Razzismo e istruzione nel Regno Unito: una polemica aperta

Non si placano le polemiche nel modo della scuola britannica dopo che l’11 giugno Vincent Uzumah, insegnante della scuola Dixon Kings Academy di Bradford, città nel nord del Regno Unito, è stato accoltellato da un suo studente di quattordici anni in seguito ad un diverbio nato a causa del sequestro di un I-phone. Lo studente, dopo aver ammesso la propria colpevolezza, è stato in seguito condannato a scontare undici anni di carcere, che potrebbero però diminuire in base alla condotta.

getimage.aspxIl violento episodio segue quello avvenuto poco più di un anno fa a Leeds, quando un altro studente aveva causato la morte di una professoressa accoltellandola. Questi avvenimenti fanno sospettare l’esistenza di un clima di disagio e violenza che permea il mondo giovanile nel Regno Unito; se poi inseriamo anche un dettaglio non di poco conto emerso dalle indagini sull’episodio di Bradford, cioè gli insulti razzisti che lo studente avrebbe rivolto al suo insegnante, reo di avere la pelle nera, il quadro si fa ancora più negativo.

Da un report stilato dalla Children’s Society e ripreso poi dal Guardian, che comprende sondaggi su 53mila studenti di tredici paesi diversi, emerge infatti una situazione piuttosto critica: gli alunni inglesi sono tra quelli che subiscono più episodi di bullismo, sono meno soddisfatti della propria vita scolastica e provano più spesso la sensazione di esclusione e di emarginazione all’interno della scuola. Se aggiungiamo i costanti problemi di alcolismo e criminalità giovanile, che, pur essendo in calo, affliggono da ormai lungo tempo i giovani britannici, ricaviamo l’immagine di una popolazione giovanile in difficoltà.

Nigel Farage, leader del UKIP

Nigel Farage, leader del partito UKIP

Anche il razzismo è un problema, soprattutto per un paese come il Regno Unito da sempre meta di migranti. Le aspre prese di posizione contro i migranti, ad opera di Nigel Farage, leader del partito UKIP e più di recente anche del primo ministro David Cameron, che ha dichiarato di voler costruire recinzioni per impedire agli immigrati clandestini di varcare il confine della Manica, hanno contribuito a creare un clima di tensione a riguardo.

In questo quadro sicuramente la scuola deve giocare un ruolo importante e porre rimedio alle proprie mancanze per contribuire a formare migliori cittadini, più integrati con la realtà che li circonda. Al momento però sembra che il governo inglese si stia muovendo nella direzione sbagliata, come sottolinea Kehinde Andrews del Guardian. Il giornalista, che si occupa anche di ricerca sociologica, evidenzia come innanzitutto si utilizzi un metodo sbagliato per misurare l’integrazione di studenti stranieri o di origine straniera, cioè il voto.

Uno studente immigrato o figlio di immigrati viene considerato integrato se eguaglia o supera i risultati agli esami dei propri pari inglesi. Nell’esempio portato da Andrews, che riguarda studenti del Bangladesh, il fatto che questi ultimi ottengano voti sopra la media agli esami GCSE (General Certificate of Secondary Education, grossolanamente un equivalente della nostra maturità), viene considerato un successo perché costituisce la prova di un’integrazione riuscita. Il voto misura però la preparazione e non sembra uno strumento adeguato perché indaga solo superficialmente la condizione degli studenti.

Altro probabile errore è il tentativo di usare la scuola per consolidare le strutture già esistenti della società, fornendo strumenti inadeguati per orientarsi e comprendere una realtà multiforme e in continuo mutamento.  A questo proposito ricordiamo infatti le linee guida enunciate da John Nash, ministro della scuola inglese.

Catholic school admissions exam - Q: Is the Pope a catholic?

Catholic school admissions exam – Q: Is the Pope a catholic?

Con il documento del Dipartimento dell’Istruzione del 2014 si propone infatti di promuovere i fondamentali valori britannici, tra cui il funzionamento delle leggi e della politica inglesi: Il documento mette quindi al centro l’identità nazionale del Regno Unito, confinando ed escludendo di fatto, anche se non a parole, tutte le minoranze che ne fanno parte. Oltre ad acuire i conflitti con le faith schools, cioè scuole con forti legami con una particolare confessione religiosa (cristiana, ebrea o musulmana che sia), irrigidisce l’insegnamento su binari nazionalistici.

Lo spettro dell’insuccesso del partito conservatore guidato da Cameron alle elezioni europee, che hanno visto invece l’affermarsi del partito UKIP con una percentuale oltre il 30% e spinte interne allo stesso Conservative party hanno forse guidato il primo ministro in questa direzione, che sembra anacronistica e quasi reazionaria, oltre che noncurante dei problemi che il paese si trova e probabilmente si troverà ancora di più ad affrontare.

Certamente il dibattito sull’educazione è ancora aperto. L’ex segretario all’istruzione Charles Clarke nei giorni scorsi avanzava l’idea di insegnare la moralità e l’etica al posto della religione, infine, con le imminenti elezioni interne al partito dei Labour, attualmente all’opposizione, potrebbe emergere un nuovo leader in grado di contrastare alcune delle controverse scelte del primo ministro Cameron.

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