Il Colpo di Stato in Burkina Faso

Il Burkina Faso è uno stato senza sbocchi sul mare che ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia nel 1960. Fino al 1984 si chiamava Alto Volta, dal nome del fiume che lo attraversa. Il nuovo nome (Terra degli uomini integri) venne deciso dal presidente Thomas Sankara, forse il massimo teorico del panafricanismo e primo tra i capi di stato africani a portare all’attenzione internazionale il problema dell’AIDS. La fine di Sankara avvenne il 15 ottobre del 1987, durante un colpo di stato (il quarto dall’indipendenza del Burkina Faso) organizzato dal suo vice Blaise Compaorè, ai tempi appoggiato da Francia e Stati Uniti.

Il periodo di governo di Compaorè durò per quattro mandati: l’anno scorso si dimise in seguito ad una serie di sollevazioni popolari dovute ad un tentativo di modifica costituzionale che avrebbe dovuto consentirgli di correre per un nuovo mandato. Le rivolte consegnarono il potere in mano al colonnello Yacouba Isaac Zida, incaricato dal nuovo presidente (un civile) Michel Kafando di nominare un governo di transizione in grado di portare il paese a libere elezioni. Il nuovo esecutivo è rimasto in carica per un anno fino al colpo di stato di questa settimana.

Nella notte tra mercoledì 16 settembre e giovedì 17 la Guardia Presidenziale ha arrestato Kafando e Zida, ha cancellato tutti i voli in uscita dal paese e imposto il coprifuoco. Subito dopo l’arresto il generale Mahmadou Bamba è comparso in televisione per dichiarare che Le forze patriottiche, raggruppate nel Consiglio Nazionale per la Democrazia, hanno deciso oggi di mettere fine a questo degenerato regime di transizione. La transizione si è progressivamente distanziata dagli obiettivi di rifondare la democrazia”. In realtà delle elezioni erano previste per l’11 ottobre ed escludevano coloro i quali appoggiavano la riforma costituzionale alla base della caduta del vecchio governo, ma adesso il colpo di stato rimescola le carte e minaccia di riportare al potere di nuovo Compaorè, dato che ora il potere è detenuto dal generale Gilbert Dienderè, consigliere del vecchio presidente per trent’anni.

Dopo l’annuncio si sono avute diverse proteste di piazza a sostegno di Kafando e Zida, prontamente disperse dai reparti golpisti che hanno lasciato sul terreno una decina di morti. Nella tarda mattinata la Guardia Presidenziale ha annunciato di aver liberato Kafando, mentre Zida, anche lui legato ai corpi d’élite addestrati dagli Stati Uniti, è ancora tenuto in regime di detenzione in quanto ha ancora diversi elementi dell’esercito a lui fedeli. Nel tardo pomeriggio è arrivata anche la decisione dell’Unione Africana di sospendere il Burkina Faso dalla partecipazione fino a quando nel paese non sarà riportata la completa normalità.

Nel frattempo, Compaorè è ancora nel suo esilio presso l’alleato Alassane Ouattara in Costa d’Avorio. Non è escluso un suo ritorno, facilitato dai reparti a lui fedeli della Guardia Presidenziale. Molto dipende dalle prossime settimane: se il resto dell’esercito burkinabè e la società civile decidono di rivoltarsi e Dienderè decide di non cedere il passo, la situazione può sfociare facilmente in una guerra civile. La penetrazione fondamentalista rappresenta un rischio ma solo nelle zone nord ed est del paese, a stretto contatto con aree già interessate dal fenomeno (Ciad, Nigeria e Mali). In sintesi, la soluzione di questa crisi rimane ancora un mistero sul quale fare al più presto chiarezza per evitare di far prendere fuoco all’intera Africa Occidentale.

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