L’apartheid gay: il ddl Cirinnà è segregazionista

L’epifania, con la “e” minuscola, è quell’avvenimento in cui un qualcosa si manifesta. Un accadimento che mostra una condizione già esistente, un cambiamento che rivela una verità pregressa.

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Nel settembre 2015 una enorme, probabilmente maggioritaria, parte di persone interessate a vario titolo al riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali ha avuto un’epifania: il ddl Cirinnà sull’istituzione delle coppie civili è un abominio. L’evento che ha scaturito l’epifania è la modifica del ddl che definisce l’esito dell’unione come una “formazione sociale specifica”. Ciò che questa epifania ha rivelato è che quel testo è fin dal principio uno strumento segregazionista delle coppie omosessuali. Ma perché parlare di segregazione, di un nuovo apartheid all’italiana?

imagePrima di tuffarmi nel mio tipico ragionamento consequenziale, ci terrei a specificare il significato di apartheid: in lingua afrikaans significa letteralmente “separazione”. E la linea che traccia questa proposta di legge è una marcata e duratura separazione tra coppie etero e omo, dove la prima ha più dignità e diritti della seconda.

Sin dalla nascita di questa proposta di legge, è risultato inequivocabile la volontà di creare una unione civile solo per coppie omosessuali: dunque non le unioni civili senza discriminazione sul sesso dei contraenti, come presenti in sedici paesi europei, ma la creazione di un istituto ad hoc, attualmente in vigore in sole sette nazioni del nostro continente. Un istituto che ufficializza che le coppie omosessuali valgono meno rispetto a quelle etero.

E le associazioni per i diritti LGBT, Arcigay in primis? Ci sono possibili ragioni per le quali non hanno detto nulla sino ad ora. La prima potrebbe essere la poca dimestichezza con l’oggetto “unione civile”. In Italia, in alcuni comuni, sono stati istituiti dei registri delle coppie di fatto che hanno dato accesso ad alcuni diritti concernenti il territorio a prescindere dal sesso dei contraenti. Questo potrebbe aver contribuito alla confusione che spesso viene messa in atto (volontariamente o meno) sul tema delle unioni.

Per trovare un’ altra ragione della mancata insurrezione arcobaleno potremmo guardare alla frustrazione di associazioni e persone LGBT nei confronti della situazione attuale che prevede, al netto, nessun diritto per le coppie samesex in Italia. In buona sostanza: meglio avere una legge vergognosa piuttosto che non averne neppure una!

imageInoltre, il PD, che si è assurto a paladino dei diritti LGBT nella figura della relatrice del ddl, Monica Cirinnà, ha volutamente venduto questa proposta come l’anticamera dell’estensione del matrimonio alle coppie dello stesso sesso, omettendo che questa legge avrebbe di fatto rallentato ulteriormente questo processo. Ad appannaggio di ciò ne siano testimoni quei paesi europei che hanno adottato il matrimonio egualitario: su quattordici, solo tre provengono dall’esperienza delle unioni civili solo omosessuali. La Gran Bretagna (ad esclusione dell’Irlanda del Nord) sta affrontando una discussione sulla possibilità di abolire la legge sulle unioni civili omosex o di allargarla a quelle etero e l’Islanda ha abrogato tale legge nel 2010 introducendo i matrimoni egualitari: di fatto l’unico paese europeo con matrimonio egualitario ad aver mantenuto l’impostazione delle unioni “dedicate” a lesbiche e gay è solo la Finlandia.

Questo ci può stimolare per supporre quanto detto prima: le unioni civili solo per omosessuali possono divenire un concreto ostacolo all’allargamento del matrimonio, rinchiudendo in una gabbia d’oro tutte le coppie omo riconosciute dalla Repubblica Italiana.

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Dunque il ddl Cirinnà è sempre stata una proposta anacronistica, pasticciona e discriminatoria. Va specificato che l’attuale testo in esame è il frutto di mediazioni tra laici e cattolici confessionali del PD, oltre che essere stata rimodellata dopo le ingerenze della CEI e di CL. Resta ancora il dubbio: perché nessuna associazione LGBT, in particolare Arcigay, ha mai rifiutato una proposta tanto scandalosa?

Ricercando negli archivi dei comunicati di Arcigay si ravvedono, qua e là, alcuni accenni all’inadeguatezza del ddl Cirinnà seppur accompagnati dalla speranza che la legge si faccia, affermando, però, ad ogni occasione come si preferisca il matrimonio egualitario. Ciò che stride è il non richiedere mai contestualmente l’approvazione delle unioni civili per le coppie eterosessuali. Che fine ha fatto l’hashtag #ugualidiritti?

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Ciò che resta di questa epifania, per ora, è l’imbarazzo delle sigle LGBT: Monica Cirinnà è stata ospite di svariati eventi organizzati in favore dei diritti civili, tra questi anche la Pride Week milanese, che racchiude da Arcigay Milano ad Agedo passando per altre sigle minori, e quella di Roma. Siamo in rumorosa attesa che si affermi dal mondo associazionista l’indignazione sia per il testo che per l’approccio stesso all’iter (ancora ferma al Senato da due anni) e che ne consegua una mirata campagna di ampio respiro e di stretto presidio territoriale per il riconoscimento delle unioni civili omo ed etero e del matrimonio egualitario.

La partita si gioca sulla vita di alcune persone. Io non sono più disposto a tollerare la discriminazione istituzionalizzata e i goffi tentativi di mascherarla. Tu?

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