Etica ed Estetica ai tempi dei CCCP Fedeli alla Linea

“Voglio rifugiarmi sotto il Patto di Varsavia,

con un piano quinquennale, la stabilità”: CCCP Fedeli alla Linea.

Il nome dell’ex gruppo di Giovanni Lindo Ferretti è abbastanza inequivocabile. Dai loro dischi non sentiremo esattamente delle hits estive. Quello che è annoverato come il gruppo alternative rock italiano migliore di sempre ha trattato l'”essere di sinistra” in un certo modo, e arriva qui la pietra di paragone con le altre band, al di là delle qualità strumentali.

cccp1Fra i membri dei CCCP c’era gente di tutti i tipi, dai repubblicani ai neofascisti. Lo stesso Ferretti si è ultimamente dichiarato leghista. Ci interessa? E’ importante tutto questo? No. I CCCP non hanno fatto “i comunisti” perchè lo ritenevano giusto, o comunque se ci credessero veramente o no, non ha importanza. I CCCP hanno fatto “i comunisti” perchè è artisticamente bello. E non bello come un Michelangelo. Bello nel senso di particolare, a volte addirittura disturbante e ridondante come un Munch. Come le liriche di Ferretti.

Questo concetto in filosofia si chiama estetica. Ed è la piccola rivoluzione copernicana della musica italiana: scindere esteriorità e contenuto e privilegiare la prima non è sempre un male, anzi. Solo che, prima del 1985, anno di uscita di Affinità-Divergenze e della CCCP-mania, non ci aveva pensato nessuno. Marlene Kuntz, Ministri, Luci della Centrale Elettrica sono figli e nipoti di quel concetto tanto banale quanto geniale, applicato alla musica.

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I Marlene Kuntz

L’utilizzo dell’“essere di sinistra” senza la scissione etica-estetica porta ad aberrazioni. In arte (jn questo caso nella musica), dire di essere comunisti fa appiattire nell’etica: io sono comunista non perchè è bello, ma perchè è giusto.
Risultato: banalizzazioni stereotipate à la Centri Sociali, come 99 Posse e Banda Bassotti. La musica politicizzata, a meno che tu non sia De Andrè, diventa mero stereotipo, surrogato dell’ideale che sta dietro.

O, ancora peggio, banalizzazioni paraculiste, come Lo Stato Sociale. Sconnesse frasi falso-rivoluzionarie diluite in un mare di melassa. Così prendi sia il target del “radical chic” che quello della studentessa fuori sede.

Obbedire è lecito

Ribellarsi è cortesia

E va bene, dopo tutte queste pippe mentali, prendete esempio almeno dal titolo (solo quello!) del pezzo di sopra de Lo Stato Sociale: la musica non è una cosa seria. Non fatevi indottrinare da essa. Prendetela per quello che è: arte. E divertitevi ad ascoltarla.

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