Io dico no al sesso prematrimoniale e dico sì a valsoia

Il giorno 28 maggio 2015 il programma televisivo AnnoUno ha dato il meglio di sè. Il filo conduttore della serata era  il cattivo utilizzo di internet. Si è discusso sulla necessità di una regolamentazione, quindi una censura dei contenuti, perciò sono stati trattati i seguenti argomenti: la dipendenza da videogames, che mi rifiuto di commentare in quanto è già stata brutalmente criticata (e non a torto) poichè le informazioni date erano errate o comunque non venivano contestualizzate. Successivamente è partito un tristissimo servizio sul cyber bullismo: argomento importante, se fosse trattato con i dovuti modi; e infine il servizio chiave che mi ha fatto riflettere talmente tanto, che ho sentito il bisogno di spenderci alcune parole.

Il servizio finale trattava la sessualità su internet, in particolare voleva essere una critica nei confronti delle ragazzine che per una ricarica si mostrano nude, sexy e ammiccanti in video e foto.

SEXTINGPer valorizzare questa tesi è stata scelta una degna vittima sacrificale: S. A. Se andate a cercare la puntata scoprite il nome e potrete anche cercarla su Facebook. E a mio avviso non è neanche molto bella, ma de gustibus. Questa ragazza passa le giornate di fronte al pc a scattarsi foto ammiccanti e a girare video “sexy” (ma attenzione: mai nuda, perchè lei ci tiene a ribadirlo, diverse volte, che non è una puttana).

Non mi soffermerò neanche sul cattivo gusto della ragazza, sull’inesistenza di cultura – e di congiuntivi (e ricordo in questa sede che il congiuntivo non è una malattia infettiva). Non mi voglio soffermare neanche sul come AnnoUno l’abbia esposta alla carneficina, con questo servizio.

Però a questa ragazza una cosa voglio riconoscerla: senza una laurea al Politecnico e tanta semplicità, è diventata imprenditrice di se stessa. Le sue prestazioni virtual sexy le fruttano 1.000 euro al giorno: le basta ascoltare i suoi “clienti” al telefono, fare un paio di foto al giorno, coltivare la public relation virtuale e la signorina arriva a fine mese. I regalini fioccano, tanto che in uno dei suoi ultimi post su fb, chiede a qualcuno di regalarle un pc.

silvana 2

Un applauso a lei e alla clientela: io mi sto chiedendo cosa sto, ancora, aspettando qui. E quindi? Quindi nulla: se a lei piace e ha trovato la sua strada, che lo faccia. E invece no, signori: perchè la mitica Belen, che era in studio, e poverina ci ha raccontato, fino a due secondi prima, come lei ci abbia fatto il callo alla gente cattiva che la insulta nel web, solo perchè lei è un personaggio pubblico, e di quanto sia dura essere perennemente esposta a critiche. Allora la nostra forte Belen che è sopravvissuta a questo cyber bullismo, in maniera impavida e stoica, con l’espressione di chi ne ha viste tante, tira fuori tutta la sua integrità morale e lo dice: «Ma questa cosa è proprio triste! Non si faaaaa, la ragazza manca di contenuto». Il bue che da del cornuto all’asino, ma qualcun altro precede la mia obiezione.

Infatti arriva lui, l’opinionista giovane, che con una semplicità disarmante tappa quelle labbra gommate con la seguente domanda: «Ma che differenza c’è tra lei che si fa le foto in reggiseno e te? Lei fa delle cose e sa che ha un ritorno economico: non è lo stesso motivo per il quale lo hai fatto anche tu?». Ops. E qui ritorniamo al discorso di prima: come posso io criticare una ragazza che ha imparato, attraverso una delle più grandi agenzie educative, ossia i mezzi di comunicazione di massa, che si è importanti e si ottengono cose mostrando il proprio corpo? Come posso chiedere io, a un’adolescente, di vivere una sessualità vera e non mediata dallo schermo di un computer, fatta di foto osè e pippe telematiche?

Semplicemente non posso, perchè negherei la realtà, perchè il web è solo l’enorme amplificatore di una vita reale in cui si allude, ma non si dice, in cui si mostra ma poi si nega, in cui ci si spoglia con facilità, si dicono i propri segreti più intimi al mondo, ma non ci si conosce veramente. Una realtà in cui non ci si tocca più, non si esce a mangiare fuori, tutti insieme la sera, ma si parla da soli in un gruppo di whatsapp.

Ed è triste vedere ragazzine che si atteggiano a soubrette da rivista patinata, ma che ottengono, al massimo, solo il ruolo di attricetta bruciata, ma è effettivamente l’emulazione dell’unico modello che queste ragazze  possono seguire. Perchè mai si dovrebbe rinunciare a fare scatti mezze nude e ricoperte da brillantini, se chi lo fa ha ottenuto fama, successo e milioni? Perchè mai accontentarsi di inseguire e coltivarsi una relazione, quando si può ottenere una gratificazione istantanea attraverso migliaia di like in pochi secondi?

La risposta  giungerà, inaspettatamente, da un educatore mancato, che si trovava in collegamento in studio quella sera: Rocco Siffredi. rocco-siffredi-attoreInfatti lui ci  ricorda che: «(…) la libertà che internet ci ha dato è una cosa importantissima: internet è bella proprio per la libertà, per ognuno di noi, di esprimersi, di fare quello che vuole (…). Lo dico oramai da sempre, ma da prima di internet, che i limiti sono solo per gli adolescenti che stanno imparando la sessualità attraverso noi (pornostar e personaggi pubblici in genere ndr) ed è sbagliatissimo, molto sbagliato: perchè i genitori, nell’adolescenza, non spiegano nulla, preferiscono che siano gli amici; che poi in realtà i veri insegnanti siamo noi, ed è sbagliatissimo! Perchè io, ogni volta che vado in discoteca, nei locali, serate…ho coppiette di quindici, sedici anni dove la ragazza mi dice “Rocco, ma glielo spieghi tu, al mio fidanzato, che non ci serve che cerca di imitarti, che mi prende, mi tira dai capelli, mi da gli schiaffi…cioè, voglio dire: ma questa roba qui, a me non interessa”.

«E’ questo il problema! È spiegare a questi ragazzi che la pornografia non funge come insegnamento sessuale, questo lo dico da sempre: ci dovrebbe pensare qualcuno che è addetto a creare le leggi, quindi insegnarle a scuola. Perchè oramai un dodicenne, tredicenne, è molto avanti: non bisogna vietare, è inutile vietare. Oramai bisogna assolutamente collegarsi con i ragazzi, entrare nella loro testa, e cercare di spiegargli come si fa (…)».

E se ce lo dice uno che fa porno, io mi chiedo: perchè non la smettiamo di millantare una morale e una virtù che non esistono, perchè non ci basiamo sui bisogni reali, e non la smettiamo di negare un bisogno di educazione alla sessualità e all’affettività sano? Perchè dobbiamo sentire, ancora una volta, appelli come quello del presidente della CEI Angelo Bagnasco che chiede di non fare l’educazione sessuale a scuola? Perchè devono esistere campagne pubblicitarie pseudo terroristiche che ci raccontano di una fantomatica ondata di omosessuali che conquisteranno il mondo?

Qua pare che un bel po’ di gente si sia dimenticata di fare i conti con la propria coscienza per ricordarsi che fare sesso è naturale. L’unica cosa contro natura è vietarlo, ma allo stesso tempo bombardarci di corpi nudi e personaggi che millantano imprese sessuali irraggiungibili.

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