Dismaland: il parco “divertimenti” di Banksy

Dismaland non è un parco divertimenti, è un parco di disorientamento. Dismaland non è rose e fiori, è ferro e cemento. Dismaland è il nuovo, irriverente e maligno luna park “anti-Disneyland” ideato dal tanto noto quanto misterioso attivista e writer Banksy, installato temporaneamente su un lido abbandonato della località turistica di Weston-super-Mare nel Somerset, in Inghilterra. Il parco, che vivrà fino al 27 Settembre per poi venire definitivamente smantellato, non richiede biglietti stampati ma un’esclusiva prenotazione online tramite il proprio sito il quale, i primi tempi, probabilmente sempre a causa del geniale zampino di Banksy, era soggetto a continui crash.

Lo stabilimento viene presentato come “un festival di arti, divertimenti ed anarchismo al livello base”, facendo notare ai soli 4.000 spettatori quotidiani, sin dal primo impatto visivo, che in Dismaland la solfa è cambiata: “Scusate bambini, le favole sono finite”. Nessuno sfarzo, nessuna musichetta allegra, fontana colorata o vivace giardino spensierato. Ricordando un po’ il tipico parco giochi abbandonato, scenario prediletto di scrittori e registi horror, Dismaland riesce perfettamente a instillare nell’animo degli innocenti visitatori sconcerto e meraviglia, divertimento ed orrore, creando una sintesi tra il comico ed il grottesco per arrivare al suo fine principale: ironizzare su un estabilshment socioculturale sempre più marcio e distante dal mondo reale.

dismaland banksy

I palloncini in vendita a Dismaland che recitano “I am an imbecil”

Tutto questo impegno di denuncia sociale è rispecchiato perfettamente dalle attrazioni del parco: c’è un lago artificiale su cui è possibile telecomandare delle barchette che, osservate bene, ospitano masse accalcate di migranti e rifugiati di guerra; nell’attrazione principale, Cinderella’s Castle ), ogni atmosfera disneyana va in frantumi: la povera Cenerentola muore sulla sua carrozza ribaltata. Ed ancora, un camion anti-sommossa della polizia irlandese che getta acqua dal proprio cannone, un gigante falò per le giornate fredde, alimentato dalla combustione dei romanzi dell’ex politico e scrittore locale Jeffrey Archer, uno stand in cui ci si può sedere per avere disegnato il proprio ritratto, ma solamente dalla parte della propria nuca, una ruota panoramica che offre una suggestiva vista sul freddo ed impassibile mare della Cornovaglia. Tutto questo (e molto altro), accompagnato da addetti al personale dalle orecchie “topoliniane” volutamente scorbutici e svogliati, venditori ambulanti di palloncini che recitano la scritta “Sono un imbecille” e fango e sporcizia a rendere ulteriormente più dissacrante e caratteristica l’avventura.

Cinderella's Castle

Cinderella’s Castle

A Dismaland vige il “e vissero per sempre infelici e contenti”, perché è questo a cui il parco mira: dopo la prima frantumazione delle illusioni fiabesche, lo spettatore si deve arrabbiare, sdegnare, deve protestare, poiché si deve rendere conto che il mondo di oggi è ad un passo verso una catastrofe ambientale, politica e sociale. Ogni attrazione è un faro che punta impietoso su una piaga del presente, una bruttura spesso messa a tacere o non affrontata con la giusta priorità. Dismaland è un addentrarsi nelle tenebre di oggi, sfruttando (mi si passi il paragone) quello che fu il fenomeno della comicità pirandelliana: al divertimento subentra la presa di coscienza della tragedia che vi si annida all’interno.

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