Kintsugi umanitario: dalla crepa del conflitto nasce una nuova opportunità

L’emergenza umanitaria degli sbarchi dei profughi, che sta avvenendo da molti anni a questa parte in ogni parte del mondo, riempie la pagine dei giornali ogni giorno, sempre più assiduamente. L’ultima decisione della Grecia di aprire le porte delle loro isole turistiche (Lesbo, Chios e Kos) ci fa tornare alla mente quanto questo argomento abbia innegabilmente affollato i nostri pensieri, le nostre parole, i nostri sguardi con le immagini terribili e mostruose dei naufragi e dei morti in mare.

Notizie come proiettili, persone come armi. Questo è il punto di vista di molte parti politiche pronte a strumentalizzare e fare sciacallaggio di questi eventi per portare fratture, crepe e guerra nelle nostre bocche. Si, ormai è inutile negarlo, è in atto una frattura, una guerra tra poveri: quelli delle ultime file e quelli delle penultime, citando Bauman. Razzismo e odio infestano il nostro lessico che si è fatto escludente, negativo, dispregiativo: abbiamo nemici invisibili.

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Il Kintsugi: l’antica arte giapponese di riparare oggetti rotti con oro colato.

Un fantasmatico Kthulu è stato evocato e noi stiamo li a guardare l’abisso, terribile, oscuro, apparentemente imperscrutabile, con terrore, odio, paura. Il nemico è alle porte, il mio nemico è lì, che chiede, da Giuda Caino che non è altro, un posto dove stare che sia sicuro. Noi questa sicurezza che abbiamo non la percepiamo nemmeno chiusi come siamo nei nostri mostri succhia benzina, nei nostri condomini fortezza, asserragliati nei nostri bunker anti-atomici con sistemi di massima sicurezza attendendo una apocalisse che non può avvenire.

Si punta tanto il dito contro i penultimi che si scagliano con violenza inaudita contro gli ultimi (dei giorni scorsi il caso in Veneto dove sono state date alle fiamme materassi e altre cose presi da un centro di accoglienza) senza nemmeno curarsi di questi penultimi. Vessati da uno Stato assente, un welfare distrutto e dei politicanti pronti a trovare i capri espiatori per le loro incompetenze e per la loro inettitudine, i penultimi sono quelli a cui ci si deve rivolgere per sanare questa ferita profonda e sanguinosa che si sta aprendo sempre più nel nostro tessuto sociale.

Non è un male, la ferita. Non sono negative, le crepe.

Il Kintsugi è un’antica arte giapponese che ripara oggetti rotti, solitamente vasi di ceramica, sanando le crepe con dell’oro colato, donandogli così nuova vita, arricchito di valore. Una crepa, una cesura, è il posto perfetto per poter creare quel movimento che porta un miglioramento, un passo in avanti, piuttosto che uno indietro. Insinuarsi nelle crepe, nelle fratture che stanno distruggendo entrambe le parti (profughi e autoctoni) è la chiave per risolvere questa guerra sociale, questo conflitto fra vessati.

Enemy Mine

Enemy Mine

Era il 1985 quando nei cinema usciva un film molto particolare e decisamente sui generis: Enemy Mine, in traduzione italiana Il Mio Nemico. Un film di fantascienza che in realtà cela un lato pedagogico e una morale umanitaria che evidenzia la potenza e la grandiosa efficacia del kintsugi applicato alle relazioni umane: un soldato umano e uno alieno, durante un conflitto nello spazio tra le due fazioni, si ritrovano profughi in un pianeta sconosciuto e terribilmente ostile, pieno di mostri e pericoli derivanti dalla fauna e la flora autoctona. Inospitale, con tempeste di radiazioni e un’atmosfera tutt’ altro che accogliente, i due dovranno mettere da parte i conflitti e collaborare con lo scopo di sopravvivere.

“Perché mi hai salvato?”
“Perché voglio sopravvivere e senza di te non ci riuscirò”. Messa da parte la guerra ideologica, montata ad arte dai politicanti del loro tempo, si ritroveranno stranieri a se stessi, imparando a conoscersi ritroveranno loro stessi, una dis-nascita incredibile ed emozionante. Smettendo di osservare l’abisso in attesa di un mostro che non arriverà, si ritroveranno simili e amici: un’amicizia che porterà l’umano a prendersi cura ed allevare il piccolo partorito dall’ alieno deceduto durante il concepimento.

La guerra, mettersi uno contro l’altro, le divise diverse: sono le ottime armi di distruzione di umanità che ci rendono mostri contro mostri. La crepa del conflitto però deve essere sanata con la cultura, vincendo la paura dell’altro, conoscendolo ed imparando a conoscerci di nuovo, trovando in noi stessi parte di quell’alieno che i nostri occhi filtrati vedono. L’oro è la conoscenza, che scaldato dai sentimenti di umanità ed empatia può colare bollente e brillante sui pezzo rotti della nostra società, unendoli indissolubilmente, dandogli nuovo valore, un valore prezioso, quello che si acquista trovando nel mio nemico il mio più grande e simile amico.

Non è una strada facile, è un cammino impervio e lungo, tortuoso e pieno di specchi menzogneri che sono pronti in ogni angolo del nostro cammino a distoglierci da quello che dobbiamo vedere: il mio nemico sono io, il mostro che osservo allo specchio sono io. Per quanto mostruosa e terribile ,questa è una realtà che dobbiamo accettare per poter trovare in noi la bellezza che c’è nell’ altro, radunare i cristalli delle conoscenze di due o più culture diverse e vincere questa mixofobia che infesta le nostre strade, i nostri pensieri, il nostro lessico: tornare a dire “fratello” e non “profugo”, “amico” e non “immigrato”, eliminare il senso dispregiativo dei termini e con orgoglio immigrare noi stessi nell’ altro.

Bellezza su bellezza, contro le tenebre che oscurano quel cielo che vogliono negarci. Da un lato dobbiamo essere lucidi e non stupidamente idealisti, dall’ altro non dobbiamo farci ammaliare dalle sirene spaventose del nichilismo assoluto. Solamente con una “ragione appassionata”, come suggerisce Maria Zambrano, possiamo venire a capo di questo complicato fardello, insinuandoci nelle sue pieghe, sanando le crepe, senza demonizzarle, senza averne paura. Solo con una “ragione appassionata” possiamo liberarci dalla schiavitù di facili sentimentalismi e di partitismi che non giovano a nessuno, soprattutto a chi, questo caos, lo sta subendo.

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