Il metodo Pantellini e altre bufale. Perché la pseudoscienza diventa virale?

Non so voi ma io almeno due, tre volte al mese, scorrendo pigramente il wall di Facebook, mi ritrovo sempre qualche immagine, qualche articolo che annuncia cure miracolose per il cancro, scoperte da anni e tenuteci nascoste dalle famigerate big pharma e dal non meglio precisato gruppo di uomini grigi che dominano il mondo.

Tralasciando le teorie complottare, su cui non c’è nulla di particolarmente nuovo da dire, da poco mi sono imbattuto in un caso particolare che, parola del sito in questione, “cura i tumori con una probabilità di successo del 100%”.Il metodo in questione è il “metodo Pantellini”, metodo di cui non avevo mai sentito parlare, probabilmente offuscato dai vari Di Bella and co.

PantelliniRovistando sul web (ma mica troppo, primo risultato della prima pagina di Google), mi imbatto nel sito dell’associazione che porta il nome del sopracitato Dottor Pantellini ma senza trovare traccia di alcun dato riportato, soltanto un normale sito web di una qualsiasi associazione. Mi rifaccio quindi alla storia riportata dal pezzo citato all’inizio dell’articolo. Pantellini consigliò ad un suo conoscente affetto da tumore gastrico di assumere per alleviare il dolore delle bevande a base di bicarbonato di sodio e limone. Il suo conoscente sbagliò e acquistò invece il bicarbonato di potassio e, dopo qualche tempo, il tumore sorprendentemente sparì.

A quanto pare a seguito di questo avvenimento Pantellini proseguì con non meglio precisati studi ed esperimenti, “brevettando” una cura che ancora oggi porta il suo nome a base di ascorbato di potassioseguendo l’ipotesi che il tumore sia causato da uno stato di eccessiva ossidazione delle cellule; dunque, essendo l’ascorbato di potassio un agente fortemente antiossidante, il tumore, trovando un ambiente sfavorevole, regredisce fino a sparire. La percentuale di guarigione? Parrebbe 100% negli stadi iniziali e leggermente più bassa in quelli più avanzati.

Sempre nella passeggiata per le vie del web, mi imbatto in un articolo di Butac, proprio riguardo Pantellini che a sua volta rimanda a un articolo di Salvo di Grazia che sul suo blog MedBunker, spiega nel dettaglio in cosa consistano le ipotesi formulate da Pantellini e cosa ci sia effettivamente di concreto nella sua ricerca. Consiglio vivamente la lettura di entrambi gli articoli.

Ciò che emerge, in estrema sintesi, è che benchè l’intuizione di fondo sia anche abbastanza attendibile, l’ipotesi non è suffragata da alcuno studio, tantomeno da dei dati statistici. Il lavoro di Pantellini è dunque privo di qualunque base scientifica, non esiste alcun protocollo medico riconosciuto che curi il cancro con una cura a base di ascorbato di potassio.

Il metodo Pantellini è solo l’ultimo degli esempi di bufala pseudoscientifica riguardo il cancro e tutto ciò che gira attorno a questa malattia che ancora non sappiamo sconfiggere. Uno straordinario mix di false speranze, mischiate alla rabbia che si prova davanti all’impotenza e alla paura che prima o poi quell’oscuro male si possa abbattere anche su di noi o su qualcuno a noi caro. È questo esplosivo cocktail di emotività che prepara il terreno alla viralità delle bufale in campo medico-scientifico.bufala e contro bufala facebook

La medicina e la scienza sono terreni spietati, dove spesso c’è davvero poco spazio per tutelare la fragilità umana, il costante bisogno di certezze, di una luce da seguire in mezzo alla tempesta. Così spesso preferiamo una verità arrangiata, superficiale ma che perlomeno è rassicurante. Dietro le semplificazioni, siano esse pseudoscienza, xenofobia, omofobia o quant’altro, c’è sempre la paura, il terrore della complessità.

È questo mix emotivo che rende così appetibili le bufale pseudoscientifiche, sono fatte a misura d’uomo, costruite su fragilità e paure che ci accompagnano in ogni momento della nostra esistenza e calzano così a pennello che a volte le preferiamo alla realtà.

Fa riflettere a riguardo un’altra storia che ho trovato sul blog del Dr. Di Grazia, che potete leggere quiÈ la storia, senza lieto fine purtroppo, di una figlia che per cercare di salvare una madre malata di un cancro inoperabile si è rivolta ad uno dei famigerati pioneri delle terapie alternative, quelle che ci nascondono i cattivi uomini grigi amici delle big-pharma. Il risultato è che la madre in questione non ha avuto alcun giovamento e, dopo la sua morte, la figlia ha dovuto sopportare anche che il sedicente dottore inserisse sul suo sito il caso della sfortunata signora come “guarigione”. Non basta dunque il dolore per la lenta perdita di una cara persona, non bastano i fiumi di soldi spesi in medicine che si sono rivelate utili quanto l’acqua fresca, anche la beffa di vedersi il nome di sua madre tra le persone guarite col “metodo alternativo X”.Disperazione

Come dicevamo in precedenza, è la paura che ci spinge a cercare qualsiasi via, in questo caso più la disperazione, l’impotenza. La fragilità umana è spesso fagocitata dal rovescio della medaglia, dalla viscidità di chi ha il sangue freddo per lucrare su paure e disgrazie altrui, che sia per centinaia di euro di cure inutili o per pochi centesimi di clickbait. Speriamo che nel regno della viscidità faccia presto irruzione un altro sentimento molto umano: la vergogna.

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