“Chiacchere d’agosto”. La lettera di Salvatore

È arrivata questi giorni una mail diretta a MdC, che abbiamo deciso di pubblicare, senza modifiche. Ci è sembrata, come dire, “breve ma intensa”; capace di uno sguardo ironico – ed amaro al contempo – su quella capacità (tutta italiota?) di far tanto baccano per nulla. Buona lettura a tutti, e continuate a scriverci!

I ragazzini e la droga, i locali e la droga, il sud piagnone, il sud e gli immigrati, gli immigrati e Salvini, Salvini e il Papa, i Marò. C’è stato un tempo in cui il calcio mercato sembrava mettere tutti d’accordo. Il primo agosto entrava in archivio per un mesetto buono il dibattito su qualsiasi tipo di disputa o argomentazione, in favore di trenta giorni all’insegna di un relax fatto di prestiti, cessioni, acquisti e lunghe maratone notturne ascoltando retorici giornalisti sportivi, cercando di combattere il caldo e l’assenza di notizie. Era comodo, facile e non impegnava. Poi si è capito che mentre il popolo andava in vacanza la morale restava desta, che non si può lasciare il mercato editoriale in balia del Corriere dello Sport e la Settimana Enigmistica per un’estate intera, visto che è possibile alimentare la polemica sterile, e pare che nel nostro paese sia sempre stagione di polemica sterile. Così mentre cullavamo il riposo di un agosto formato classico, con i servizi di studio aperto sul caldo, Tg2 Elisir e le istruzioni sull’utilizzo corretto delle bottigliette d’acqua, gli spot sui litorali salentini e il fresco delle valli alpine, ecco che ci ha colpiti con l’irruenza del piovasco estivo la polemica proibizionista. Con la stessa fretta della famiglia in spiaggia colta dal maltempo, non solo abbiamo chiuso gli ombrelloni, ma anche i locali del divertimento, scatenando l’ira di tutta una grande fetta d’intellettuali opinionisti, i dj dei locali per intenderci. Pare che se i ragazzi spendono i soldi al bar, poi non li hanno per la droga, però poi qualcuno ha ipotizzato che la droga si comprasse al bar, e allora la polemica più che sterile si è fatta confusa. Questi locali non producono solo divertimento, ma anche lavoro, lo stesso che in una parte del paese c’è, al sud invece manca. Tant’è che manco il tempo di tirare una bestemmia per la statistica che sono piovuti gli insulti per le lamentele; a chiunque abbia fiatato è stato messo un cappello da asino con su scritto “piagnone” ed è stato messo in castigo vicino alle doccette del lido a guardare gli altri fare il bagno. Alla fine, sempre al sud, sono arrivati altri immigrati, al che la vicenda s’è fatta complicata poiché gli italiani erano in spiaggia e pensavano che quelli nel frattempo avrebbero fatto pulizia degli appartamenti, dimenticando però che sarebbero arrivati dal mare. Poi gli immigrati sono arrivati per davvero e non hanno trovato nessuno sulle spiagge, qualche soccorso al massimo, al che hanno pensato che gli italiani sono tutti razzisti, e in effetti tenevano ragione; poi questa chiacchiera da spiaggia è stata ripresa da Salvini, che poi essendo principalmente una questione morale allora si sono inseriti i cardinali, che ci è finito il Papa in mezzo come le mamme nella migliore tradizione delle offese verbali per strada. Quando ormai siamo al giro di boa di ferragosto ci sono ancora tanti locali da sequestrare, tante statistiche da commentare e tanti sbarchi da contrastare, in un’estate italiana dove il ritmo della polemica è alto come la colonnina del termometro, ma il livello della discussione è sceso ancora una volta sotto il livello del mare.
Salvatore Tancovi.
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