Si tatuano in 30 contro le discriminazioni a Piacenza

Avrei potuto titolare questo pezzo “30 persone si tatuano uccello contro le discriminazioni”, ma avrei snaturato l’evento (oltre a fare centinaia di click i pochissimi minuti): quello che è accaduto ieri a Piacenza ha realmente dell’incredibile.

Tutto ha inizio mentre Erika Wonderland stava tatuandomi una scimmia sul costato qualche mese fa. Mi parla di come sia stufa che l’Italia non riconosca dei diritti che nel resto d’Europa sono oramai parte fondante della società. Non si spiega perché lei e il suo ragazzo debbano per forza sposarsi per avere lo status di famiglia, quando in Francia ci si può unire civilmente. Allo stesso modo, non si spiega perché le coppie omosessuali non possano sposarsi e le famiglie omogenitoriali siano abbandonate a se stesse nella complicata giungla burocratica per tutelarsi. Voleva fare qualcosa per lanciare il messaggio che le discriminazioni in questo paese devono finire. Ecco come è nata la giornata di “Un tatuaggio contro le discriminazioni” al WiP TatooStudio.

colibrì unoIl disegno uguale per tutti, un colibrì origami rainbow, è nato dalla penna di Erika e dalle sue sinapsi arzigogolate: il colibrì è un simbolo dei nativi americani che incarna il guerriero morto per i propri diritti, rainbow per richiamare i colori della bandiera dei movimenti LGBT e origami per dare una linea elegante al tutto. “Ma un tatuaggio non serve a un cazzo per la causa dei diritti civili”. Me lo sono sentito dire così, a bruciapelo. Economicamente, la metà dei ricavati è andata a L.’A.T.Omo. Arcigay Piacenza, che li impiegherà (rendicontando) per attività sociali; già questa è una buona risposta ai disfattisti. Inoltre, l’evento ha avuto una risonanza inattesa, dando il segno che le persone sono sempre più sensibili al tema dei diritti civili. E la cosa ha fatto parlare di sé.

colibrì dueL’aspetto che ha più colpito Erika e Davide, i due tatuatori di Wip Tatoo, è la biografia di alcuni tatuati “Le loro storie mi sono entrate dentro, è stato un onore ascoltarli. Un’esperienza umana bellissima” Come le due ragazze di Farini, paese devastato dall’alluvione che ha colpito la provincia di Piacenza solo qualche giorno fa, che hanno lasciato per qualche ora la pala, si sono tatuate e sono poi tornate a spalare il fango.Io non ci potevo credere! E’ arrivata questa ragazza, mi ha detto che un po’ di pausa dallo spalare le avrebbe fatto bene. Si è tatuata ed è tornata su in paese! Una forza incredibile” ha raccontato Erika.

Troviamo poi la ragazza che da Bassano del Grappa si è fatta la strada in Blabla Car per andare a Piacenza a tatuarsi in giornata. “E’ arrivata prestissimo, alle 11 di mattina. L’abbiamo messa sotto gli aghi subito: forse perché era ancora mattina ed eravamo solo noi, forse perché la macchinetta per tatuare fa allentare un po’ le resistenze, questa ragazza ci ha raccontato come sia difficile essere bisessuali”. Un tema, questo, che ricorre spesso negli ambienti LGBT. Esiste una corposa falange di gay e lesbiche che “non crede” nell’esistenza delle e dei bisessuali. Erika ha riportato così il racconto della ragazza: “Quando dico ai ragazzi o alle ragazze omosessuali che sono bisessuale, mi dicono che sono repressa, confusa, che sono lesbica ma non lo accetto… e non è facile essere discriminati da chi dovrebbe capirti!”. Ciò nonostante, Davide ha esclamato che fortuna che sei ad essere bisex! Sei veramente libera, puoi innamorarti di chi vuoi, è bellissimo!. Quando si riesce ad affrontare una cosa senza riversarvi dentro il proprio vissuto, si disvela la semplicità che si trova alla base.

«Per altro, abbiamo fato una piccola gaffe con una ragazza che si è tatuata: eravamo tutti convinti fosse lesbica e, in qualche modo, lei lo ha capito. Mentre stavo sfumando il colore, mi ha guardata piena di entusiasmo, e mi ha detto “vero che sembro lesbica? Me lo dicono tutti, ma invece non la sono! Deve essere perché giro solo con ragazze lesbiche, avrò preso lo stile!”».

colibrì quattro

Ma non di soli omosessuali si parla. Erika ha raccolto anche la storia di una coppia etero, entrambi col colibrì tatuato: «Sono insieme da 15 anni, ma non vogliono sposarsi. Lei ha subito un ricovero in ospedale e i medici non hanno potuto autorizzare il suo compagno a visitarla. Se esistessero in Italia le unioni civili per etero e omosessuali questa situazione non si presenterebbe più».

colibrì treCome ultima, una nota autobiografica: mi sono tatuato il colibrì insieme a mia madre. Un piccolo gesto, forse, che deve essere d’esempio per quei genitori che condannano un figlio o una figlia solo perché esprime la propria essenza. Essere eterosessuali, omosessuali o bisessuali, transgender, queer o intersessuali è solo un aspetto della vita delle persone. Condividere con i propri figli le battaglie quotidiane che la vita ci mette di fronte è uno dei sostegni maggiori che un genitore possa offrire. Alle madri e ai padri smarriti di fronte ad un figlio “diverso” va l’appello di ascolto e apertura totale: disarmatevi delle vostre paure e accompagnate i vostri figli quando ve lo chiederanno. Sostenete il coming out e respingete chi discrimina voi e i vostri figli: le cose sono cambiate, e col vostro aiuto il mondo sarà un posto più equo e inclusivo per tutte e tutti.

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2 commenti
    • Baku ha detto:

      Ciao Nunzio, grazie per il commento estremamente costruttivo. Continua a seguirci!

      Mi piace

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