Poletti e la guerra dei numeri

Con i decreti attuativi approvati qualche giorno fa è stata completata l’approvazione del Jobs Act, la riforma del lavoro fortemente voluta dal Premier Matteo Renzi e portato avanti fin dal Marzo 2014.

La riforma aveva diversi obiettivi: l’introduzione di un contratto unico a tutele crescenti, la creazione di un’agenzia nazionale per l’impiego, la semplificazione di regole già esistenti, l’aggiornamento delle misure in materia di tutela della maternità e delle forme di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Poletti e la guerra dei numeriTante misure applicate sono state volte inoltre a ridurre il tasso di disoccupazione, che oggi si aggira intorno al 12%, e in particolare il tasso di disoccupazione giovanile, una delle percentuali purtroppo “in crescita nell’ultimo quinquennio” e che oggi si attesta oltre il 40%.

Quando lo scorso 25 Agosto, il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti  (in foto) ha fatto il punto sull’efficacia delle riforme diffondendo i dati per quanto guarda l’occupazione, si sono scatenate forti polemiche. Al centro della questione i numeri diffusi da Via Veneto riguardanti i contratti stipulati e quelli cessati nei primi sette mesi di quest’ anno.

Poletti e la guerra dei numeri

In un primo tempo, infatti, Poletti aveva parlato di:

– oltre 420.000 nuovi contratti a tempo indeterminato stipulati tra Gennaio e Luglio 2015;

– 2.331.853 nuovi contratti totali di tutte le tipologie.

I dati sembravano, quindi, molto positivi e davano ragione a chi sosteneva l’efficacia delle misure governative. Sono stati però smentiti dalle analisi di diversi giornali e il giorno seguente lo stesso Ministro si è scusato per l’errore commesso, ammettendo di aver diffuso “dati errati”. Dalla retromarcia del Ministro risulta quindi che:

– i contratti a tempo indeterminato stipulati fra Giugno e Luglio 2015 sono 117.498;

– i nuovi contratti totali di tutte le tipologie sono 1.136.172.

In particolare l’errore principale è dovuto alla mancata considerazione del numero di cessazioni: a fronte di 5.150.539 nuove attivazioni nel 2015 si sono verificate 4.014.367 cessazioni. Come evidenzia una recente nota dell’Istat, si è verificato un aumento degli occupati (+0,8%), ma l’approfondimento di questo dato mostra che al calo degli occupati 15-34enni e 35-49enni (-2,2% e -1,1%, rispettivamente) si contrappone la crescita degli occupati ultra50enni (+5,8%).

Poletti e la guerra dei numeri

Possiamo quindi interrogarci anche sull’efficacia del programma “Garanzia Giovani”, attuato nel Maggio 2014, grazie anche a fondi UE, con lo scopo di facilitare l’inserimento nel mondo del lavoro di persone di età compresa tra i 15 e i 29 anni.

Poletti sostiene fermamente questo programma, tanto da arrivare ad assicurarne il mantenimento nonostante ilrischio di chiusura dei finanziamenti da parte dell’UE”. Tuttavia, anche in questo caso i dati fotografano una realtà diversa: se a metà Aprile, a circa un anno dall’attivazione, il totale dei registrati ammontava a circa 500.000, sono nemmeno 70.000 i giovani ai quali è stato effettivamente offerto un impiego. Anche in questo caso Poletti aveva sostenuto la difficoltà di calcolare cifre, dovuta al fatto che queste farebbero riferimento a situazioni e banche dati diverse.

Se quindi si è per il momento chiusa la battaglia a livello legislativo per l’approvazione del Jobs Act, resta ancora aperta la guerra dei numeri, anche se probabilmente le forze dovrebbero convergere sul fronte ancora aperto della disoccupazione.

Leggi anche: Il peso dell’ ‘”errore umano” sull’amministrazione della cosa pubblica di Andrea Intonti. 

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