Progetto Playground: Paese che vai, scuola che trovi

Ebbene sì, come facilmente intuibile, nel mondo ogni popolazione differisce non solo per lingua, cultura e religione, ma anche per l’istruzione. Lo sa bene James Mollison, fotografo inglese di origine keniota, che ha realizzato una serie di 59 fotografie per immortalare il momento della ricreazione nelle scuole di tutto il mondo.

Il progetto si chiama Playground – dà anche il titolo al volume che raccoglie tutte le immagini – ed è costato molta fatica a Mollison, che è stato spesso preso di mira dai bambini, che giocavano con i suoi attrezzi, muovevano il cavalletto della macchina fotografica, lo tempestavano di domande invadenti o gli tiravano pallonate, mentre lui era intento a ritrarli.

mollison

Freretown Community Primary School a Mombasa (Kenya)

James Mollison ha girato ogni angolo di mondo per capire cosa succede nelle scuole di ogni tipo di società. La scuola e, soprattutto, il momento della ricreazione in cortile offrono spunti per una profonda riflessione. Quello che balza subito all’occhio osservando le fotografie è l’enorme divario tra i Paesi ricchi e quelli poveri. Senza alcuno stupore si osservano bambini di pelle nera giocare in mezzo al nulla, sul terreno polveroso di Mombasa (Kenya), oppure bambini asiatici correre sulla terrazza aperta di una scuola di Tokyo con tanto di tetto tecnologico che diffonde musica in sottofondo. Oppure, ancora, bambini che si contano sulle dita di una mano e che giocano sulla terra battuta in una scuola indiana, o una massa sterminata di studenti cinesi che cercano di muoversi in spazi ristretti.

mollison2

Shohei Elementary School a Tokyo

Ogni immagine racconta una storia, così come ognuna di esse cela strane e bizzarre regole che gli allievi delle diverse scuole devono seguire. E ve ne sono molte. Ad esempio, in una scuola statunitense fare le verticali e le ruote è proibito per motivi di sicurezza. In Giappone i voti dei compiti sono resi pubblici a tutti, così che tutti sappiano i voti altrui e venga stimolata la competitività. Nei Paesi scandinavi si è costretti a uscire in cortile anche nelle giornate più gelide e non vengono insegnate più di tre materie al giorno per evitare di sovraccaricare la mente degli alunni. In una scuola del Bhutan, invece, si insegna la materia scolastica della felicità (sì avete capito bene: questo insolito insegnamento nasce dopo una dichiarazione del re, che ha affermato che la felicità della nazione è più importante del PIL).

mollison3

Affiliated Primary School of South China Normal University a Guangzhou (Cina)

Ogni Paese mostra certo numerose contraddizioni, che si riflettono nella scuola e nell’istruzione. Il Giappone, per esempio, che eccelle nella preparazione degli allievi, motiva gli studenti ad ambire a risultati elevati attraverso severe punizioni e spingendo la competizione a livelli sovrumani. Se uno studente viene bocciato o sospeso, l’anno successivo di solito non si ripresenta nella stessa scuola per via della vergogna provata per il fallimento. In India, invece, si registra il più alto tasso di laureati in ingegneria al mondo ma, al contempo, un’elevata percentuale di abbandono scolastico, soprattutto a causa della povertà delle famiglie. Le aule sono così sovraffollate e le risorse limitate che le lezioni si fanno su turni. Abissale poi la differenza tra scuola privata e pubblica (in alcune di queste mancano spesso servizi igienici ed elettricità).

mollison4

Gram Panchayat School a Ludiya (India)

Al contrario dell’India, i Paesi scandinavi sono quelli che registrano il minor tasso di abbandono e alle scuole delle zone povere e periferiche vengono destinate maggiori risorse e i migliori insegnati (inclusi docenti di madrelingua per i bambini immigrati).
Tragica invece la situazione nell’Africa sub-sahariana: l’Unesco ha censito 56 milioni di ragazzi che non portano a termine gli studi. Come prevedibile, le principali cause sono la povertà delle famiglie, la mancanza di strutture scolastiche, il matrimonio prematuro di molte giovani ragazze e l’aids (i ragazzi restano a casa da scuola per provvedere a mantenere la famiglia e curare i parenti contagiati).

Quello che accomuna le fotografie di James Mollison sono i volti sorridenti dei bambini. Con il suo viaggio attorno al mondo ha potuto appurare che ovunque, indipendentemente dalla cultura, ci sono momenti di spensieratezza, paura per le interrogazioni, timori verso i compagni prepotenti, i primi amori innocenti, scherzi e risate. Quello su cui riflettere è invece il fatto che per i bambini dei Paesi maggiormente svantaggiati la scuola è un’ancora di salvezza, uno strumento per sopravvivere a un futuro incerto e di povertà, una possibilità di emancipazione, soprattutto per le bambine. Ricordiamocelo, quando i nostri figli o nipoti piagnucolano perché non hanno voglia di andare a scuola o non hanno l’ultimo modello di zainetto.

 Tutte le fotografie presenti sono tratte dal sito di James Mollison

Annunci
1 commento

Dì la tua!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: