L’ olio di palma e la verità che sta nel mezzo

Fare debunking sulle bufale è un’operazione relativamente semplice. C’è una notizia che racconta qualcosa di falso e c’è una verità accertata dei fatti. Quando invece ci si trova davanti questioni più complesse, misto tra disinformazione e propaganda ideologica, il problema diventa più difficile.

Bacche rosse dalle quali si estrae l'olio di palma

Bacche rosse dalle quali si estrae l’olio di palma

L’olio di palma, argomento tanto di moda di questi ultimi tempi, è certamente una delle questioni più spinose e complesse da affrontare. Da qualunque parte si prenda la propria ricerca si finisce sempre su fonti che sono faziose, pro o contro l’olio di palma. In questo spazio cerchiamo però di fare divulgazione e di far parlare i fatti con fondamento scientifico. Potrebbero essere smentiti, certo, ma la cosa fondamentale per fare un corretto lavoro di divulgazione è partire scevri da ogni condizionamento ideologico sull’argomento che si va ad affrontare.

I principali detrattori di quest’olio, si scagliano contro il suo alto contenuto di grassi saturi, aspetto che lo differenzia da i suoi principali “cugini” vegetali; infatti, la ricchezza di grassi saturi è una peculiarità degli alimenti di origine animale. Ormai è comprovato come una dieta ricca di alimenti che contengano grassi saturi porti, potenzialmente, un rischio maggiore di contrarre malattie cardiovascolari e una maggiore probabilità di diventare obesi.

Gli incendi servono a permettere la conversione delle foreste in piantagioni di palma da olio. Qui, area torbigena recentemente deforestata vicino al villaggio di Tanjung Baru, Indonesia.

Gli incendi servono a permettere la conversione delle foreste in piantagioni di palma da olio. Qui, area torbigena recentemente deforestata vicino al villaggio di Tanjung Baru, Indonesia.

Non è solo questo il problema. Le coltivazioni di olio di palma, a detta di chi vorrebbe boicottarne l’utilizzo industriale, creano enormi disastri a livello ambientale, come deforestazione, coltivazioni intensive che impoveriscono il terreno, la sottrazione di terreni all’agricoltura e via dicendo.

L’altra campana è, ovviamente, chi di olio di palma fa largo uso, ossia le multinazionali del settore alimentare. Sul sito della Nestlè e della Barilla troviamo due vademecum riguardo l’olio di palma, le sue proprietà e il suo impatto ambientale.

In materia di impatto ambientale ovviamente il tutto va inserito nella cornice della comunicazione d’impresa, che deve necessariamente costruire un’immagine complessivamente positiva dell’azienda e, attualmente, dimostrarsi sensibili in materia ambientale è una delle strategie per farlo. Dunque, quando leggiamo le considerazioni di due colossi come Nestlè e Barilla dobbiamo partire dal presupposto che entrambe lo fanno dal loro più che legittimo punto di vista, nell’ottica della salvaguardia della loro reputazione.

Stessa cosa avviene sotto l’aspetto riguardante le proprietà dell’olio di palma, che sono quelle che animano maggiormente la discussione. L’olio di palma fa male o non fa male? Nestlè ci dice di no:

Il consumo di olio di palma non comporta in sé conseguenze negative per la salute. L’olio di palma è un olio vegetale ricco di sostanze nutrienti necessarie per il fabbisogno energetico giornaliero e rappresenta ad esempio una preziosa fonte di beta carotene e vitamina E. Alcuni studi hanno scoperto che i tocoferoli e i tocotrienoli (isomeri della vitamina E) contenuti nell’olio di palma, sono preziosi antiossidanti. Questo olio vegetale poi ha un contenuto leggermente inferiore di grassi saturi rispetto al burro e l’acido palmitico – di cui è essenzialmente composto – si ritrova in moltissimi alimenti, dal latte materno all’olio d’oliva.

Allo stato dell’arte, le raccomandazioni della comunità scientifica sono volte più a limitare la quantità globale di acidi grassi saturi assunti con la dieta, e non danno specifiche raccomandazioni sulla fonte di questi nutrienti, come l’olio di palma. Diversi studi scientifici hanno infatti notevolmente ridimensionato il ruolo negativo degli acidi grassi saturi sull’innalzamento del colesterolo sanguigno; in particolare è stato dimostrato che l’acido palmitico contenuto nell’olio di palma ha un effetto neutrale sul colesterolo sanguigno.

Olio di palma grezzo

Olio di palma grezzo

Di vero c’è che effettivamente l’olio di palma possiede le caratteristiche nutritive elencate di sopra. Quello che la Nestlè omette, sempre in virtù del punto di vista dell’azienda, è che le proprietà virtuose dell’olio di palma si trovano nel prodotto grezzo, quello derivato dalla prima spremitura.

Il prodotto usato per scopi industriali è invece sottoposto ad un processo di raffinazione che lo rende semi-solido, stato del prodotto che consente alle industrie di utilizzarlo per migliorare la consistenza dei prodotti oltre che la loro conservazione.

Come racconta Barilla poi, l’introduzione dell’olio di Palma è dovuto al tentativo di ridurre l’impiego dei grassi idrogenati (le margarine), pericolosi soprattutto per l’alto contenuto di acidi grassi trans, acidi che si sono rivelati dannosi e collegati a malattie dell’apparato cardiocircolatorio. Effettivamente nell’olio di palma non sono presenti grassi idrogenati e, a detta di Barilla & co, è essenzialmente per questo motivo che si è passati ad utilizzare grosse quantità di quest’olio.

La verità però, possiamo dire, sta nel mezzo. È vero che i grassi idrogenati sono stati scoraggiati e che questo può aver favorito l’utilizzo industriale dell’olio di palma; tuttavia è altrettanto vero che l’olio di palma ha una grandissima resa, sotto l’aspetto del prodotto (conservazione, consistenza e gusto inalterato) a un costo bassissimo. Questo motivo ha certamente contribuito ad un’impennata del consumo di olio di palma.

Olio di palma in stato semi-solido.

Olio di palma in stato semi-solido.

Gli studi scientifici citati da Nestlè poi non sono tutti concordi sulla neutralità dei componenti dell’olio di palma. Questo lo spiega bene in un articolo la dottoressa Giovanna Pitotti, nutrizionista, che evidenzia come negli ultimi tempi ci sia stata grande discordanza nel mondo scientifico sulla correlazione tra aumento di colesterolo e consumo di grassi saturi, in particolare dell’acido palmitico, contenuto nell’olio di palma.

Ciò che la dottoressa fa notare è che le ricerche non possono considerare unicamente l’acido palmitico o i grassi saturi in generale, ma devono valutare il loro impatto su diversi tipi di diete, in quanto è l’insieme dell’alimentazione a comporre il puzzle dei rischi per la salute e non il singolo elemento.

Simili sono le considerazioni che possiamo fare dal punto di vista dell’impatto ambientale. Negare che le coltivazioni intensive abbiano un impatto devastante sulle aree dove sono praticate sarebbe ipocrita, tuttavia è quantomeno utopistico pensare che l’olio di palma sia una specie di demonio che, una volta eliminato, riesca a far diventare magicamente sana ed eco-sostenibile l’intera industria alimentare su larga scala.

La verità sta nel mezzo anche in questo caso. Consumare olio di palma in grandi quantità di sicuro causa problemi alla salute esattamente come le deforestazioni ne causano all’ambiente. Ancora una volta quindi è sbagliato considerare un unico elemento, l’olio di palma, senza valutare lo scenario in cui si colloca; non è tanto coltivare olio di palma che è dannoso per l’ambiente, quanto coltivarlo in maniera intensiva, aggredendo boschi e foreste per creare sempre nuovi spazi di terre coltivabili. Non ha senso quindi fare crociate contro una singola azienda o contro un singolo alimento, come nel caso recente della ministra francese contro la nutella. Nella maggior parte dei casi non è un singolo componente a creare problemi alla salute o all’ambiente ma piuttosto la coesistenza di più fattori.Assorted Junk Food

Tuttavia, se per le deforestazioni possono esserci argomentazioni diverse, più o meno negazioniste o più meno ecologiste, pur al netto della realtà dei fatti, nella letteratura scientifica si dovrebbe arrivare ad una verità accertata, tramite studi e sperimentazioni, che ci consenta di poter dire con una certa sicurezza se l’olio di palma faccia male o meno.

Ci sono studi che evidenziano come i grassi saturi aumentino il colesterolo, con tutto ciò che ne consegue, e altri che sembrano dimostrare che invece l’acido palmitico ha un effetto neutro sulla colesterolemia. Per ora quindi sospendiamo il giudizio e usiamo il buonsenso: mangiatele pure le merendine, se volete, ma con moderazione.

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