26 Giugno 2015: Attacco su vasta scala.

Tre attacchi in tre continenti diversi, a quanto pare tutti riconducibili ad organizzazioni legate allo Stato Islamico. Nell’ultimo periodo non si ha memoria di una serie di azioni condotte in così rapida successione ed avvenuti a così grande distanza l’uno dall’altro: una moschea sciita a Kuwait City, un impianto industriale di produzione di gas a Saint-Quentin-Fallavier, vicino Lione e un resort turistico in Tunisia.

kuwait-moscheaIl primo attacco è avvenuto in mattinata presso la moschea sciita di Al-Imam al-Sadeq, durante le preghiere del venerdì nel pieno del mese sacro ai musulmani. Uno tra i fedeli, interrompendo la preghiera, si è alzato in piedi urlando “Allah è grande” e invitando gli altri fedeli ad unirsi al profeta per l’Iftar, il pasto serale che conclude il digiuno durante il mese di Ramadam, per poi farsi esplodere. Un comunicato della “Provincia di Najd”, altrimenti conosciuta come la branca araba saudita di Daesh, ha identificato l’attentatore come Abu Suleiman al-Muwahhid. Il bilancio provvisorio è di 25 morti e 200 feriti. La risposta del governo è stata immediata, con il Ministro dell’Interno che ha immediatamente visitato il luogo dell’esplosione e ha affermato che l’attacco era un maldestro tentativo di minare la stabilità nazionale Kuwaitiana che, a suo dire, non è mai stata così salda.

Il secondo attacco è avvenuto presso l’impianto industriale di produzione di gas della Air Products (fornitrice della Total) situato nei pressi di Lione, più precisamente a Saint-Quentin-Fallavier. In questa occasione l’attacco si è concretizzato in tarda mattinata con uno, forse due attentatori, che hanno sfondato la cancellata dell’impianto con l’auto e hanno diretto il veicolo verso delle bombole di gas, facendone esplodere solo una parte. Un attentatore è stato arrestato e il ministro dell’Interno Cazeneuve lo ha identificato come Yassine Salhi, già noto alle forze dell’ordine e ai servizi d’intelligence francesi per avere avuto diversi contatti con gruppi salafiti nel 2006 e nel 2008. Nei pressi dell’impianto è stato anche rinvenuto il corpo di un uomo e, sulla cancellata, la testa coperta di scritte in arabo. Il legame di quest’ultimo cadavere con Salhi ancora non è chiaro, così come ancora non è chiaro se vi sia un secondo attentatore. Hollande è rientrato subito in patria concludendo la sua partecipazione al vertice europeo in programma in questi giorni a Bruxelles. Il bilancio totale si attesta ad un morto e due feriti.

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Il terzo attacco si è verificato presso l’Hotel Imperial Marhaba a Susa, a Sud di Tunisi. Almeno due uomini, che secondo testimonianze oculari ancora non confermate indossavano uniformi della polizia, si sono introdotti nel resort arrivando dalla spiaggia con un gommone e hanno aperto il fuoco sui turisti. Il bilancio (provvisorio) si attesta a 37 morti e 36 feriti, la maggior parte dei quali sarebbe di origine britannica e irlandese. Successivamente i due attentatori hanno ingaggiato un secondo scontro a fuoco, stavolta contro la polizia, in cui uno dei due ha trovato la morte e l’altro è stato arrestato dopo una fuga terminata ad Akouda. I due terroristi sono originari del governatorato di Kairouan, confinante con Kasserine, che rappresenta per Tunisi l’epicentro dei pericoli jihadisti interni. L’attacco rappresenta un nuovo colpo all’industria turistica della Tunisia, già colpita a Marzo con l’attentato del Bardo.

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Questi tre attacchi sembrano rappresentare un’unica offensiva coordinata su vasta scala, sebbene l’attentato francese abbia tutte le caratteristiche per essere un attentato condotto da lupi solitari. È la prova definitiva che serve una strategia globale che unisca le forze in campo il cui intento è distruggere il terrore. Si rende necessario, infine, trovare una mediazione tra gli interessi collaterali di queste forze, svalutandone l’importanza a fronte di una maggior sicurezza comune.

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