Il mare è mio fratello, Jack Kerouac – la recensione

Il mare è mio fratello, romanzo datato 1943 e inedito fino al 2012, rappresenta la prima opera dello scrittore americano Jack Kerouac, l’ autore del capolavoro On the road scritto di getto solo nel 1951,

Jack in questo periodo della sua vita (era uno splendido e confuso ventunenne) ancora non conosceva quella furia d’uomo che gli avrebbe cambiato l’esistenza e che rappresenterà il personaggio centrale della sua perla più brillante: Neal Cassady (Dean Moriarty in On the road); probabilmente aveva già incontrato Allen Ginsberg, all’Università della Columbia; e soprattutto non aveva ancora respirato la “strada” e l’erudizione orgiastica dei “sotterranei”. Jack era un semplice asso del football, come l’America ne sforna in continuazione, ossessionato dalla scrittura, dalla letteratura e da un principio di idea di fuga per andare a scoprire cosa fosse la “vita vera”, culminata con l’arruolamento presso la marina mercantile sulla Dorchester.

Il mare è mio fratello di J.Kerouac. Unica versione disponibile in lingua italiana: Mondadori, 2012.

Il mare è mio fratello di J.Kerouac. Unica versione disponibile in lingua italiana: Mondadori, 2012.

Qui viaggiò per quattro mesi raggiungendo la Groenlandia e tenne un diario, “un diario di bordo accettabile”, dove annotò le sue giornate in mare aperto (rappresentate dall’impiego di vedetta a prua a fantasticare assorto nell’infinito), e uno studio sui suoi compagni di bordo. Focalizzandosi sui caratteri altrui, capì quanto si sentisse diverso da loro: lui così “femminuccia poetica”, come si definisce nei suoi appunti, in un covo di rozzi e virili maschi alfa dalla sensibilità esistente ma chiusa a chiave. Questo diario di bordo, come scrive nelle lettere al suo amico Sebastian Sampas, rappresenta le gracili semenze dalle quali nascerà quest’opera, Il mare è mio fratello, che è un’ode alla bellezza e alla drammaticità della vita oltre che alla schizofrenica duplicità dell’animo umano: Wesley Martin è il Kerouac gozzovigliante della Columbia, tutto birra, spensierato e intimamente virile e sicuro di sé; Everhart è invece il Kerouac solitario, erudito, il filosinestroide di quegli anni universitari, il mammone che ama la libertà avendone però timore e che preferisce lasciarla inanimata nei grandi romanzi letti.

Jack decise di partire convinto da una spinta centripeta, come fece Everhart, convinto dalla sola visione di un essere come Martin – sua perfetta antitesi. Ritroveremo quest’atteggiamento  bipolare in Jack, anni dopo, ai tempi dell’incontro con la figura di Cassady. E se la figura di Cassady (ossessiva nella sua vita e nella sua letteratura – che è vita) fosse stata solo una proiezione per Jack del suo lato più temerario, della sua parte pioneristica che in fondo ha sempre avuto nascosta dentro di sé?

Kerouac-691x317Il romanzo si focalizza quindi su questa avventura di mare vissuta dai due Kerouac, ma manca di forza travolgente e di spessore filosofico incentrandosi troppo sul concetto di comunismo; è il mare stesso a simboleggiare questa ideologia e anche i rapporti sociali si basano sul grado di “sinistrità” degli individui incontrati. Martin ed Everhart non hanno un carattere chiaro e delineato e l’incompiutezza del romanzo e delle loro azioni di certo non aiuta. Da sottolineare la forte influenza subita dallo scrittore dall’opera di Herman Melville Moby Dick; è come se la scrittura di Jack e la sua brama di avventura, la febbre di ricerca, che poi nella vita culminerà nell’ossessiva corsa alla sensazione estrema, droga, promiscuità, omosessualità, alcolismo, scrittura compulsiva, credo nelle filosofie orientali, nascesse dal nucleo più centrale del magnifico Moby Dick, manifestazione eterna dell’eterna lotta tra il bene e il male e viaggio all’Ulisse senza ritorno, o meglio senza volontà di ritorno.

Una lettura comunque consigliata, perché ci inoltra nella mente giovanile di uno dei più sensibili scrittori del Novecento.

Nota: Versione consigliata: Mondadori, 2012.

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3 commenti
  1. Paolo D'Andrea ha detto:

    Ottima recensione – come è ottimo il libro di cui hai parlato. Non è facile trovarlo ne in commercio ne recensito sul web – e questo fa di questa pagina un unicum importante – sia per il tema sia per la sua prosa chiara ma piena di enfasi contagiosa.
    Grazie –

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    • Parole di straordinaria compostezza e passione. Ringrazio te di aver letto la recensione e di aver dedicato tempo alla conoscenza del grande Jack. Spero che le mie parole ti possano iniziare alla lettura di questo romanzo giovanile. Qualora fosse il mio compito sarebbe svolto.

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  2. Grande Alessio. Ho trovato l’articolo – come dire… – illuminante, essendo io all’oscuro dell’esistenza di questo primo suo scritto.
    Insomma, ti ringrazio di avermi fatto conoscere questa perla di questo nostro vate poetico. Non appena potrò lo leggerò.
    Pace e Bene
    Matteo

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