Icsid: ovvero il tribunale al servizio delle multinazionali

ICSID, International Centre for Settlement of Investment Disputes. È uno dei più potenti e sconosciuti tribunali al mondo, al cui confronto persino la potentissima Corte Suprema statunitense assomiglia ad un tribunale di qualche scalcagnata provincia. Nelle aule di questo tribunale, fondato nel 1966 a Washington in seno alla Banca Mondiale, si discutono gli effetti dei Trattati Bilaterali di Investimento (Tbi), che fissano le condizioni per gli investimenti esteri delle imprese dei Paesi firmatari. È in queste sedi che si decidono davvero gli indirizzi politici dei governi, di qualunque colore e grado di democraticità essi siano.

Icsid, il tribunale politico delle multinazionali

Soprattutto negli ultimi venti anni – come denuncia un rapporto del 2012 (“Profiting from Injustice. How law fims, arbitrators and financiers are fuelling an investment arbitration boom” – rapporto del Corporate Europe Observatory) realizzato dal Corporate Europe Observatory, organizzazione non-profit che documenta il ruolo del lobbying delle società private sui decision-makers europei – gli arbitrati internazionali che vengono discussi dalle corti dell’Icsid hanno dato vita ad una vera e propria industria, fatta di potentissimi studi legali (da cui provengono anche i giudici, in un evidente conflitto di interessi) il cui compito è quello di assicurare il diritto al profitto delle imprese private loro clienti, anche a discapito di diritti fondamentali come il diritto alla salute o la tutela dell’ambiente.

Icsid, il tribunale

Nato per tutelare gli investimenti privati, questo tribunale dà un enorme potere alle imprese nei confronti dei governi, che non hanno alcun potere di citazione e, come evidenzia il caso “Vattenfall vs Germania”, devono modificare le proprie leggi per rispettare le sentenze, che dunque rappresentano un vero e proprio potere di pressione politica ed economica in mano agli investitori. Il debito su cui proprio in queste settimane la Grecia si gioca il suo posto nell’Unione Europea è costituito, in parte, anche dalle spese legali per le citazioni davanti all’Icsid subite dal governo di Atene.

Il caso che ha avuto maggior impatto mediatico – soprattutto quando dall’Icsid di Washington si è spostato al Tribunale Penale Internazionale de L’Aja – riguarda lo sversamento di 680.000 barili di greggio e 15.834 milioni di galloni di acqua altamente cancerogena perpetrato tra il 1964 ed il 1990 dalla multinazionale petrolifera Chevron-Texaco nelle province amazzoniche di Orellana e Sucumbios, afferenti all’Ecuador e che nel dicembre 2013 ha visto la condanna della società al pagamento di 9.510 milioni di dollari, il più grande risarcimento per un crimine ambientale mai ottenuto.

Amazzonia devastata dal petrolio, guerra tra Ecuador e Chevron-Texaco

Amazzonia devastata dal petrolio, guerra tra Ecuador e Chevron-Texaco

Ma all’Icsid è raro, se non impossibile, che a vincere siano i governi.
Emblematico del potere di incidenza legislativa di queste corti è il caso “Vattenfall vs Germania” del 2009, un contenzioso da sei miliardi di euro che ha visto il governo tedesco citato in giudizio dalla multinazionale svedese, proprietaria delle centrali nucleari di Brunsbüttel e Krümmel, dopo una serie di proteste della popolazione, preoccupata dal fatto che l’acqua usata per il raffreddamento delle due centrali fosse quella del fiume Elba e dall’impatto ambientale di questa operazione. La corte giudicante ha dato ragione alla società, che ha rinunciato ai sei miliardi di euro, ma ha portato a casa una ben più importante serie di norme non troppo restrittive.

Anche l’Italia si è ritrovata più volte coinvolta in questi processi, sia nel ruolo di querelante che di querelato. Il Congo, il Sud Africa o l’Argentina si sono visti ad esempio citare per tutelare gli interessi dell’Agip, per contrastare il Black Economic Empowerement – la legge creata dal governo di Pretoria per aprire i settori economici alle minoranze escluse durante l’apartheid – o per tutelare gli interessi degli obbligazionisti italiani che avevano investito a Buenos Aires prima della crisi finanziaria che portò al fallimento dell’Argentina nel 2001. Nel febbraio 2014, invece, è stato il ministero per gli Affari Esteri a doversi presentare in aula, convocato dalla società belga Blusun SA in un contenzioso legato all’impianto fotovoltaico di Brindisi, controllato dalla società Eskosol Spa, partnership tra la Blusun e Unicredit.

UnaSUR-8C’è chi dice no.
Alcuni governi dell’America Latina che negli anni sono usciti dal sistema dell’Icsid, nel 2009 hanno presentato il progetto di un tribunale per gli arbitrati internazionali alternativo che, sotto l’ombrello dell’Unione delle Nazioni Sud Americane tuteli i diritti delle popolazioni – come il rispetto dell’ambiente e il diritto alla salute, che non potranno essere oggetto di contenzioso – e non il diritto al profitto delle multinazionali. Per questo dalla stessa UNASUR è stata proposta l’adozione di un Trattato internazionale per sanzionare le multinazionali irrispettose dei diritti umani.

Si darebbe così origine ad un sistema per la risoluzione degli arbitrati internazionali più equo e rispettoso dei diritti umani, ma soprattutto si darebbe vita ad un organismo alternativo ad un sistema di potere che, ad oggi, concede agli studi legali un potere (geo)politico senza precedenti, e ignoto alla maggior parte dell’opinione pubblica mondiale.

Annunci
1 commento

Dì la tua!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: