Cronenberg: panoramica di un regista frainteso – Pt.1

David Cronenberg. Un nome, una garanzia. Un regista che negli anni ha creato per filo e per segno un mondo personale in cui siamo coinvolti tutti tramite uno stile cinematografico tanto caratteristico che pure nelle scuole si dice “faccio un corto alla Cronenberg”. O “alla David” come dico affettuosamente io. A differenza della maggior parte delle persone, che scopre il suo cinema verso i 16-20 anni, per me David c’è stato quasi sempre, l’ho conosciuto molto (forse troppo) giovane e qualcosa della sua filosofia l’ho sempre individuato in tanti altri film.

david cronenberg - coverup

David Cronenberg

La prima volta che ho visto Videodrome avevo dodici o tredici anni. Fregai il dvd alla biblioteca, “fregai” perchè era ovviamente vietato ai minori e una sera tardi, da sola a casa, me lo guardai. Ora, io mi aspettavo uno shock anafilattico quasi mortale, che da quel che avevo letto in giro era la reazione che quel film otteneva sui poveri esseri umani. Invece, con mia grande sorpresa, fu diverso: lo shock ci fu, come non dirlo, il complemento horror e la trama scabrosa sono d’effetto, ma per me la folgorazione fu maggiore: lo trovai geniale, la scrittura era geniale e, anche fosse stato un libretto dei Piccoli Brividi, quella potenza di messaggio non sarebbe stata sminuita. Questo a dire che Cronenberg è stato frainteso da troppi.

young cronenberg

Cronenberg da giovane

Breve biografia
David Paul Cronenberg nasce a Toronto (Canada) il 15 marzo del ’43 in una famiglia ebraica dalle ideologie progressiste, ma nonostante ciò anni dopo si dichiarerà di sua spontanea volontà ateo, definendo la religione “solo una cosa che aiuta ad evadere dalla realtà della condizione umana”. Mi sono sempre trovata pienamente d’accordo con lui.

All’università studia Lettere, cosa che, ha ammesso, lo ha aiutato a trovare il suo stile e l’ispirazione per la sua scrittura per il cinema attraverso gli autori della Beat Generation come Burroughs ed altri come Nabokov. All’inizio scrive racconti di fantascienza, poi inizia ad approciarsi al cinema realizzando quattro cortometraggi e due primi lungometraggi a bassa distribuzione.

cronenberg e rick baker

Cronenberg e Rick Baker

Nel ’75 scrive il suo primo film consacrante e immortale fondamento del suo cinema: Il demone sotto la pelle, con regolare distribuzione. Il suo cinema si incentra sullo stile che lui stesso ha contribuito a creare, il body horror, e attraverso la modifica del corpo tratta tematiche sociali che spesso si risolvono in una sorta di anarchia e parla della condizione umana e della presa di coscienza di essa.

La prima evoluzione stilistica e tematica arriva quando i suoi film iniziano a trattare sempre di più dei tormenti interiori dei personaggi, quando i drammi e gli eventi scatenanti non provengono più da una situazione estrema esterna che influenza un comportamento, bensì dalla perversione del comportamento stesso. La sua seconda evoluzione tratta principalmente della soggettività della realtà, del dilemma dell’uomo che non distingue più immaginazione o allucinazione dalla realtà e al contempo della fragilità di quest’ultima. Nel 2014 ha scritto il suo primo libro intitolato Divorati, scritto nell’arco di ben otto anni e contenente tutti gli elementi caratteristici dello stile del regista.

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Cronenberg sul set

 Cronenberg, lo scienziato
“I miei film andrebbero visti dal punto di vista della malattia” disse Cronenberg una volta. L’infezione e il morbo sono elementi onnipresenti nei suoi film, spesso come vere e proprie contaminazioni fisiche, come in Videodrome o ne La Mosca, altre volte come perversione psicologica che difatti “contamina” la psiche del protagonista inducendolo ad atti impropri, come in La promessa dell’assassino o Maps to the Stars.

Nei primi film di David Cronenberg utilizzavano già la strategia del body horror ma la mutazione fisica usata come metafora delle difficoltà del personaggio era causata da modifiche esterne, spesso ad opera di scienziati che, contro la volontà del nostro uomo, lo usavano come “cavia”. Più avanti, durante l’epoca d’oro del fenomeno Cronenberg, la mutazione fisica divenne qualcosa che scaturiva dalle interiora del personaggio stesso, causata dalla perversione psichica o da una parte del corpo malformata o malata.

Questo cambiamento rappresentò il passaggio da regista che dirigeva gli eventi a stesso protagonista di tali eventi. All’inizio Cronenberg era lo scienziato, utilizzava la sua arte e i suoi mezzi come rane da vivisezione, sperimenta gli effetti della sua imaginazione. L’evoluzione da scienziato a protagonista ha portato alla diretta interpretazione del regista. Ovvero, un’immedesimazione, “come sarebbe essere nei panni di un uomo qualunque a cui succede quello su cui per me è normale fantasticare?”. La paura dell’esterno e delle minacce degli altri è cambiata nella paura di se stessi, del proprio potere interiore e del totale non controllo che abbiamo, come umani, sul nostro corpo.

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Videodrome

La Mosca, film del 1986, si pone egocentricamente in mezzo: lo scienziato trasforma se stesso nella mutazione data dalla sua perversione mentale. È difficile da scrivere posso immaginare che leggendo non si capisca niente. Semplicemente, se prima il “cattivone” scienziato pazzo era un nemico esterno poi eliminato perchè diventato inutile dal momento che la vera minaccia era diventata quella interiore, ora proprio quel folle scienziato è di nuovo protagonista, ma gli atti orribili e stupendamente resi dagli effetti visivi che compie non sono destinati a un’ipotetica cavia ma a se stesso.

Dominatore e schiavo, aguzzino e vittima, scienziato e cavia, chirurgo e paziente, gli opposti vengono fusi. Il potere superiore e quello inferiore non esistono più, sono raccolti in un’unica persona, Seth Brundle aka Jeff Goldblum. Ora il regista non sperimenta su altri, non indaga su se stesso, sperimenta le proprie follie sulla propria carne. Presuntuoso? Molto, ma altrettanto maestoso.

Seguirà presto la seconda parte.

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