Wilco, Star Wars – la recensione

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La copertina di Star Wars, ultimo album dei Wilco.

Ok, calmi tutti, è uscito pochi giorni fa un nuovo album dei Wilco, gratis, sul loro sito, improvvisamente. Che non stupiscano più questi annunci fulmicotone non cambia la sensazione di stupore e spaesamento: i Wilco, per chi non li conoscesse, sono il gruppo alternative rock statunitense più europeo dei gruppi alternative europei stessi.

Piccolo recap prima di parlare del disco: i Wilco vengono da una storia tribolata con cambi di formazione e una ricerca musicale ancora in corso che ha radici fin dal 1994, anno di nascita del progetto guidato da Mr. Jeff Tweedy.

La svolta vera e propria arriva con Yankee Hotel Foxtrot prodotto in collaborazione con Jim O’Rourke (colui che ha resuscitato i Sonic Youth) ed è citato al terzo posto tra i 100 migliori album del decennio (anni ’90) da Rolling Stone, un capolavoro, messo in streaming quando ancora nessuno sapeva che si potesse fare, quando ancora la paura della “musica gratis” aveva il nome di Napster.

Da lì a A Ghost Is Born il passo è breve: guidati ancora da Jim O’Rourke, i Wilco sfornano un capolavoro di sperimentazione che unisce classicismi alternative folk con un classic rock dal gusto distorto e, talvolta, sghembo, affiancando a suite particolari come Spiders anche splendide ballate come Hummingbird. Sembrano i Beatles in questo disco, spogliati del miticismo del quartetto di Liverpool, umili lavoratori della composizione di piccole perle pop-rock e ricerca sonora che li porta a vincere un Grammy come miglior disco alternative.

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I Wilco al completo con la formazione attuale (al centro Jeff Tweedy).

Dopo questo capolavoro la strada verso uno stile che sia un marchio di fabbrica per il gruppo arriva con Sky Blue Sky che segna anche una stabilità nella formazione del gruppo: capolavoro meno sghembo e sperimentale dei due illustri predecessori ma con spettacolari masterpiece come Either Way ed Impossible Germany. The Whole Love e Wilco (the album) a distanza di 2 anni l’uno dall’altro solidificano lo stile ancor più, rendendo lo stile compositivo del gruppo più snello verso una forma canzone tutta loro che non rinuncia alla classicità pur puntando alla sperimentazione sonora e di ricerca di nuove formule pop.

E questo Star Wars com’è? Beh, al primo ascolto ho avuto la sensazione di quando mangi una pizza con i soliti ingredienti dal miglior pizzaiolo di Napoli: ottima, per carità, ma sempre una pizza è! In realtà è il disco “più americano” del gruppo, nonostante la mano di Jim O’Rourke sia ormai un lontano ricordo. L’apertura di EKG (unminutoesedicisecondi!) e le successive tracce più elettriche ricordano molto da vicino i Sonic Youth, ma l’inframezzo dei brani più acustici spiazza l’ascoltatore riportandolo alla natura dei Wilco, che alla fine dell’ultimo secondo dell’ultima traccia rimane intatta: un gruppo di fenomeni che cercano di scappare da tutti gli inscatolamenti a cuI sono stati sottoposti. Una libertà selvaggia nella composizione e nell’uso della strumentazione classicamente rock ma così anarchicamente messa sottosopra.

Taste the Ceiling è una di quelle perle che aprono l’ascolto dopo il meraviglioso, malinconico trip di You Satellite. More è la perfetta sintesi di ciò che sono i Wilco: una maestosità direttamente da Abbey Road e la spigolosità anni ’90 di distorsioni e crunch per vedere l’effetto che fa. Cold Slope e King of you fanno un’accoppiata vincente, tanto che sembrano quasi un unico brano: Star Wars è anche questo, un disco compatto, diretto, un cubismo dove le figure sono poco definite, pochi ghirigori ma con una profondità dimensionale decisamente d’effetto.

Anche la durata dei brani è decisamente inferiore alla media a cui i Wilco ci hanno abituato: una media di 3 minuti per brano contro i 4 e mezzo dei precedenti dischi, segno che ormai la rotta è chiara e il cielo è limpido, ancora senza stelle per orientarsi, ma non ce n’è davvero bisogno. Star Wars rispetta assolutamente tutti i canoni che un disco dei Wilco, rilasciato gratuitamente da un giorno all’altro sul loro sito, deve avere: ottime canzoni tra il pop e il suono spigoloso dell’alternative rock con quel pollice verde per le grandissime foreste delle ballate romantiche e malinconicamente folk.

Il gruppo al lavoro

Il gruppo al lavoro

Passiamo ai numeri che qua di parole ne sono volate tante: a chi non conosce i Wilco non consiglio assolutamente di partire con questo disco, perché è un disco deciso, con un consolidamento delle intenzioni che tendono a una libertà anarchica che non si sa dove vuole portare; di certo un disco che non ti può fare affezionare a un gruppo. A chi li conosce dico che è semplicemente un nuovo capitolo di una bellissima storia che già conosciamo: Jeff Tweedy ha una mente piratesca che punta ad un orizzonte che si sposta sempre un filo avanti e che ti sconquassa sempre.

In generale Star Wars vale un 7 perfetto e tondo: meno di 7 ai Wilco non si può dare, è una legge universalmente riconosciuta, nonostante si debba tenere conto che è il nono album in studio di un gruppo che ha appena compiuto 20 anni di carriera!
Dimenticavo: la copertina del disco raffigura un gattino, il titolo è Star Wars, due degli argomenti più cliccati in rete, e sulla rete è stato proprio rilasciato. Coincidenze? Chi può dirlo. A presto, capitan Jeff Tweedy, attendiamo la prossima volta che approderai ai nostri porti con nuove e fantastiche avventure!

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