capitale per la produzione di essa. Il capitale viene sottratto al settore in modo da mantenere non solo il rapporto tra il capitale e il lavoro costante, ma anche l’affitto (prima aumentato) e il salario (prima diminuito). Insomma, la mobilità di capitale e lavoro mantiene stabile affitti e salari.

Anche alla fine del 2014, Obama pose un programma di immigrazione atto all’aumento di salari e del PIL (con ovvie sollevazioni da parte dei repubblicani) ed è probabile che, nel caso tedesco di lungo periodo, qualora i siriani fossero (come è stato azzardato in rete) maggiormente scolarizzati, vi sia influenza sia sulla classe di lavoro media sia , positivamente, sui salari, come successe nel 1990 e questo, come ogni altro scenario, dipenderà dalla struttura della forza lavoro, dal capitale ecc.. Per ora possiamo solo monitorare la situazione. Quindi, abbiamo risolto l’annosa questione dei salari e degli immigrati cattivi che ci rubano il lavoro. Sono speranzoso che questo appello verrà accolto e che si capiranno alcuni concetti in modo da eliminare taluni motivi di odio ingiustificato e…

art.4Ecco, appunto…

Note:
1 – Tale fatto si chiama “Legge dei rendimenti marginali decrescenti”, dove in un sistema produttivo generico, ad ogni apporto di un fattore qualsiasi, cioè terra, lavoro, capitale, macchine, ecc. non corrisponde un incremento di produzione proporzionalmente crescente (da Wikipedia).
2 – Potremmo fare lo stesso ragionamento portando un esempio quotidiano: lo studio. Più ore uno studente passerà sui libri, minore sarà la rendita in termini di apprendimento una volta superato un certo numero di ore di studio. Ergo, la produttività dello studente tende a decrescere col passare delle ore.
3 – Affitto del capitale e della terra: rendita dovuta alla differenza tra profitto totale e costo del lavoro.

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