Cina: qualità per quantità

Il 3 Settembre la Cina celebra l’anniversario della vittoria sul Giappone che pose fine alla Seconda Guerra Mondiale. La tradizionale parata ha mostrato appieno la potenza militare del paese: oltre ai droni di ultima generazione, si è avuta l’occasione per vedere i missili balistici di teatro DongFeng (dal cinese Vento dell’Est) 21B e i DF 26 anche detti Guam Killer (nella foto) perché in grado di bombardare la base statunitense di Guam situata nel sud del Pacifico e ritenuta (a ragione) una testa di ponte verso il sud del paese in caso di conflitto. Si sono visti i DF 31A, modello di ICBM (InterContinental Balistic Missile) a rampa mobile e numerose altre armi quali i nuovi elicotteri anticorazzati WZ19 e i tanto attesi caccia Shenyang J15 (basati sui modelli russi del Sukhoi S33) che diventeranno operativi entro i prossimi cinque anni con il varo della prima portaerei cinese.

In occasione delle celebrazioni le autorità cinesi hanno tenuto diversi discorsi e quello maggiormente atteso era quello del presidente cinese Xi Jinping. Il discorso ha toccato diversi punti a cominciare dal rapporto con il Giappone: il presidente ha indicato come il paese del Sol Levante e i suoi cittadini non siano da collegare al militarismo, sottolineando come i giapponesi stessi furono vittime della guerra. Il vero elemento che ha suscitato scalpore, specie perché avvenuto a ridotta distanza dagli sconvolgimenti finanziari della borsa di Shanghai, è stato l’annuncio di voler ridurre le disponibilità dell’esercito cinese di 300.000 effettivi rassicurando contemporaneamente la comunità internazionale in merito al fatto che la Cina non cercherà mai l’egemonia sui paesi che la circondano. Il pensiero è andato immediatamente alla volontà di risparmiare denaro per fronteggiare un’eventuale crisi del debito cinese (voci incontrollate danno i bilanci “reali” di diverse province cinesi in debito a livelli da Grecia) o una crisi economica scaturente dalle già citate perdite finanziarie.

Una analisi più accurata porta a scartare questa eventualità: la Cina sta tagliando effettivi già dalla metà dagli anni 80: da quel momento ad oggi l’esercito è “dimagrito” di 1.900.000 unità senza contare i nuovi tagli. Contemporaneamente però la spesa è progressivamente cresciuta: negli ultimi 7-8 anni i tassi di crescita hanno sempre superato il 10% e nel solo periodo 2007-2014 le spese sono cresciute del 167%. Questi dati denotano una volontà di avere meno truppe ma di maggior qualità, meglio armate, meglio protette e con un più alto tasso di tecnologia nelle loro operazioni.

Naturalmente non si sono spesi soldi solo per comprare, ma anche per sviluppare nuovi sistemi d’arma e nuove armi, in particolare nel settore dei mezzi corazzati e nel settore navale, essenziale per contrastare l’egemonia Statunitense nell’Oceano Pacifico. Un settore in cui i cinesi stanno facendo grandi passi avanti è quello delle c.d. Armi ad Energia Diretta: questo tipo di sistema d’arma trasferisce l’energia direttamente all’obiettivo, senza intermediari quali pallottole, missili, frecce e via dicendo. Ecco quindi che si usano sistemi quali le armi a microonde (nella foto) per scaldare la pelle dei soldati avversari o per distruggere apparecchiature elettroniche quali i sistemi di puntamento dei missili oppure laser, impulsi di plasma e via dicendo, fino ad arrivare agli impulsi elettromagnetici che però vedono gli Stati Uniti notevolmente più avanzati rispetto a tutti.

Il non cercare l’egemonia (almeno militare) sui paesi che la circondano è un tema ricorrente nella storia cinese sin dall’antichità. Per far valere la propria influenza, infatti, sin da Shi Huangdi (il primo imperatore della Cina unita) sono spesso prevalsi il commercio e la diplomazia, arrivando anche a periodi di vera e propria chiusura quando queste due armi non erano utilizzabili come in alcuni periodi della dinastia Ming. Ora la Cina sta vivendo un periodo di grande espansione che perdurerà ammesso e non concesso che si riesca a stabilizzare l’elemento finanziario. Il cambio di dottrina militare rientra in quest’ottica: il governo cinese spera di spendere di più ora per spendere meno in futuro, ma soprattutto spende per proteggere in modo oltremodo efficace (basta vedere quanto accaduto negli scorsi mesi in Yemen) sia i propri cittadini che i propri interessi economici.

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