Endoscopic ear surgery: ovvero quando l’Italia primeggia

Ci lamentiamo sempre del nostro paese, di tutto ciò che non funziona e soprattutto di quanto funzionino male gli ospedali e affini. Liste di attesa infinite, diagnosi talvolta imprecise, casi di malasanità, il tutto gonfiato dall’ansiogeno tam tam mediatico attorno ad ogni notizia riguardante malfunzionamenti del mostro servizio sanitario. “Bad news is a good news” si dice spesso tra gli addetti ai lavori. Oggi invece noi vi portiamo una “good news” senza nemmeno un filino di “bad”, per cui se siete amanti della polemica da tastiera , a meno di non tirare in ballo i tormentoni sempreverdi del web, questo articolo non dovreste leggerlo perché, per voi, sarebbe una noia mortale.

sanità maedicina ospedaliSe invece vi interessa sapere che cosa stiamo per raccontavi restate in ascolto. Abbiamo intervistato M., una ragazza di Bologna, che di recente è stata operata con una tecnica totalmente rivoluzionaria che (tenetevi forte) è stata sviluppata proprio in Italia, a Modena, dal dottor Livio Presutti e dal suo team, e di questo bisogna senza dubbio esserne orgogliosi. La tecnica in questione si chiama “Endoscopic ear surgery”, e per capire meglio di che si tratta abbiamo intervistato per voi proprio chi sta lavorando alla messa a punto della nuova tecnica.

Dottor Presutti, cosa è l’Endoscopic Ear Surgery? In cosa si differenzia rispetto alle altre tecniche di operazioni chirugica sull’apparato uditivo?
È un tecnica innovativa per le operazioni chirurgiche  dell’orecchio. Si tratta di una chirurgia mininvasiva, sulla falsariga di ciò che accade in altre parti del corpo, come ad esempio nelle operazioni del ginocchio e di alcune strutture cerebrali. Sino a poco tempo fa non era possibile avere un approccio endoscopico nelle operazioni chirurgiche dell’apparato uditivo, in quanto non eravamo dotati della tecnologia necessaria per poter realizzare simili interventi e tutt’ora siamo tra i primi al mondo a praticare questa tecnica. La tecnica consiste nell’inserire una sonda dotata di una piccola telecamera nell’canale auricolare senza praticare tagli esterni e senza danneggiare organi e tessuti vicini. I vantaggi dell’approccio endoscopico sull’orecchio sono una riduzione della morbilità e sopratutto una maggiore funzionalità dell’intevento, che è molto meno invasivo di qualunque altra tecnica.

Sono richieste attrezzature speciali?
Sì, come dicevo prima la tecnica è particolarmente innovativa. L’ostacolo principale dell’apparato uditivo sono le sue dimensioni. Per poter operare all’interno del canale uditivo abbiamo necessità di una risoluzione video molto elevata, che ci consenta di vedere ogni singolo dettaglio, dato che le ossa dell’orecchio sono estremamente piccole; abbiamo quindi bisogno di un monitor e una telecamera in alta definizione.

Noi abbiamo intervistato M., una sua paziente, che ha benificiato di questo tipo di tecnica. Ci parli di questo specifico caso.
Mi faccia subito precisare che questo è uno dei casi di applicazione più estrema della tecnica endoscopica. L’orecchio infatti è diviso in tre parti: l’orecchio esterno, che è la parte dove si forma il cerume per intenderci, l’orecchio medio, che è il vero e proprio target operatorio dell’approccio endoscopico, e l’orecchio interno, che è l’area più vicina al cervello.

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Nel caso di M., la patologia in questione era un neurinoma benigno, situato nellangolo ponto cerebellare, praticamente una zona di confine tra l’orecchio e il cervello, anzi, il cervelletto per essere precisi. Con un approccio “classico” avremmo dovuto praticare, come si fa in quasi tutte le altre strutture, una craniotomia, praticando una piccola incisione del cranio per poi asportare il neurinoma. Tuttavia, come tutti i neurochirurghi sanno, la craniotomia si porta dietro enormi rischi di effetti indesiderati: oltre al fatto di essere fortemente invasiva, dato che è letteralmente un buco nel cranio, l’intervento è particolarmente lungo e ci possono essere delle conseguenze post-operatorie anche abbastanza gravi, come la paralisi del nervo facciale.

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Endoscopic Ear Surgery. L. Presutti, D. Marchioni.

Con l’approccio endoscopico invece siamo arrivati nella zona di nostro interesse semplicemente passando per il canale uditivo. Mi faccia però fare un secondo distinguo. Non è possibile operare tutti i neurinomi con questo tipo di tecnica. Come ho già detto è un’applicazione estrema, possibile solo per il fatto che la paziente aveva già perso l’udito per via del neurinoma. Arrivare fino all’orecchio interno, infatti, significa perforare la coclea e, di conseguenza, far perdere in maniera irreversibile l’udito alla persona operata. Dunque l’approccio endoscopico in questi casi è applicabile solo se il paziente ha già perso l’udito. Un’ulteriore precisazione riguarda le dimensioni. Non tutti i neurinomi possono essere trattati con questo tipo di approccio, ma solo quelli di una certa dimensione; direi che, ragionevolmente, possono essere considerati operabili con l’endoscopic ear surgery i neurinomi benigni di una grandezza compresa tra 1 e 1,5 cm.

In quali centri italiani è possibile essere operati con questa nuova tecnica?
Per quanto riguarda l’asportazione del neurinoma solo da noi al Policlinico di Modena. Attualmente, sulla nostra scia, hanno iniziato a muoversi centri di Roma, Napoli, Brescia e Verona, dove opera il mio allievo, il dottor Marchioni.

Abbiamo da poco scritto un libro che è uno dei primi riferimenti di letteratura scientifica in materia e tengo personalmente un corso ogni anno, dove l’anno scorso hanno partecipato medici provenienti da 18 paesi diversi. L’interesse attorno alla materia è particolarmente elevato.

Quante persone sono state operate sino ad ora?
Al momento sono state operate 25 persone con la tecnica dell’Endoscopic Ear Surgery e in tutti questi pazienti abbiamo riscontrato sia un netto accorciamento della degenza, sia un miglioramento nel decorso post-operatorio, rispetto alle tecniche sin’ora utilizzate.

La Redazione di MdC ringrazia il dottor Presutti per la cortese disponibilità.

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