Stupro a Roma: il benaltrismo di ritorno vi ucciderà

Un militare italiano di 31 anni violenta una quindicenne a Roma. Ecco l’ultima notizia che ha fatto in questi giorni il giro di giornali, TG e social network. Parte l’invettiva: “e se fosse stato immigrato?” e ancora “dove sono le ruspe di Salvini?”, per chiudere con un dov’è la castrazione chimica quando si tratta di un italiano?”. Commenti che provengono di norma dai detrattori di Lega Nord, Fratelli d’Italia, Casapound e Forza Nuova. Sono solo io ad essere infastidito da questo tipo di reazioni?

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Le mie posizioni contrarie alle manipolazioni benaltriste dell’esercito dei salvinisti e melonisti sono chiare, trovo lo sfruttamento strumentale dei fatti un bieco mezzo di captazione e stimolazione dei peggiori sentimenti di pancia delle persone, ma ravvedo lo stesso meccanismo emotivo nelle reazioni di chi ora si scaglia contro quel trentunenne. Nessuna giustificazione, la violenza (se e quando verrà accertata) è da condannare. Ma se è vero che chi s’indigna per le azioni becere di chi critica e demonizza “i crimini degli immigrati” è portatore di principi positivi e propositivi, detentore di senso critico guidato dalla necessità di contestualizzazione del gesto e ricerca delle cause, come mai non si rifà a questo percorso mentale quando si tratta di vicende come queste? Non è forse una forma di benaltrismo essa stessa?

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Lo so, lo so, le azioni dei fomentatori di odio per scopi politici ci stressano a tal punto da porre il nostro equilibrio in serio pericolo. La sensazione di accerchiamento generata da chi sostiene le tesi dell’immigrato criminale è asfissiante, ma non possiamo cedere al fascino del benaltrismo iracondo di ritorno. Potrebbe uccidere il nostro lato umano, o quantomeno resterebbe danneggiato.

Se sia avvenuto lo stupro lo accerterà la magistratura, com’è maturato il comportamento deviato lo attesteranno i professionisti (psicologi, educatori), sul percorso di reintegro nella società metteranno becco gli operatori. A noi rimane mantenere il mondo un posto umano, senza fomentare l’odio e arginando i comportamenti violenti. Il resto lasciamolo ai Salweenie di turno.

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Ne approfitto per segnalare come Facebook, sempre più, stia dando voce ai più bassi pensieri che l’umano possa avere. “Cosa ci facevano delle ragazzine in giro per Roma di notte? Se la sono cercata” e ancora “saranno state vestite da zoccole, se fossero rimaste a casa…“: queste sono le frasi tipo che centinaia di persone hanno riversato nei commenti alla notizia in giro per il web. Di norma queste brutalità venivano dette sboffonchiando in un bar, o buttando una battuta di pessimo gusto al collega. Come Umberto Eco ha perfettamente esposto qualche tempo fa, Facebook da sì voce ahimé a tutti, ma addirittura permette di non subire le reazioni di sdegno di chi ascolta quando vengono pronunciate (e nel caso specifico scritte, addirittura) frasi tanto pregne di violenza e crudeltà.

Chiosando, la nostra attenzione dovrebbe essere diretta alla richiesta di educazione sessuale nelle scuole e negli ambienti aggregativi, anche per adulti, e a progetti di socializzazione e valorizzazione del corpo. La violenza sessuale e i conseguenti commenti sessisti, figli della stessa radice, vanno arginati non con la repressione ma con l’educazione. Le ruspe non ci salveranno, mai.

Photo credits:: Tom Small, Nigsby

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