Sul perchè le nazifem mi han rotto il ca**o

Sarà che non ho ancora trovato una donna che sappia cucinare bene quanto me o che sia ordinata anche solo la metà di me. Sarà che le più interessanti amicizie dele mia vita sono state femminili. Sarà che la prima femminista che incontrai nelle mie letture da ragazzino era l’anarchica russa Emma Goldman, altro che Laura Boldrini. E sarà che a me la retorica fa tanta tristezza, perchè se il sonno della ragione genera mostri allora il sonno del pragmatismo genera dogmi.

O sarà semplicemente che, ebbene si, lo ammetto senza vergogna, fin dall’adolescenza ho trovato aberranti i clichè sul cosa doveva essere e cosa dove fare un “ragazzo” per essere definito tale: parlare di masturbazione, giocare a calcio, saper fare i lavori manuali, millantare conquiste inesistenti o sbandierare come trofei quelle rare reali. Sarà che io vedo 7 mld di esseri umani la cui qualità la definisco a prescindere dal fatto che siano froci, negri, uomini, donne, sani, malati, cinesi, arabi, polentoni e sardignoli.

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Una delle immagini della campagna “Woman against feminism”

Ebbene, lo ammetto, il mio odio verso la retorica ammuffita neofem è nato duranti i miei studi in Comunicazione, in una facoltà dove realizzare progetti su quanto la pubblicità sia cattiva e svilisca le donne sembrava un must. Quello che mi son sempre ingenuamente chiesto è “scusate, ma in queste pubblicità cattivone non sono le donne a posare – se non a idearle – consenzientemente ed in cambio di denaro?” Dov’è di preciso il sopruso dell’uomo verso la donna? Mah, mistero della fede. E la fede si sa, rende cechi.

A tal proposito ricordo che una collega realizzò una tesi di laurea su come i giocattoli e le relative pubblicità fossero progettati per perseguire e stimolare i clichè di genere: ai bimbi le macchinine e alle bimbe le bambole o la cucina rosa. “Interessante!” dissi io “hai trattato sia i giochi per bimbi che per bimbe quindi?”. “No, ho parlato solo dei giochi per le bambine” mi fece lei di rimando. Io feci notare che la sua scelta era stata sminuente nel confronto della dignità dei bambini maschi, perchè non di meno loro soffrono questa imposizione, ed alla sua risposta “è stato solo per una questione di spazio” le dissi che invece no, la sua era stata una deliberata scelta sessista. Ebbene si, perchè un certo femminismo ipocrita è di un sessismo da far ribrezzo.

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Siamo chiari e contestualizzimo, io sto parlando di neofem in Italia ed Europa. Di femminismo ce n’è bisogno, e parecchio, in posti dove la donna non può guidare un auto, come in Arabia Saudita, o dove una donna stuprata è vista socialmente come colpevole dello sturpo stesso. Sono quelle le società immonde dove di femminismo ce n’è bisogno a tonnellate. Ed in Europa, perchè qua viviamo, una donna può studiare, fare il lavoro che preferisce se ne è capace, competere a livello sociale quanto un uomo. Magari con diverse armi, chiaro. Perchè “siamo simili ma non uguali”. E questa diversità è oro, non merda!

Io sono diverso, biologicamente (sesso) e culturalmente (genere) da una donna, e rifiuto categoricamente l’idea del “uomini e donne sono uguali”. Perchè se certe neofem credono di “vincere” scimmiottando l’attitudine maschile con gesti tipici del più squallido macismo, come l’aggressività o lo sbandierare la promiscuità sessuale, io credo invece che solo vivendo la propria naturale dignità di genere si possa vincere come antisessiste ed antisessisti. Insieme, e non una barricata contro l’altra.

nezifem femminismoEd invece no, sui social sopratutto, amplificatore dei regurgiti razzisti e damagogici peggiori, sento sempre parlare di violenza degli uomini sulle donne e mai di violenza delle donne sugli uomini, cosa che, statistiche alla mano è praticamente pari a livello di casistiche. Mai una che parli di come tantissimi annunci di lavoro scrivano “carcasi segretariA”, benchè questa discriminazione oltre che immorale sia anche illegale (“Annuncio rivolto a candidati ambosessi, D.Lgs 198/2006”). E nessuno parla mai degli uomini che lavorano e fanno i casalinghi, oppure di tutti gli uomini disgustati dai clichè di genere che ogni giorno devono subire, perchè una donna selettiva riguardo il sesso è una “donna seria” mentre un uomo selettivo verso il sesso è “uno sfigato che non riesce a chiavare”, no? Ovvio.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, pieno di liquame, non acqua, è stata questa serie di immagini “artistiche”, che a definirle arte si dev’essere cechi o culturalmente analfabeti, dove l’ennesima neofem di turno, una designer berlinese, ci offre la sua brillante (e a-ttua-li-ssi-ma!) visione sulla condizione femminile: ossia una povera donna perennemente bistrattata da un uomo mostruoso, dittatoriale e vanesio.

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E allora, mie care nazifem, care Bobbit degli anni ’00, care docenti universitarie radical chic che vivono in un mondo incantato, autoreferenziale e troppo spesso slegato dal vivere quotidiano, io, parafrasando gli After Hours, ve lo dico con affetto: sulle femministe di oggi ci scatarro su.

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7 commenti
  1. Finalmente un’opinione lucida, informata e libera sul tema. Hai centrato il problema di questo neofem 2.0. Complimenti per il blog!

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  2. Paola ha detto:

    Parli di Paesi in cui è necessaria un’ideologia femminista, Paesi in cui una donna stuprata è considerata socialmente causa di ciò che le è accaduto. Questa è l’Italia, fa’ un giro sui social network non solo per scovare affermazioni fatte di donne che sostengano la tua causa.

    Sono d’accordo con te, le donne spesso e volentieri alimentano il pensiero secondo cui un certo tipo di femminismo non solo non è più attuale nella nostra cultura, ma è anch’esso di natura sessista.
    Il femminismo di oggi, o perlomeno quello che mi sento di sostenere, difende le personalità di qualsiasi sesso e genere da discriminazioni di tipo sessista.

    Spero dedicherete maggiore approfondimento all’argomento, così come fate spesso con altri temi.

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    • Baku ha detto:

      Ciao Paola, grazie innanzitutto per il commento. Le cronache di pochi giorni fa (militare stupra 15enne) ci han ricordato che, ahinoi, ancora tanto c’è da lavorare. Gli imbecilli sembra che amino particolarmente il web, e spesso ci “deliziano” con le loro argute disquisizioni. E gli imbecilli del “se l’è cercata” verso la povera vittima erano sia uomini che donne, l’hai notato?

      Ecco, si conferma quindi il punto del mio articolo: è insieme che dobbiamo lottare contro il sessismo, perchè ormai una contrapposizione donna Vs uomo è anacronistica e controproducente. Uniamoci, dico io, che a far barricate su barricate ci si frammenta e basta.

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      • Ciao Baku,

        mi esprimo riguardo a questo articolo sotto questo commento prima di tutto perché mi trovo d’accordo con Paola e seconda cosa perché vorrei commentare ciò che dici nella tua risposta.

        NOTA: utilizzo il maiuscolo in quanto non posso applicare il grassetto nel commento, ma nulla di quanto sotto intende essere urlato 🙂

        Il femminismo di cui mi sembra tu stia parlando non è quello che io mi sento di sostenere.
        Chi esalta un tipo di femminismo che parla in primis o unicamente di contrapposizione di uomini cattivi e donne vittime, non è femminista per me, è, come qualcuno aveva commentato, una versione annacquata, banalizzata, di un femminista.

        Come dice Paola il femminismo è oggi quell’ideologia che chiede di difendere la persona al di là del suo genere e della sua sessualità, che lotta per permettere a tutti di esprimersi pienamente nella propria personalità: maschi sensibili, cuochi non solo stellati ma anche della domenica, o del martedì sera mentre i bambini corrono per la cucina e tua moglie risponde ad una telefonata di lavoro o fa le lavatrici, ragazze d’acciaio che sollevano tonnellate, donne femminili e civettuole ma forti e decise con e senza compagni, persone di tutte le identità di genere e sessuali che non devono per questo partire con vantaggi o svantaggi e per i quali vogliamo ottenere la massima libertà.

        Veniamo al mio commento sul tuo commento XD. Il fatto che il sessismo sia perpetrato sia da uomini che da donne, che moltE scrivano che la quindicenne romana violentata se l’è cercata, vuol solo dire che anche quelle donne hanno interiorizzato l’insegnamento maschilista che cerca la colpa nella vittima prima che, o oltre che, nell’aggressore. Uniti dobbiamo lottare perché le figlie ed i figli di queste donne e di questi uomini fra vent’anni la vedano diversamente, ma questo non vuol dire che il femminismo non sia più prettamente femminile come battaglia.

        Se non è più necessario ed è anzi controproducente viverlo come una contrapposizione e una battaglia fra i sessi, non bisogna dimenticare che esistono differenze nelle esperienze di vita di ognuno dettate dal sesso.

        Se torno a casa da sola la sera alle tre di notte, passando per un quartiere mal frequentato, io come donna ho più probabilità di essere violentata E derubata, tu come uomo se sarai derubato sarai picchiato, meno probabilmente violentato (per quanto pure questo succeda), ed è molto diverso.

        Inoltre io come donna vengo insultata e intimidita da sempre perché uomini di ogni età ed estrazione sociale si sentono in diritto di commentare ad alta voce il mio corpo e la sua forma, si sentono in diritto e a volte in dovere di esprimere la loro posizione di superiorità rispetto a me facendo commenti osceni e proposte indecenti. Mio fratello e mio cugino, questa realtà non l’hanno vissuta.

        Al contrario, i ragazzi e gli uomini sono ancora incoraggiati ad incarnare modelli di forza e a volte questo incoraggiamento sconfina nella violenza. Quelli che fanno i gradassi in discoteca, che non ti lasciano stare anche se minacci di chiamare la polizia o la chiami davvero, quelli che creano danno a me come donna, sono stati a loro volta danneggiati da un’educazione eccessivamente virilizzante che gli ha insegnato che se non ostentano la loro supremazia nei miei confronti, non è certo che si possano dire veri uomini.

        E’ un circolo vizioso, dove all’uomo viene insegnato ancora che deve sopraffare la donna e da questo derivano violenza ed infelicità per entrambi i sessi. ANCORA SI INSEGNA CHE LE CARATTERISTICHE CULTURALMENTE IDENTIFICAT COME FEMINILI (sensibilità, amore per le attività intellettuali, capacità di mediazione e dialogo, desiderio di essere compresi, interesse per la casa, la cucina, l’educazione dei figli, desiderio di sottomettersi in situazioni sessuali) SONO PEGGIORI CHE LE CARATTERISTICHE TRADIZIONALMENTE MASCHILI (forza, desiderio di proteggere gli appartenenti al proprio nucleo o gruppo, predilezione per le materie scietifiche e le loro applicazioni pratiche, desiderio di sottomettere sessualmente).

        Per questo anche in occidente IO HO BISOGNO DEL FEMMINISMO e HO BISOGNO CHE SIA UNA LOTTA VIVA E ONESTA E NON UN MANIFESTO RADICAL CHICH e HO BISOGNO DI CHIAMARLO COSI.

        Perché alle bambine ed alle ragazze non deve più essere fatto credere che loro possiedono caratteristiche intrinseche PEGGIORI di quelle che intrinsecamente possiedono i maschi e i maschi non devono vergognarsi o vivere male perché si identificano in parte o totalmente in qualcosa di tradizionalmente femminile.

        Siamo simili ma non uguali e tu dici che la nostra differenza è oro. La nostra differenza è oro, le nostre caratteristiche come individui, sono oro. Ma la nostra esperienza di vita può essere molto diversa A CAUSA, del fatto di appartenere a due sessi diversi, cosa che non scegliamo, e questa differenza di solito fa schifo.

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  3. cellardoor2806 ha detto:

    Dire che in Europa: “una donna può studiare, fare il lavoro che preferisce se ne è capace, competere a livello sociale quanto un uomo” non è proprio corretto. Condivido alcune idee, ma a mio parere questo articolo contiene un po’ troppa banalizzazione della banalizzazione del femminismo.

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  4. Alyena ha detto:

    Voglio fare una postilla su un altro punto: il maltrattamento degli uomini.

    Sono una donna, una donna che appare energica, diciamo pure “impegnativa”. Sai a me cos’ha rotto il ca**o di tutta questa storia? Le nazifem hanno creato una generazione di uomini nascosti sotto la sottana per paura di essere schiacciati, e che, contestualmente, assumono i connotati del macho per non farsi beccare.
    “Hai voluto la parità dei sessi? E mo il caffè al bar te lo paghi tu. Ah, già che ci sei paga pure il mio”.
    Eh no. Io non l’ho chiesta a nessuno la parità dei sessi. Voglio essere donna, voglio vedere atti di gentilezza gratuita nei miei confronti, come io li pratico in quelli altrui, uomo o donna che sia.
    Voglio uscire con un uomo che, almeno la prima volta, mi paghi il primo giro. Il prossimo lo offro io, non c’è problema. Voglio viaggiare con un uomo che, se è il caso, si offre di portarmi il bagaglio. Poi rifiuto e me lo porto da sola, non c’è problema.
    Voglio parlare con un uomo che mi chieda “come stai?” e che non pensi che, visto che rido sempre, non abbia anche io i miei rodimenti di c**o. Uno che, se lo invito a cena da me, porti da bere. Poi amen se non mi aiuta a sparecchiare. Uno che mi inviti a cena prima che lo faccia io.

    Insomma, tutto questo per dire che questa rabbia delle donne nei confronti degli uomini mi spaventa come se fossi un maschio. Vedo uomini sempre più ingessati che ormai non sanno più come comportarsi, tanto in ogni caso pare che sbaglino.
    Se un giorno avrò dei bambini, a mia figlia regalerò la cucina e le pentole giocattolo, a mio figlio le action figures dei supereroi, perché c’è necessità di ristabilire i ruoli di genere.
    Ho lavorato in contesti misti ed ho sempre visto donne incattivite ed uomini vittime. O, peggio, uomini incattiviti dalle donne incattivite.
    Non voglio donne più forti, voglio uomini più forti e più consapevoli della loro natura.
    Vorrei che le donne si rendessero conto del fatto che stanno prendendo troppa voce in capitolo. Sono loro ad educare i figli maschi e, se hanno creato una generazione di maschi impotenti, si facciano qualche domanda.
    Credo che la donna debba fare un passo indietro e l’uomo un passo in avanti, perché qua l’osmosi non c’è mai stata e mi pare che il vaso che sta traboccando sia quello del lato femminile. Per così dire.

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    • Baku ha detto:

      Ciao Alyena, non sono d’accordo sul discorso del “genere” e dei ruoli. Mi trovi invece d’accordo sul “questa rabbia delle donne nei confronti degli uomini mi spaventa come se fossi un maschio. Vedo uomini sempre più ingessati che ormai non sanno più come comportarsi, tanto in ogni caso pare che sbaglino”. È questo che a me preoccupa: questa rabbia, questo odio che troppo spesso non è stigma verso la condotta maschilista, ma va bensì a stigmatizzare l'”uomo” semplicemente in quanto tale. Ecco, è questa deriva “nazista” che a me fa paura.

      Grazie del commento e continua a seguirci!

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