Riflessioni opinabili e considerazioni scientifiche sul consumo di carne

Il consumo di carne è ormai un argomento cult dei dibattiti odierni, specie in quelle discussioni che si sviluppano online, dietro allo scorrere frenetico delle dita sui tasi dei nostri laptop, annoiati forse dalla troppa fortuna di avere avuto le terga di essere nati dalla parte giusta del mondo.

Non è una critica all’argomento in sé, rispettabile, piuttosto all’importanza che gli si dà, spesso eccessiva se paragonata ad altri drammi umani dei nostri giorni, senza voler per questo peccare di benaltrismo, ci mancherebbe. Come ogni argomento cult anche attorno al consumo di carne circolano teorie più o meno bislacche, frutto di un sentito dire, di goffi passaparola, di convinzioni personali, talvolta di disinformazione.

carneUna delle argomentazioni più sfavillanti è “La carne fa male, fa venire il cancro, non dovremmo mangiarla”. Mettiamo subito le cose in chiaro, l’affermazione sopracitata è vera per quasi metà. Ci sono degli studi che hanno dimostrato che il consumo di carne rossa inciderebbe nella formazione di masse tumorali. Fino a qualche tempo fa c’erano dei dubbi in merito, e ce ne sono tutt’ora, sul rapporto di causalità tra consumo di carne rossa e cancro. Un recente studio avrebbe però messo qualche certezza in più in campo, evidenziando come la carne rossa provochi nel corpo umano uno stato di infiammazione cronica. Come? Nella carne rossa è presente in grandi quantità uno zucchero chiamato Neu5Gc, zucchero che sarebbe riconosciuto dal nostro sistema immunitario come agente “estraneo”.  La risposta all’invasione è, appunto, l’infiammazione.

Il problema principale di questo zucchero è che viene trasportato con estrema facilità in tutti i tessuti umani, provocando quindi una reazione infiammatoria generalizzata in tutto il corpo che, a lungo andare, potrebbe favorire l’insorgenza di tumori. La sperimentazione è ancora ferma a cavie di laboratorio, lo studio dovrà essere esteso su campioni umani, anche se è complicato.

Le cavie utilizzate sono infatti state create in laboratorio appositamente sprovviste di Neu5Gc, zucchero diffusissimo nelle specie animali. Nella sperimentazione in laboratorio è stato quindi possibile escludere con certezza qualsiasi altro fattore cancerogeno, cosa che non sarebbe effettivamente possibile in uno studio sugli esseri umani, rischiando quindi di lasciare il dubbio se sia effettivamente questo famigerato Neu5Gc cancerogeno o meno per l’uomo. Un altro aspetto da chiarire è perché questo zucchero non danneggi altre specie carnivore. Evoluzione o semplice conseguenza dell’allungamento della nostra aspettativa di vita? Per ora la scienza non ci dà una risposta.

Tornando al nostro quesito iniziale quindi è necessario fare un distinguo. La carne rossa è effettivamente potenzialmente pericolosa per la salute umana, se consumata continuativamente in grandi quantità. Non lo è però la carne bianca, dunque no, la carne non fa venire in cancro, la carne rossa forse, ma resta da capire come, quando e perché. La cosa più ragionevole in questo momento è limitare il consumo di carne rossa e, comunque, integrarlo con una dieta e uno stile di vita che siano sani.

Sul problema etico del consumo di carne non basterebbe poi un libro. L’obiezione che spesso si muove è che la carne non ci serva, in quanto esistono in natura altri alimenti che hanno potere nutritivo pari o addirittura superiore a quello della carne. Dunque noi umani mangeremmo soltanto per mera abitudine, per pigrizia di non volerci procurare altri generi alimentari magari meno stuzzicanti per il nostro palato o, peggio ancora, per una non meglio precisata crudeltà tipica della nostra specie.

Il problema, ma qui si entra nel campo delle opinioni, è che come esseri umani abbiamo sviluppato un’autocoscienza tale da farci sentire in colpa per il consumo di carne, perché siamo tutti perfettamente consapevoli che dietro la succulenta fiorentina al sangue c’è stata la morte violenta di un altro essere vivente che, esattamente come noi, viveva e, soprattutto, provava emozioni.

Uccello incazzato

Da Umorismo Sottile come un Baobab

Indubbiamente le specie animali provano emozioni ma ciò che sbagliamo noi umani, sotto il peso dei nostri sensi di colpa, è considerare le emozioni animali alla stregua delle nostre, non tanto per quanto riguarda la loro dignità, piuttosto a riguardo della percezione emotiva stessa. Non abbiamo idea di cosa provino le persone attorno a noi, nemmeno quelle che ci sono più intime, come potremmo pretendere di entrare nel cervello e nell’universo emotivo di un cane, di un gatto o piuttosto di un cavallo?

Noi conosciamo le nostre emozioni perché comunichiamo tra di noi, e la nostra esperienza e autocoscienza emotiva si basa quasi esclusivamente sulla condivisione di esperienze simili. Ci raccontiamo i nostri stati d’animo ma sappiamo perfettamente che non tutti viviamo le emozioni allo stesso modo, pur riconoscendo uno sfondo di condivisione comune, che ci permette di dare un nome a ciò che proviamo, per poterlo condividere con i nostri simili. Estendere l’universo emotivo umano su quello animale è presuntuoso, perché un cane e un gatto non saranno in grado di comunicarci cosa provano e se effettivamente provino qualcosa di simile rispetto a ciò che noi immaginiamo che provino. Noi umani siamo sette miliardi e proviamo tutti le emozioni in maniera diversa con differenze enormi, da cultura a cultura e da persona a persona. Come potremmo mai sostenere che siamo certi delle emozioni provate da un animale, di qualsiasi specie lui sia?

Siamo una specie antropocentrica, se si può dire, pensiamo che il mondo naturale giri attorno a noi e ci sentiamo in diritto di dare uno sfondo morale ai meccanismi che regolano gli equilibri naturali. È cruenta la morte di chi è predato? Certamente, la morte è sempre cruenta e crudele, sotto qualunque forma ci appare sempre ingiusta, eppure è inevitabile, è parte integrante della vita stessa.

Bambina vs pony

Da Umorismo Sottile come un Baobab

La crudele natura ha inventato i carnivori perché le risorse vegetali sono limitate, come tutte le cose che ci sono sul nostro pianeta e per sopravvivere le specie animali si devono reinventare, mangiando carne, costruendo allevamenti e piantagioni, oppure arrendersi alla forza altrui e soccombere. È anche vero che gli allevamenti industriali siano vere e proprie fabbriche di morte, dove la prova di forza del genere umano sulle altre specie animali è inutilmente amplificata, ma non per questo si deve passare da un estremo all’altro. Demonizzare il consumo di carne in nome di un principio etico è fuori da ogni logica. La natura non ha un’etica, siamo noi a dargliela, dal nostro punto di vista umano, e spesso di questo non ci rendiamo ben conto. Scegliere deliberatamente una dieta totalmente vegetariana è solo apparentemente “etico” e “animal-friendly”, perché a quel punto per mangiare entreremo in competizione totale con le specie erbivore, che non hanno certo le nostre ruspe e i nostri trattori per potersi opporre all’avanzata della nostra richiesta di cibo veg. Non si ucciderebbero più animali ma a quel punto morirebbero di fame.

Ogni nostro slancio etico verso la natura è in realtà una forma di mero narcisismo, fine a sé stesso e utile nella maggior parte dei casi solo a noi umani; è una specie di legge della giungla borghese, dove meno sangue di teneri animali vediamo, meno ci sentiamo in colpa. Ma il problema di fondo è che si tratta sempre e solo di schifoso istinto di sopravvivenza, solo che dopo migliaia di anni di evoluzione sentiamo la necessità di giustificare la nostra posizione di dominio sul resto del mondo; forse ci giustifichiamo solo per paura del giudizio insindacabile dei meccanismi naturali, come un bambino che accampa scuse per scamparsi le botte dopo aver sfasciato la TV nuova di casa. Temo che madre natura ci si pulirà il culo con le nostre giustificazioni e prima o poi, inevitabilmente, arriverà la nostra ora, dove assieme all’umanità si estinguerà ogni principio etico.

Annunci
2 commenti
  1. In realtà su un punto devo darti torto, quando dici che coltivare non uccide animali, ne uccide eccome, non lascia che muoiano di fame. Sia perché devi sottrargli spazio, sia perché devi preoccuparti di quelli che altrimenti danneggerebbero le culture, come già succede con topi, daini o cinghiali, tanto per dirne qualcuno. C’è uno studio fatto in Australia che valuta proprio l’impatto in termini di animali uccisi delle coltivazioni, questo del professor Mike Archer http://theconversation.com/ordering-the-vegetarian-meal-theres-more-animal-blood-on-your-hands-4659

    Mi piace

    • Ciao Alessandro, grazie per il commento. Credo però di non aver capito la critica. Dove ho scritto che coltivare non uccide gli animali? Il mio ragionamento era una speculazione, una libera riflessione sul fatto che, in un alimentazione umana esclusivamente veg, saremmo in competizione con le stesse specie che vorremmo salvaguardare.
      Non ho aggiunto dei dati scientifici perché semplicemente stavo argomentando una mia opinione ma mi pare che non sia diversa dalle tue argomentazioni, forse quindi sono stato poco chiaro io nel pezzo, se è passato il messaggio “coltivare non uccide animali”, dato che sono convinto dell’esatto opposto (e tu mi citi le prov scientifiche a sostegno).
      Fammi sapere quale è il punto non chiaro 🙂

      Mi piace

Dì la tua!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: